Se passate di qui, lasciate pure un commento. Potrà essere la base di una profonda conoscenza, o una goccia d'acqua che lentamente scorre e se ne va...

venerdì 30 novembre 2012

Ultimo capitolo della mia piccola storia =) Finalmente! XD

Beh... E' finita.
E' finita questa mia storia, la prima che scrissi... Che oggi non riesco neppure più a guardare XD
Ce l'ho fatta! XD ho pubblicato tutti i capitoli, yeah! XD
...
Dai, vi lascio leggere. E vi invito a seguirmi su EFP, dove potete trovare ff mooooolto migliori (non per vantarmi, sicuramente c'è gente che scrive meglio di me, ma penso di essere migliorata in tutto questo tempo. Ecco XD)


Capitolo trentadue

Era passata ormai una settimana da quando era finito tutto. La prima notte a casa mia avevo ancora paura di scorgere Predatori in ogni ombra. Fino alla fine delle vacanze non riuscii a dormire bene, ma presto in me si insinuò la sicurezza che tutto fosse realmente finito, e riconquistai il sonno. Negli ultimi giorni tutto era tornato alla normalità: le preoccupazioni che mi assalivano era totalmente banali, come una verifica per cui ero poco preparata o cosa fare sabato sera con Chiara e Lucia, che era finalmente tornata. La prima la risolsi con ore e ore di studio e la seconda con una serata in discoteca: l’ultima volta in cui mettevo piede in un posto del genere. Mi aveva stancato, forse ero cresciuta troppo nell’ultimo periodo, forse le recenti esperienze mi avevano profondamente cambiato.
Thomas mi aveva chiesto di vederci quel pomeriggio. Nonostante trascorressimo l’intervallo insieme, a scuola, quei dieci minuti non erano sufficienti e sentivo la sua mancanza ogni giorno di più.
Così mi preparai bene. Mi ero persino messa un po’ di trucco, matita e mascara. Per le tre arrivai al parco, e trovai il mio amore seduto sull’altalena ad aspettarmi. Un sorriso illuminante si aprì sul suo volto. Si alzò e mi venne incontro, mi abbracciò forte e mi baciò sulle labbra. Il mio cuore impazzì.
“Ciao amore.” mi disse.
“Ciao.” risposi, ricambiando l’abbraccio.
“Ho una cosa per te.”
“Che cosa?”. Ero curiosa.
Il mio amore prese qualcosa dalla tasca del giubbino. Una sottile catenella d’argento scivolò dalle sue dita, e poi il ciondolo: una pietra, grande come un uovo e blu come lo zaffiro. Thomas aprì il fermaglio e mi mise la Gemma Blu al collo.
“Ma…” iniziai. Thomas mi mise un dito sulle labbra.
“Sssh.” mi disse “Tu l’hai trovata e tu la meriti. Senza i Predatori questa bellissima pietra dai poteri incantati non è altro che una pietra. Un ciondolo, per te.”. Tolse il dito dalle mie labbra e aspettò una mia risposta, guardandomi.
Lo guardai. Il mio cuore, che già batteva veloce, aumentò le pulsazioni ancora di più quando mi concentrai sul suo viso. Sentivo la Gemma Blu fredda, nonostante il mio maglione lo separasse dalla pelle. Gli occhi del mio unico amore, neri come la notte, mi scrutavano ansiosi. Scesi lentamente in quei pozzi e mi ci persi. Con una mano gli afferrai la testa, le mie dita sentivano la seta dei suoi capelli corvini, e la avvicinarono al mio volto. Quel bacio fu passionale, forte e devastante. Per una volta, presi io l’iniziativa.
Quando finì, continuai a guardarlo negli occhi.
“Ti amo.” sussurrai.
“Ti amo anch’io” mi rispose, riprendendo a baciarmi.

venerdì 16 novembre 2012

Penultimo capitoletto

Ho deciso che, dato che sono in periodo esami e non posso aggiornare il blog con post fantasiosi, finirò di postare questa storia u.u
Credo di essere maturata come scrittrice durante tutto questo tempo. Mi rendo conto di come questa storia sia ampiamente... 'Acerba', anche brutta volendo... Però è stata la mia prima, e ci sono affezionata =) quindi ve la sorbite ancora per un po' XD in realtà ancora per un altro capitolo dopo questo, perché poi sarà finita...
Buona lettura! =D


