Se passate di qui, lasciate pure un commento. Potrà essere la base di una profonda conoscenza, o una goccia d'acqua che lentamente scorre e se ne va...

martedì 25 ottobre 2011

La bellezza di una vita lenta passata d inseguire i propri sogni...

Ultimamente mi sono messa a cercare l'anime di Aria... E' un manga bellissimo che ho conosciuto tramite una mia amica di penna... Non ho tutti i volumetti, solo il primo, ma ne lessi un bel pò tramite un'altra mia amica... Peccato che la produzione si sia interrotta in italia.
E' un manga diverso perchè non è la classica storia di amore, o di alieni, o del futuro: è semplice e puro, parla dell'amore della protagonista per il suo sogno di diventare undine... Per farlo lascia la terra per trasferirsi su marte, ora reso abitabile e chiamato Acqua, dove è riprodotta la città di Venezia chiamata Neo Venezia... Circondata da diverse isolette di stampo più giapponese... C'è amicizia, ci sono sorrisi, c'è bellzza d'animo e grande profondità... Mi piace moltissimo!
E la prima cosa che ho notato dell'anime è stata l'opening, seguita dalla ending.
Sono favolose, perfetamente adatte a questo tipo di opera.
Leggere e con quel senso di benessere che ti fa sorridere, e allo stesso tempo malinconiche di una malinconia bella, senza rimpianto. La malinconia che deve aver provato Akari ad abbandonare tutto per inseguire il suo sogno.
Ve le posto, perchè meritano veramente.


venerdì 21 ottobre 2011

Sono tornata, Capitolo dieci

Sono tornata, scusate l'assenza. E' un pò così in questo periodo... Università, Lorenzo, raffreddore, i miei... Grazie per i nuovi commenti che ho trovato, vedrò di passare dai nuovi lettori e da quelli vecchi =)
Ecco a voi il nuovo capitolo! =)


Capitolo dieci

Passò un’altra settimana senza che succedesse nulla. Chiara continuava a chiamarmi per parlare del suo periodo di prova, dicendomi come fosse nettamente superiore professionalmente rispetto all’altra ragazza ‘che non aveva niente di meglio da fare che rompere bicchieri e cercare di abbindolare giovani clienti, e non era pure neanche tanto bella’. Lucia stava progettando un week-end da favola con il suo amato Andrea, sfruttando il fatto che i genitori di lei erano tutti e due fuori casa (suo padre per lavoro e sua madre a trovare la nonna). Lei continuava a insistere che sarebbe stato un finesettimana romanticissimo, stava già organizzando una cenetta coi fiocchi, ma io e Chiara eravamo più propense a credere che non si sarebbero trattenuti e alla fine si sarebbero dati ‘alla pazza gioia’, e addio romanticismo.
Quanto a Thomas, non era più stato male. Con il passare dei giorni, l’ombra sul suo viso sbiadiva, e la mia preoccupazione diminuiva di conseguenza. Ma ero ancora confusa. Nessuno aveva più parlato del giorno in cui ero scoppiata a piangere, e da una parte era meglio così, però mi sentivo profondamente agitata. Come potevo fare a confessargli il mio amore? E se poi mi rifiutava?
Non ero esperta in quel campo, e chiedere aiuto alle mie amiche era fuori discussione: avrebbero voluto sapere troppi particolari, che non potevo spiegare. Inoltre, Thomas si comportava come se non fosse successo niente, rideva e scherzava come prima ma non si era più avvicinato a me al punto da toccarmi. O da darmi un bacio sulla fronte. Dal canto mio, sembravo aver esaurito tutto il coraggio. L’istinto che mi guidava era misteriosamente sparito, ma continuavo ad avere una voglia matta di toccargli il viso, di abbracciarlo…
Poi, venerdì pomeriggio, dopo un’estenuante giornata di scuola piena d’interrogazioni, entrando in camera mia vidi Thomas cadere sul mio letto. Era seduto sul bordo, come al solito, che aspettava il mio ritorno dal bagno; ma quando i nostri occhi si erano incrociati aveva perso i sensi.
“No!”, gridai, con tutto il fiato che avevo in gola.
“Thomas! Thomas, mi senti?!?”. Inutile. Non reagiva in nessun modo a nessuna sollecitazione. Con orrore, mi accorsi che sembrava morto.
Per la prima volta in vita mia, gli appoggiai una mano sul cuore.
Non batteva. Mi sentii come se mi fosse mancata la terra sotto i piedi. Il terrore e il dolore dilagarono in me, ma invece di farmi sconfiggere cercai un po’ di lucidità. Non batti, eh? Ti farò battere io, disse una voce da qualche parte in me, e iniziai a fargli la respirazione bocca a bocca.
Fu solo dopo un quarto d’ora che mi arresi. In realtà, non capivo quanto tempo fosse passato, ero persa nella mia stessa mente. Lacrime silenziose iniziarono a rigarmi le guance. E la terribile verità si fece strada in me: Thomas era morto.
Fu peggio di una pugnalata al cuore. Schegge di ghiaccio incandescente mi penetrarono in ogni punto possibile, togliendomi il fiato; gli occhi mi si sbarrarono e caddi con la testa sul suo petto. In me, solo dolore. Passò ancora del tempo, poi una strana consapevolezza si fece strada in me: non avrei più potuto dirgli che lo amavo.
Che stupida che ero stata, a perdermi in preoccupazioni futili, dimenticandomi tutte le altre volte in cui lui era stato male, quando la risposta era così chiara nel mio cuore! Quando il modo per affrontare l’argomento era sempre stato dentro di me. I singhiozzi si fecero strada nella mia gola fino a trovare un’uscita, e sollevando la testa lo guardai dritto in faccia.
Era bellissimo, come sempre. Sembrava dormire. I suoi occhi, scuri come due pozzi senza fondo, erano chiusi. I suoi capelli, neri intensi, sparpagliati intorno alla sua testa; la sua bocca leggermente aperta. L’unico modo per affrontare l’argomento si fece strada in me, salendo dal ventre fino a trovare le mie labbra.
“Ti amo”, sussurrai.