Se passate di qui, lasciate pure un commento. Potrà essere la base di una profonda conoscenza, o una goccia d'acqua che lentamente scorre e se ne va...
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venerdì 30 novembre 2012

Ultimo capitolo della mia piccola storia =) Finalmente! XD

Beh... E' finita.
E' finita questa mia storia, la prima che scrissi... Che oggi non riesco neppure più a guardare XD
Ce l'ho fatta! XD ho pubblicato tutti i capitoli, yeah! XD
...
Dai, vi lascio leggere. E vi invito a seguirmi su EFP, dove potete trovare ff mooooolto migliori (non per vantarmi, sicuramente c'è gente che scrive meglio di me, ma penso di essere migliorata in tutto questo tempo. Ecco XD)


Capitolo trentadue

Era passata ormai una settimana da quando era finito tutto. La prima notte a casa mia avevo ancora paura di scorgere Predatori in ogni ombra. Fino alla fine delle vacanze non riuscii a dormire bene, ma presto in me si insinuò la sicurezza che tutto fosse realmente finito, e riconquistai il sonno. Negli ultimi giorni tutto era tornato alla normalità: le preoccupazioni che mi assalivano era totalmente banali, come una verifica per cui ero poco preparata o cosa fare sabato sera con Chiara e Lucia, che era finalmente tornata. La prima la risolsi con ore e ore di studio e la seconda con una serata in discoteca: l’ultima volta in cui mettevo piede in un posto del genere. Mi aveva stancato, forse ero cresciuta troppo nell’ultimo periodo, forse le recenti esperienze mi avevano profondamente cambiato.
Thomas mi aveva chiesto di vederci quel pomeriggio. Nonostante trascorressimo l’intervallo insieme, a scuola, quei dieci minuti non erano sufficienti e sentivo la sua mancanza ogni giorno di più.
Così mi preparai bene. Mi ero persino messa un po’ di trucco, matita e mascara. Per le tre arrivai al parco, e trovai il mio amore seduto sull’altalena ad aspettarmi. Un sorriso illuminante si aprì sul suo volto. Si alzò e mi venne incontro, mi abbracciò forte e mi baciò sulle labbra. Il mio cuore impazzì.
“Ciao amore.” mi disse.
“Ciao.” risposi, ricambiando l’abbraccio.
“Ho una cosa per te.”
“Che cosa?”. Ero curiosa.
Il mio amore prese qualcosa dalla tasca del giubbino. Una sottile catenella d’argento scivolò dalle sue dita, e poi il ciondolo: una pietra, grande come un uovo e blu come lo zaffiro. Thomas aprì il fermaglio e mi mise la Gemma Blu al collo.
“Ma…” iniziai. Thomas mi mise un dito sulle labbra.
“Sssh.” mi disse “Tu l’hai trovata e tu la meriti. Senza i Predatori questa bellissima pietra dai poteri incantati non è altro che una pietra. Un ciondolo, per te.”. Tolse il dito dalle mie labbra e aspettò una mia risposta, guardandomi.
Lo guardai. Il mio cuore, che già batteva veloce, aumentò le pulsazioni ancora di più quando mi concentrai sul suo viso. Sentivo la Gemma Blu fredda, nonostante il mio maglione lo separasse dalla pelle. Gli occhi del mio unico amore, neri come la notte, mi scrutavano ansiosi. Scesi lentamente in quei pozzi e mi ci persi. Con una mano gli afferrai la testa, le mie dita sentivano la seta dei suoi capelli corvini, e la avvicinarono al mio volto. Quel bacio fu passionale, forte e devastante. Per una volta, presi io l’iniziativa.
Quando finì, continuai a guardarlo negli occhi.
“Ti amo.” sussurrai.
“Ti amo anch’io” mi rispose, riprendendo a baciarmi.

venerdì 16 novembre 2012

Penultimo capitoletto

Ho deciso che, dato che sono in periodo esami e non posso aggiornare il blog con post fantasiosi, finirò di postare questa storia u.u
Credo di essere maturata come scrittrice durante tutto questo tempo. Mi rendo conto di come questa storia sia ampiamente... 'Acerba', anche brutta volendo... Però è stata la mia prima, e ci sono affezionata =) quindi ve la sorbite ancora per un po' XD in realtà ancora per un altro capitolo dopo questo, perché poi sarà finita...
Buona lettura! =D