Capitolo trentuno

L’eccitazione iniziale per quella bizzarra avventura non era scemata in questi quattro giorni di clausura forzata con Thomas, ma iniziava a palesarsi anche la preoccupazione. Fra pochi giorni sarei dovuta tornare a scuola: e allora? Cosa avremmo potuto fare? Sarei dovuta tornare a casa e vivere nel terrore che mi venissero a prendere nel cuore della notte. Fuggire con Thomas e Alessandro non sarebbe stata una buona idea: i miei genitori avrebbero denunciato la mia scomparsa e sarebbero partite le ricerche.
Anche il mio ragazzo era nervoso all’idea che sarei stata di nuovo vulnerabile agli attacchi dei Predatori: non diceva una parola ma una ruga di preoccupazione gli solcava la fronte. Cercai di lisciarla con le dita quando mi svegliai, dopo il pisolino pomeridiano, e lo trovai ad osservarmi.
“Va tutto bene.” gli dissi.
In quel momento entrò Alessandro, sconvolto.
“Presto. Venite giù.”.
Ci alzammo di scatto e corremmo giù per le scale. La tv era accesa su un’edizione straordinaria del tg. Con orrore sempre crescente appresi che una sorta di epidemia sconosciuta stava uccidendo moltissime persone nella zona. Gli ospedali erano i primi colpiti, i pazienti morivano indipendentemente dalle loro condizioni: entravano con mal di testa, mal di stomaco, una gamba rotta, e non uscivano più, morendo fra le braccia di parenti e amici prima ancora di poter essere visitati. Poi le case di riposo e gli ospizi: gli anziani, molti dei quali in perfetta salute o con piccoli acciacchi normali per gente della loro età, senza malattie o patologie gravi, non si alzavano più dal letto. E poi le case, case private, dove nonni e zii e qualsiasi persona oltre una certa età, perfettamente in salute, stava morendo. Alcuni, sottolineava il notiziario, cadevano ‘semplicemente’ in coma: ma non si sapeva spiegare questa distinzione. I medici e i volontari di ospedali e case di riposo erano nel panico, e anche la gente comune, ora che la notizia era stata diffusa. Sembrava che un semplice raffreddore potesse scatenare il misterioso ‘virus’, e che chi era ammalato o si stava ammalando non avrebbe superato la notte. Neppure le autorità sapevano che fare.
“Stanno impazzendo. Probabilmente sono molto vicini al loro obiettivo, e non badano a restare nell’ombra. E, in ogni caso, nessuno a parte noi sa cosa sta succedendo.”. Alessandro prese il telefono e iniziò a chiamare gli altri.
Io girai la testa verso Thomas e vidi nei suoi occhi lo stesso terrore che c’era nei miei. Soffocando un gemito corsi su per le scale, a recuperare la pila portachiavi e il giubbotto, senza un’idea precisa in testa. Thomas mi seguiva e prese anche lui giubbotto e pila. Tornammo da basso e cercammo di uscire. Alessandro ci fermò: “Cosa credete di fare?!?”
“Qualsiasi cosa.” rispose Thomas, e lo spinse per uscire, tenendomi per mano. Corremmo a perdifiato senza avere una meta. Il cellulare di Thomas squillò e lui rispose. Sconvolta, mentre correvo e non sapevo dove andare – non pensavo nemmeno al fatto che i miei potessero vedermi e scoprire la bugia, che avrei potuto incontrare Chiara o Lucia o Andrea o qualsiasi altra persona che mi conosceva – capii che parlava con Roberto e che si erano messi d’accordo per vedersi al parco. Ora avevamo una meta, ma la mia mente continuava ad essere in subbuglio.
Mentre svoltavamo per attraversare una piccola piazza ed entrare nel parco, dall’altra parte della strada, ci bloccammo davanti ad uno scenario incredibile. C’erano decine, centinaia di Predatori. Nessuno ci guardava: erano tutti concentrati sui dieci che, al centro della piazza, tendevano le mani verso l’alto e pronunciavano una sorta di formula in una lingua sconosciuta. Gli altri, che erano a distanza, si tenevano per mano. Esattamente al centro della piazza, e al centro del circolo dei Predatori, si stava formando una sorta di globo luminoso, della stessa sfumatura azzurra delle nostre anime di Difensori.
Thomas mi guardò, sempre più terrorizzato. “Scappa” sussurrò, implorandomi “Scappa prima che si accorgano si noi! Salvati!”
“Non essere ridicolo.” dissi, stranamente lucida. La situazione era troppo assurda per poter essere vera “Io sono dove sei tu. Senza di te, non vado da nessuna parte.”.
In quel momento sentimmo correre qualcuno verso di noi. Erano Roberto, Lorenzo ed Erica. Si fermarono, sconvolti come noi di fronte alla scena. Eravamo ipnotizzati, e il globo azzurro al centro della piazza si faceva sempre più grande. Nessuno ci prestava attenzione. Ad un certo punto i dieci Predatori al centro lanciarono un grido disumano, che spezzò l’armonia della litania. L’incantesimo si dissolse in un secondo e noi tornammo a guardarci terrorizzati. Nel globo azzurro si aprì una breccia, sempre più grande, bianca sullo sfondo azzurro. Alessandro ci raggiunse di corsa, spaventandoci. Guardò un attimo la scena, poi disse: “La gemma blu! E’ là dentro!”.
Senza neanche capire quello che aveva detto, senza pensare, i miei piedi scattarono. Dopo un secondo pure gli altri si fiondarono verso la breccia. Ci saltai dentro, urlando: “Dobbiamo trovarla prima di loro!”. Non seppi se gli altri mi avevano sentito, non ero neppure sicura di aver pronunciato la frase. Eravamo completamente immersi nella luce, nel bianco, circondati da Predatori che non si curavano minimamente di noi ma gettavano le mani avanti, scavando nella luce, cercando…
I miei occhi iniziarono a lacrimare, non vedevo niente, ero accecata, e il bianco divenne quasi nero. Mi sforzai anch’io di gettare le braccia avanti, di scavare nella luce: era come entrare con le mani e con il corpo nel pongo. Non riuscivo a sentirmi respirare, soffocavo mentre il pongo di luce mi entrava nel naso, ma non importava: l’aria entrava lo stesso in me, e io mi sforzavo di andare avanti, senza vedere né sentire né capire niente. Dopo alcuni momenti che parvero un’infinità, le mie dita trovarono qualcosa di duro, freddo. La mia mano, sfiorata da altre mille mani appartenenti a dei Predatori, che stranamente riuscivo a sentire, si strinse sulla pietra, e capii che ce l’avevo fatta.
“L’ho trovata!” urlai senza voce, cercando di tornare indietro in quell’ammasso di corpi di Predatori che premevano per andare avanti, tendendosi verso la luce, continuando a cercare, senza sapere che la cosa che più bramavano era già stata trovata…
Una mano mi afferrò il polso, non vedevo nulla e mi spaventai, mi sentii strattonare e non seppi opporre resistenza mentre venivo riportata sempre più indietro. Non sapevo se chi mi tirava era amico o nemico, se teneva alla mia vita o alla pietra che stringevo sempre più forte nella mano. Ad un certo punto, nell’oscurità scesa sui miei occhi vidi un qualcosa di diverso, un buio più intenso, e poco dopo sentii il freddo cemento della piazza sulle ginocchia. Chiusi automaticamente gli occhi, sopraffatta dal dolore, e vomitai. Sentii qualcosa cambiare dietro di me, così mi girai e aprii uno spiraglio nei miei occhi, giusto in tempo per vedere il globo azzurro rimpicciolire sempre più, sempre di più, fino a sparire. Poi chiusi gli occhi e svenni, percependo solo vagamente le braccia che mi stringevano lievi prima di sprofondare nell’incoscienza.