Capitolo trentuno

L’eccitazione iniziale per quella bizzarra avventura non era scemata in questi quattro giorni di clausura forzata con Thomas, ma iniziava a palesarsi anche la preoccupazione. Fra pochi giorni sarei dovuta tornare a scuola: e allora? Cosa avremmo potuto fare? Sarei dovuta tornare a casa e vivere nel terrore che mi venissero a prendere nel cuore della notte. Fuggire con Thomas e Alessandro non sarebbe stata una buona idea: i miei genitori avrebbero denunciato la mia scomparsa e sarebbero partite le ricerche.
Anche il mio ragazzo era nervoso all’idea che sarei stata di nuovo vulnerabile agli attacchi dei Predatori: non diceva una parola ma una ruga di preoccupazione gli solcava la fronte. Cercai di lisciarla con le dita quando mi svegliai, dopo il pisolino pomeridiano, e lo trovai ad osservarmi.
“Va tutto bene.” gli dissi.
In quel momento entrò Alessandro, sconvolto.
“Presto. Venite giù.”.
Ci alzammo di scatto e corremmo giù per le scale. La tv era accesa su un’edizione straordinaria del tg. Con orrore sempre crescente appresi che una sorta di epidemia sconosciuta stava uccidendo moltissime persone nella zona. Gli ospedali erano i primi colpiti, i pazienti morivano indipendentemente dalle loro condizioni: entravano con mal di testa, mal di stomaco, una gamba rotta, e non uscivano più, morendo fra le braccia di parenti e amici prima ancora di poter essere visitati. Poi le case di riposo e gli ospizi: gli anziani, molti dei quali in perfetta salute o con piccoli acciacchi normali per gente della loro età, senza malattie o patologie gravi, non si alzavano più dal letto. E poi le case, case private, dove nonni e zii e qualsiasi persona oltre una certa età, perfettamente in salute, stava morendo. Alcuni, sottolineava il notiziario, cadevano ‘semplicemente’ in coma: ma non si sapeva spiegare questa distinzione. I medici e i volontari di ospedali e case di riposo erano nel panico, e anche la gente comune, ora che la notizia era stata diffusa. Sembrava che un semplice raffreddore potesse scatenare il misterioso ‘virus’, e che chi era ammalato o si stava ammalando non avrebbe superato la notte. Neppure le autorità sapevano che fare.
“Stanno impazzendo. Probabilmente sono molto vicini al loro obiettivo, e non badano a restare nell’ombra. E, in ogni caso, nessuno a parte noi sa cosa sta succedendo.”. Alessandro prese il telefono e iniziò a chiamare gli altri.
Io girai la testa verso Thomas e vidi nei suoi occhi lo stesso terrore che c’era nei miei. Soffocando un gemito corsi su per le scale, a recuperare la pila portachiavi e il giubbotto, senza un’idea precisa in testa. Thomas mi seguiva e prese anche lui giubbotto e pila. Tornammo da basso e cercammo di uscire. Alessandro ci fermò: “Cosa credete di fare?!?”
“Qualsiasi cosa.” rispose Thomas, e lo spinse per uscire, tenendomi per mano. Corremmo a perdifiato senza avere una meta. Il cellulare di Thomas squillò e lui rispose. Sconvolta, mentre correvo e non sapevo dove andare – non pensavo nemmeno al fatto che i miei potessero vedermi e scoprire la bugia, che avrei potuto incontrare Chiara o Lucia o Andrea o qualsiasi altra persona che mi conosceva – capii che parlava con Roberto e che si erano messi d’accordo per vedersi al parco. Ora avevamo una meta, ma la mia mente continuava ad essere in subbuglio.
Mentre svoltavamo per attraversare una piccola piazza ed entrare nel parco, dall’altra parte della strada, ci bloccammo davanti ad uno scenario incredibile. C’erano decine, centinaia di Predatori. Nessuno ci guardava: erano tutti concentrati sui dieci che, al centro della piazza, tendevano le mani verso l’alto e pronunciavano una sorta di formula in una lingua sconosciuta. Gli altri, che erano a distanza, si tenevano per mano. Esattamente al centro della piazza, e al centro del circolo dei Predatori, si stava formando una sorta di globo luminoso, della stessa sfumatura azzurra delle nostre anime di Difensori.
Thomas mi guardò, sempre più terrorizzato. “Scappa” sussurrò, implorandomi “Scappa prima che si accorgano si noi! Salvati!”
“Non essere ridicolo.” dissi, stranamente lucida. La situazione era troppo assurda per poter essere vera “Io sono dove sei tu. Senza di te, non vado da nessuna parte.”.
In quel momento sentimmo correre qualcuno verso di noi. Erano Roberto, Lorenzo ed Erica. Si fermarono, sconvolti come noi di fronte alla scena. Eravamo ipnotizzati, e il globo azzurro al centro della piazza si faceva sempre più grande. Nessuno ci prestava attenzione. Ad un certo punto i dieci Predatori al centro lanciarono un grido disumano, che spezzò l’armonia della litania. L’incantesimo si dissolse in un secondo e noi tornammo a guardarci terrorizzati. Nel globo azzurro si aprì una breccia, sempre più grande, bianca sullo sfondo azzurro. Alessandro ci raggiunse di corsa, spaventandoci. Guardò un attimo la scena, poi disse: “La gemma blu! E’ là dentro!”.
Senza neanche capire quello che aveva detto, senza pensare, i miei piedi scattarono. Dopo un secondo pure gli altri si fiondarono verso la breccia. Ci saltai dentro, urlando: “Dobbiamo trovarla prima di loro!”. Non seppi se gli altri mi avevano sentito, non ero neppure sicura di aver pronunciato la frase. Eravamo completamente immersi nella luce, nel bianco, circondati da Predatori che non si curavano minimamente di noi ma gettavano le mani avanti, scavando nella luce, cercando…
I miei occhi iniziarono a lacrimare, non vedevo niente, ero accecata, e il bianco divenne quasi nero. Mi sforzai anch’io di gettare le braccia avanti, di scavare nella luce: era come entrare con le mani e con il corpo nel pongo. Non riuscivo a sentirmi respirare, soffocavo mentre il pongo di luce mi entrava nel naso, ma non importava: l’aria entrava lo stesso in me, e io mi sforzavo di andare avanti, senza vedere né sentire né capire niente. Dopo alcuni momenti che parvero un’infinità, le mie dita trovarono qualcosa di duro, freddo. La mia mano, sfiorata da altre mille mani appartenenti a dei Predatori, che stranamente riuscivo a sentire, si strinse sulla pietra, e capii che ce l’avevo fatta.
“L’ho trovata!” urlai senza voce, cercando di tornare indietro in quell’ammasso di corpi di Predatori che premevano per andare avanti, tendendosi verso la luce, continuando a cercare, senza sapere che la cosa che più bramavano era già stata trovata…
Una mano mi afferrò il polso, non vedevo nulla e mi spaventai, mi sentii strattonare e non seppi opporre resistenza mentre venivo riportata sempre più indietro. Non sapevo se chi mi tirava era amico o nemico, se teneva alla mia vita o alla pietra che stringevo sempre più forte nella mano. Ad un certo punto, nell’oscurità scesa sui miei occhi vidi un qualcosa di diverso, un buio più intenso, e poco dopo sentii il freddo cemento della piazza sulle ginocchia. Chiusi automaticamente gli occhi, sopraffatta dal dolore, e vomitai. Sentii qualcosa cambiare dietro di me, così mi girai e aprii uno spiraglio nei miei occhi, giusto in tempo per vedere il globo azzurro rimpicciolire sempre più, sempre di più, fino a sparire. Poi chiusi gli occhi e svenni, percependo solo vagamente le braccia che mi stringevano lievi prima di sprofondare nell’incoscienza.