Mi svegliai sul morbido. L’odore del cuscino su cui poggiavo la faccia mi fece capire che ero a casa di Thomas. Provai ad aprire gli occhi e la mia testa esplode, la mia vista distinse solo contorni confusi e si riempì di puntini rossi. Li richiusi immediatamente.
“Amore, stai calma. E’ tutto finito.”.
“Non aprire gli occhi. Sei rimasta abbagliata, ci vorrà tempo prima che la tua vista ritorni. Lo stesso vale per Erica e Roberto. Statevene buoni.” aggiunse Alessandro.
A tentoni cercai di sedermi. Qualcuno – ero sicura che fosse il mio amore – mi aiutò.
“Cos’è successo?” chiesi, e sentii un sapore sgradevole in bocca. Mi venne in mente che avevo vomitato e feci una smorfia.
“I Predatori stavano accumulando l’energia per aprire il portale che li avrebbe condotti alla Gemma Blu. Non so come mai sia precipitato tutto così in fretta, proprio oggi, ma ora è tutto finito. Siete arrivati, avete assistito alla cerimonia di apertura del portale. Vi ho raggiunti appena in tempo, sono stato un po’ a girovagare senza trovarvi. Il portale si è aperto, non avevo tempo per spiegarvi cos’era, ma avete capito lo stesso. Giulia, Erica e Roberto sono entrati, mentre sono riuscito a trattenere solo Lorenzo e mio nipote. Sapevo che era pericolosissimo entrare, la vista ne sarebbe stata compromessa, e il portale poteva cedere da un momento all’altro. Ho convinto Thomas e Lorenzo che la cosa migliore era cercare di riportarvi fuori sani e salvi. Abbiamo formato una catena e, con gli occhi chiusi, Lorenzo, che era all’estremità, è entrato a cercarvi. In quella strana dimensione i Predatori erano corporei, ma incompleti: la differenza fra loro e gli esseri umani era abissale, almeno stando a sentire Lorenzo. Ha portato fuori Erica e Roberto, ma non riusciva a trovare Giulia. Dopo parecchi minuti, nei quali ho temuto il peggio perché il portale si stava contraendo per richiudersi, l’ha trovata. Vi abbiamo tirato fuori. E il portale si è richiuso, con tutti i Predatori all’interno. Poi vi abbiamo portato a casa.”.
“I Predatori… Sono scomparsi?” chiese Erica.
“Non lo so. Non so che dimensione fosse. Non posso dire se sono morti o prigionieri, o se hanno trovato un nuovo mondo. Di certo non sono più qui.”.
“La pietra…” iniziai.
“L’hai trovata.” concluse Thomas “Te l’ho presa dalle mani mentre ti portavamo a casa. I Predatori non potranno più tornare, non senza quella. Hai fatto quello che dovevi amore.”.
“Ma le persone che sono morte ed entrate in coma… Cioè, adesso che succederà?” chiese qualcuno, mi sembrava Roberto.
“Ormai per loro non c’è più niente da fare.”. La voce di Alessandro si spezzò.
Per alcuni minuti non ci fu altro che silenzio. Thomas mi aveva appoggiata a lui, carezzandomi piano. Poi qualcuno si alzò e si mosse. Non sapevo chi era o cosa stesse facendo, ma mi sforzai di non guardare. Un crepitio mi avvertì che era stato acceso il fuoco. Dietro le mie palpebre chiuse iniziai a vedere le ombre del riflesso delle fiamme, ma non mi fecero male. Uno strano sollievo mi pervase: i Predatori non erano più una minaccia, erano scomparsi, ero libera di tornare a casa, l’incubo era finito. Nello stesso momento, anche lo sconforto mi prese: tutta quella gente che era morta… Per niente… Lacrime silenziose scendevano sulle mie guance, mentre sentivo che il mio amore le asciugava con la punta delle dita e mi sfiorava i capelli con le labbra.
Ad un certo punto mi addormentai.
Il giorno dopo mi svegliai. Prima di aprire gli occhi mi ricordai di ciò che era successo, e decisi di andarci cauta: sollevai di un millesimo le palpebre e vidi un po’ di luce. Siccome gli occhi non mi facevano male, e neppure la testa, decisi che potevo rischiare di più e li aprii del tutto. Il salotto di Thomas era fiocamente illuminato dal fuoco nel camino. Mi trovavo ancora appoggiata a Thomas, che era sveglio. Sul divano con noi c’erano anche Lorenzo ed Erica, e sulle due poltrone Roberto e Alessandro.
“Stai bene?” mi chiese il mio amore.
“Sì.” risposi. In bocca sentivo un saporaccio che mi fece quasi venire la nausea: oltre al vomito di ieri avevo delle ore si sonno che avevano contribuito a peggiorare incredibilmente l’alito.
“Allora credo che sia meglio far finta di tornare dalla montagna.”.
Ci pensai un attimo.
“Mi sa che hai ragione.”.
Poi, siccome non sopportavo più il mio alito, mi alzai per andare a lavarmi e a preparare le finte valigie.