Mi svegliai sul morbido. L’odore del cuscino su cui poggiavo la faccia mi fece capire che ero a casa di Thomas. Provai ad aprire gli occhi e la mia testa esplode, la mia vista distinse solo contorni confusi e si riempì di puntini rossi. Li richiusi immediatamente.
“Amore, stai calma. E’ tutto finito.”.
“Non aprire gli occhi. Sei rimasta abbagliata, ci vorrà tempo prima che la tua vista ritorni. Lo stesso vale per Erica e Roberto. Statevene buoni.” aggiunse Alessandro.
A tentoni cercai di sedermi. Qualcuno – ero sicura che fosse il mio amore – mi aiutò.
“Cos’è successo?” chiesi, e sentii un sapore sgradevole in bocca. Mi venne in mente che avevo vomitato e feci una smorfia.
“I Predatori stavano accumulando l’energia per aprire il portale che li avrebbe condotti alla Gemma Blu. Non so come mai sia precipitato tutto così in fretta, proprio oggi, ma ora è tutto finito. Siete arrivati, avete assistito alla cerimonia di apertura del portale. Vi ho raggiunti appena in tempo, sono stato un po’ a girovagare senza trovarvi. Il portale si è aperto, non avevo tempo per spiegarvi cos’era, ma avete capito lo stesso. Giulia, Erica e Roberto sono entrati, mentre sono riuscito a trattenere solo Lorenzo e mio nipote. Sapevo che era pericolosissimo entrare, la vista ne sarebbe stata compromessa, e il portale poteva cedere da un momento all’altro. Ho convinto Thomas e Lorenzo che la cosa migliore era cercare di riportarvi fuori sani e salvi. Abbiamo formato una catena e, con gli occhi chiusi, Lorenzo, che era all’estremità, è entrato a cercarvi. In quella strana dimensione i Predatori erano corporei, ma incompleti: la differenza fra loro e gli esseri umani era abissale, almeno stando a sentire Lorenzo. Ha portato fuori Erica e Roberto, ma non riusciva a trovare Giulia. Dopo parecchi minuti, nei quali ho temuto il peggio perché il portale si stava contraendo per richiudersi, l’ha trovata. Vi abbiamo tirato fuori. E il portale si è richiuso, con tutti i Predatori all’interno. Poi vi abbiamo portato a casa.”.
“I Predatori… Sono scomparsi?” chiese Erica.
“Non lo so. Non so che dimensione fosse. Non posso dire se sono morti o prigionieri, o se hanno trovato un nuovo mondo. Di certo non sono più qui.”.
“La pietra…” iniziai.
“L’hai trovata.” concluse Thomas “Te l’ho presa dalle mani mentre ti portavamo a casa. I Predatori non potranno più tornare, non senza quella. Hai fatto quello che dovevi amore.”.
“Ma le persone che sono morte ed entrate in coma… Cioè, adesso che succederà?” chiese qualcuno, mi sembrava Roberto.
“Ormai per loro non c’è più niente da fare.”. La voce di Alessandro si spezzò.
Per alcuni minuti non ci fu altro che silenzio. Thomas mi aveva appoggiata a lui, carezzandomi piano. Poi qualcuno si alzò e si mosse. Non sapevo chi era o cosa stesse facendo, ma mi sforzai di non guardare. Un crepitio mi avvertì che era stato acceso il fuoco. Dietro le mie palpebre chiuse iniziai a vedere le ombre del riflesso delle fiamme, ma non mi fecero male. Uno strano sollievo mi pervase: i Predatori non erano più una minaccia, erano scomparsi, ero libera di tornare a casa, l’incubo era finito. Nello stesso momento, anche lo sconforto mi prese: tutta quella gente che era morta… Per niente… Lacrime silenziose scendevano sulle mie guance, mentre sentivo che il mio amore le asciugava con la punta delle dita e mi sfiorava i capelli con le labbra.
Ad un certo punto mi addormentai.
Il giorno dopo mi svegliai. Prima di aprire gli occhi mi ricordai di ciò che era successo, e decisi di andarci cauta: sollevai di un millesimo le palpebre e vidi un po’ di luce. Siccome gli occhi non mi facevano male, e neppure la testa, decisi che potevo rischiare di più e li aprii del tutto. Il salotto di Thomas era fiocamente illuminato dal fuoco nel camino. Mi trovavo ancora appoggiata a Thomas, che era sveglio. Sul divano con noi c’erano anche Lorenzo ed Erica, e sulle due poltrone Roberto e Alessandro.
“Stai bene?” mi chiese il mio amore.
“Sì.” risposi. In bocca sentivo un saporaccio che mi fece quasi venire la nausea: oltre al vomito di ieri avevo delle ore si sonno che avevano contribuito a peggiorare incredibilmente l’alito.
“Allora credo che sia meglio far finta di tornare dalla montagna.”.
Ci pensai un attimo.
“Mi sa che hai ragione.”.
Poi, siccome non sopportavo più il mio alito, mi alzai per andare a lavarmi e a preparare le finte valigie.