domenica 11 novembre 2012

Nuovo capitolo della mia storia - ci avviciniamo alla fine

E' da un po' che non aggiorno la mia storia, quindi ecco qui u.u
Nel frattempo, sappiate che mi sta balenando per la mente un'altra idea per un'altra originale (sovrannaturale, ovviamente). Sarà - spero - scritta molto meglio di questa. E, forse, se mi riesce bene, vorrei provare a farci un libro. Seriamente, s'intende.
Bando alle ciance, vado a scrivere e ad ideare gli intermezzi che mi mancano per la prossima storia! XD
Vi lascio il capitolo e vi comunico che ne mancano due per finire. So che non è il massimo come storia, anche per come è scritta... Ma è la prima che ho finito del tutto, e ci sono affezionata <3 se non avessi iniziato a pubblicarla, forse ora non sarei ad essere quella che sono... tramite questa storia, infatti, sono approdata su EFP e ho scritto fan fiction, allenandomi con la scrittura, e ho conosciuto persone fantastiche... Ma ora la smetto, giuro XD
Buona lettura! =D


Capitolo trenta

Mi svegliai con un forte dolore al collo e alla schiena, scoprendo di aver dormito storta sul pavimento, vicino al braccio del mio ragazzo. Alzai la testa e vidi Lorenzo sbadigliare da una poltrona.
“Siete tutti interi?” chiese Erica, con gli occhi gonfi di sonno.
“Credo proprio di s-s-s-sì” sbadigliò Thomas.
“Vi va un caffè?” dissi, guardandomi attorno. Il pavimento era pieno di palloncini, scoppiati o meno, e coriandoli che avevo trovato il giorno prima in soffitta, abbandonati. Il tavolo era inguardabile, pieno di bicchieri, bottiglie e resti di cibo. Poi il mio sguardo si soffermò sull’orologio, che segnava le dieci e dieci. Mi alzai e mi avviai in cucina, senza attendere una risposta. Misi su il caffè cercando di ignorare il contenuto del lavello, maledicendomi mentalmente per l’idea di fare la pasta al salmone. Mentre aspettavo il caffè arrivò Thomas, che iniziò a lavare i piatti, ed Erica, che sistemò un po’ il tavolo. L’aiutai riponendo le cose al posto giusto. Quando la colazione fu pronta si alzarono anche Chiara e Roberto, e poi aiutarono tutti a sistemare. Per le undici e mezza la casa era apposto.
“E adesso?” chiese Chiara “Che si fa?”.
“Non ne ho la minima idea. Ma non ho voglia di cucinare per il pranzo, non adesso che abbiamo appena finito di pulire tutto.”.
“Che ne dite se io e Chiara ci prendessimo qualche pizzetta e ce ne andassimo da soli a festeggiare?” propose Roberto.
“Fate pure.” disse Lorenzo “Anche io ed Erica ce ne andiamo, ok?”
“Ok.” risposi. Così ci salutammo tutti e restammo solo io e Thomas a casa mia. Lo guardai e capii che era preoccupato per suo nonno. Stavo per chiedergli se andavamo a casa sua, quando una strana fiamma brillò dietro ai suoi occhi e mi baciò, quasi con furia.
“Ero terrorizzato.” mi disse “Perché ieri avrebbero potuto prenderti, ed io sarei rimasto solo. Solo! Non dobbiamo più permettergli che questo accada. Ora è giorno, ma ormai sanno che questa, molto probabilmente, è la casa di uno di noi. Tu stanotte vieni con me. Ci inventeremo qualsiasi cosa: una vacanza in montagna programmata all’ultimo minuto. E non usciremo più da casa mia finché non si sarà risolto tutto.”.
“Ma… I miei genitori…”
“Non corrono alcun rischio.” m’interruppe “Vogliono solo noi. E’ stato un attentato, quello di ieri. Non cercavano energia, cercavano noi, in modo da eliminarci ed impedirci di fare quello che stiamo facendo: mettergli i bastoni fra le ruote.”.
Poi non ci fu più tempo di parlare. Le sue labbra ritrovarono le mie, e mi prese in braccio. Mi portò su, in camera mia, e mi adagiò sul letto con delicatezza. Si scostò dal mio viso per un istante, e vidi di nuovo il fuoco nei suoi occhi. Facemmo di nuovo l’amore, quasi con urgenza, come se fosse l’ultima occasione di stare da soli.
Poi, chiamai i miei genitori. Raccontai che uno zio di Thomas ci aveva invitato a passare alcuni giorni in montagna da loro, assieme a suo nonno, e che saremmo tornati prima del rientro a scuola. Assicurai loro che mi sarei portata tutti i compiti e che avrei fatto la brava. Thomas aveva appena chiamato suo nonno – scoprendo con sua fortuna che nessun Predatore l’aveva attaccato – e così potemmo concordare il piano anche con lui: dissi a mia madre che una volta tornati, quel pomeriggio, potevano passare a casa del mio ragazzo per chiedere i dettagli e ricevere le dovute rassicurazioni direttamente da Alessandro.
Preparai così la valigia, presi i compiti – con mio enorme disappunto – e mi preparai mentalmente a passare dei giorni rinchiusa in casa di Thomas. Ero con lui, quindi la prigionia forzata non mi sarebbe pesata. Prima di uscire chiamai Chiara e scrissi un messaggio a Lucia, raccontando la scusa della montagna anche a loro. Detestavo mentire, sia a loro che ai miei genitori, ma era l’unica soluzione.
Alessandro ci venne a prendere e andai a casa del mio ragazzo. Thomas mi accarezzò il braccio, percependo la mia tensione e cercando di alleviarla; intanto raccontava a suo nonno cosa era successo a casa mia. Trovammo Lorenzo ed Erica ad aspettarci a casa di Thomas. Insieme concordarono che era meglio per la nostra – soprattutto mia – sicurezza che me ne fossi andata da casa, pur dovendo mentire. Nel pomeriggio passarono i miei genitori, che si sentirono rassicurati da Alessandro, e li salutati con finti baci ed abbracci. Una volta andati mi feci una doccia e mi cambiai i vestiti. Andai in camera di Thomas e per farmi passare il nervosismo improvviso cercai di concentrarmi sui compiti, con il mio ragazzo che mi abbracciava. Alla fine mi arresi e cedetti alle coccole sul letto.
Alessandro uscì per fare la spesa: visto che dovevamo fingere di essere via, bisognava fare scorta di beni essenziali. Quando tornò mise la macchina in garage e lo chiuse, per non farla vedere dalla strada. Thomas si alzò per chiudere tutte le persiane della casa mentre io aiutavo suo nonno a mettere via la spesa. La casa piombò nel buio e per un istante – prima che Alessandro accese la luce – tremai di paura pensando al blackout. Cenammo con una bistecca, poi mi misi a guardare un po’ di tv sdraiata accanto a Thomas, senza seguire realmente il programma. Sentivo il profumo del mio ragazzo e il calore della sua pelle sulla mia, e tanto bastava perché il mio cuore accelerasse.
All’improvviso pensai che per un numero non ben definito di giorni avrei vissuto con Thomas, e avrei dormito con lui per un altrettanto numero di notti. Sarebbe stato come vivere insieme: certo, c’era anche Alessandro, ma era molto discreto e la casa era grande. Il  cuore continuò a battere sempre più forte e mi girai verso il mio ragazzo, stringendolo.
“Che c’è?” mi chiese, restituendo l’abbraccio. Mi diede un lieve bacio sui capelli.
“Sarà come vivere insieme.” dissi.
“E’ l’unica cosa positiva di tutta questa storia vero?”
“Se ci penso non vedo neppure quelle negative.”
Thomas ridacchiò e continuò a stringermi.
Mi preparai a passare una fantastica notte fra le braccia del mio amore.

venerdì 2 novembre 2012

Non sono sparita! E significato di 'Mitsuki' =)

Eccomi, eccomi!
Sto ancora aggiornando il blog (ho inserito alcune altre fan fiction che ho scritto XD me ne mancano davvero poche, ma sono tanti capitoli quindi... =..=) e nel frattempo ricordo il mio profilo EFP, così magari qualcuno si fa un giretto lì anche se non ha mai visto le altre due pagine: Mitsuki91
Nel contempo ricordo anche il mio profilo facebook, dai: Mitsuki Efp
E pure quello di twitter, che ho resuscitato da poco: Mitsuki91
Come potete notare, sono Mitsuki ovunque XD se cercate 'Mitsuki' su google è probabile che vi venga fuori io, in posti anche come forumfree, forumcommunity ecc XD non ho mai cambiato nick, pensate! XD mi ci sono troppo affezionata =)
E adesso mi chiederete: e da dove salta fuori questo 'Mitsuki'?
Beh, semplice, dal manga 'Full Moon Wo Sagashite' della fantastica Arina Tanemura *--* è stato il mio secondo manga in assoluto, e il primo che ho portato nel cuore *--*
La storia è quella di Mitsuki Koyama, una dodicenne affetta da cancro alla gola il cui sogno è quello di diventare una cantante. Dietro a questo, però, c'è tutta una storia d'amore e di vita complicata: infatti Mitsuki è innamorata di Eichi Sakurai, un suo compagno di orfanotrofio a cui non è riuscita a dichiararsi (nel momento di partire lui le disse: "Facciamo in modo che quando ci rivedremo saremo entrambi più vicini alla realizzazione dei nostri sogni: io sarò un astronomo e tu una cantante."); è orfana e dopo un periodo passato appunto in un istituto viene adottata dalla nonna; a complicare le cose... Un giorno le appaiono due Shinigami, ovvero messaggeri di morte, che le annunciano che le rimane un solo anno di vita.
Mitsuki allora decide di puntare il tutto per tutto per diventare una cantante in quell'anno, realizzando il suo sogno e rincontrando Eichi... Takuto, uno dei messaggeri, le darà una mano trasformandola in una sedicenne senza problemi (senza cancro, quindi) e standole vicino nel suo percorso.
Ovviamente non tutto è come sembra e fra messaggeri di morte che mettono i bastoni fra le ruote, passati che ritornano a galla, una specie di profezia e un grande segreto... Mitsuki troverà l'amore?
Non voglio svelarvi molto e rovinarvi la sorpresa... Ma il manga merita, merita davvero, sia per la storia (forse un po' triste) sia per i disegni. Arina Tanemura è un'artista fantastica, disegnatrice di shojo molto particolareggiati e con personaggi dai grandi occhi, le cui trame non sono mai banali e molto spesso sovrannaturali.
Esiste anche una versione anime della storia, che differisce in un punto dal manga (un punto fondamentale, ma l'autrice stessa ha dichiarato di non sapere quale versione usare e alla fine ne ha usata una nel manga e una nell'anime, entrambe comunque sono molto toccanti... Forse l'anime lo è addirittura di più) e nel finale; e che merita davvero, anche per via delle canzoni stupende per le quali non possiamo far altro che ringraziare i 'Changin' my life'.
Vi faccio una breve lista dei personaggi:
_ Mitsuki Koyama: la protagonista, affetta da un tumore alla gola il cui sogno è quello di diventare cantante. Orfana, vive con la nonna e grazie ai poteri di Takuto è in grado di trasformarsi in una sedicenne senza tumore:
_ Full Moon: il nome da cantante di Mitsuki, ovvero la Mitsuki stessa sedicenne;
_ Eichi Sakurai: il primo grande amore di Mitsuki, orfano come lei, conosciuto in orfanotrofio e adottato poi da una facoltosa famiglia americana. Mitsuki non riesce a dichiararsi prima che lui parte ed entrambi si fanno la promessa di rivedersi quando saranno più vicini alla realizzazione dei rispettivi sogni;
_ Takuto Kira: Messaggero di morte, colui che aiuta Mitsuki a diventare adulta. Forma con Meroko la coppia 'Negi-ramen', nel corso del manga e dell'anime si scoprirà di più sul suo passato;
_ Meroko Yui: Messaggera di morte in coppia con Takuto, è innamorata di lui ma lui non ricambia nonostante lei gli si dichiari sempre. All'inizio non sopporta Mitsuki vedendola come una rivale, poi diventano amiche;
_ Izumi Lio: un altro messaggero di morte che tenta di prelevare l'anima di Mitsuki e di non farle realizzare i suoi sogni;
_ Jhonatan: in coppia con Izumi, tenta di recuperare subito l'anima di Mitsuki. Ha la forma di un simpatico fantasmino.
Ci sono ovviamente altri personaggi, ma se ve li dico tutti non finiamo più XD quindi... Andatevelo a leggere o a vedere in versione anime! =D
Merita davvero.
E con questo, vi ho spiegato da dove deriva il mio nick! XD ah! Manca un'ultima cosa... Mitsuki significa appunto Full Moon, ovvero Luna piena =) essendo io molto... 'affezionata', ecco, alla luna... L'ho trovato subito perfetto! =)