domenica 11 novembre 2012

Nuovo capitolo della mia storia - ci avviciniamo alla fine

E' da un po' che non aggiorno la mia storia, quindi ecco qui u.u
Nel frattempo, sappiate che mi sta balenando per la mente un'altra idea per un'altra originale (sovrannaturale, ovviamente). Sarà - spero - scritta molto meglio di questa. E, forse, se mi riesce bene, vorrei provare a farci un libro. Seriamente, s'intende.
Bando alle ciance, vado a scrivere e ad ideare gli intermezzi che mi mancano per la prossima storia! XD
Vi lascio il capitolo e vi comunico che ne mancano due per finire. So che non è il massimo come storia, anche per come è scritta... Ma è la prima che ho finito del tutto, e ci sono affezionata <3 se non avessi iniziato a pubblicarla, forse ora non sarei ad essere quella che sono... tramite questa storia, infatti, sono approdata su EFP e ho scritto fan fiction, allenandomi con la scrittura, e ho conosciuto persone fantastiche... Ma ora la smetto, giuro XD
Buona lettura! =D


Capitolo trenta

Mi svegliai con un forte dolore al collo e alla schiena, scoprendo di aver dormito storta sul pavimento, vicino al braccio del mio ragazzo. Alzai la testa e vidi Lorenzo sbadigliare da una poltrona.
“Siete tutti interi?” chiese Erica, con gli occhi gonfi di sonno.
“Credo proprio di s-s-s-sì” sbadigliò Thomas.
“Vi va un caffè?” dissi, guardandomi attorno. Il pavimento era pieno di palloncini, scoppiati o meno, e coriandoli che avevo trovato il giorno prima in soffitta, abbandonati. Il tavolo era inguardabile, pieno di bicchieri, bottiglie e resti di cibo. Poi il mio sguardo si soffermò sull’orologio, che segnava le dieci e dieci. Mi alzai e mi avviai in cucina, senza attendere una risposta. Misi su il caffè cercando di ignorare il contenuto del lavello, maledicendomi mentalmente per l’idea di fare la pasta al salmone. Mentre aspettavo il caffè arrivò Thomas, che iniziò a lavare i piatti, ed Erica, che sistemò un po’ il tavolo. L’aiutai riponendo le cose al posto giusto. Quando la colazione fu pronta si alzarono anche Chiara e Roberto, e poi aiutarono tutti a sistemare. Per le undici e mezza la casa era apposto.
“E adesso?” chiese Chiara “Che si fa?”.
“Non ne ho la minima idea. Ma non ho voglia di cucinare per il pranzo, non adesso che abbiamo appena finito di pulire tutto.”.
“Che ne dite se io e Chiara ci prendessimo qualche pizzetta e ce ne andassimo da soli a festeggiare?” propose Roberto.
“Fate pure.” disse Lorenzo “Anche io ed Erica ce ne andiamo, ok?”
“Ok.” risposi. Così ci salutammo tutti e restammo solo io e Thomas a casa mia. Lo guardai e capii che era preoccupato per suo nonno. Stavo per chiedergli se andavamo a casa sua, quando una strana fiamma brillò dietro ai suoi occhi e mi baciò, quasi con furia.
“Ero terrorizzato.” mi disse “Perché ieri avrebbero potuto prenderti, ed io sarei rimasto solo. Solo! Non dobbiamo più permettergli che questo accada. Ora è giorno, ma ormai sanno che questa, molto probabilmente, è la casa di uno di noi. Tu stanotte vieni con me. Ci inventeremo qualsiasi cosa: una vacanza in montagna programmata all’ultimo minuto. E non usciremo più da casa mia finché non si sarà risolto tutto.”.
“Ma… I miei genitori…”
“Non corrono alcun rischio.” m’interruppe “Vogliono solo noi. E’ stato un attentato, quello di ieri. Non cercavano energia, cercavano noi, in modo da eliminarci ed impedirci di fare quello che stiamo facendo: mettergli i bastoni fra le ruote.”.
Poi non ci fu più tempo di parlare. Le sue labbra ritrovarono le mie, e mi prese in braccio. Mi portò su, in camera mia, e mi adagiò sul letto con delicatezza. Si scostò dal mio viso per un istante, e vidi di nuovo il fuoco nei suoi occhi. Facemmo di nuovo l’amore, quasi con urgenza, come se fosse l’ultima occasione di stare da soli.
Poi, chiamai i miei genitori. Raccontai che uno zio di Thomas ci aveva invitato a passare alcuni giorni in montagna da loro, assieme a suo nonno, e che saremmo tornati prima del rientro a scuola. Assicurai loro che mi sarei portata tutti i compiti e che avrei fatto la brava. Thomas aveva appena chiamato suo nonno – scoprendo con sua fortuna che nessun Predatore l’aveva attaccato – e così potemmo concordare il piano anche con lui: dissi a mia madre che una volta tornati, quel pomeriggio, potevano passare a casa del mio ragazzo per chiedere i dettagli e ricevere le dovute rassicurazioni direttamente da Alessandro.
Preparai così la valigia, presi i compiti – con mio enorme disappunto – e mi preparai mentalmente a passare dei giorni rinchiusa in casa di Thomas. Ero con lui, quindi la prigionia forzata non mi sarebbe pesata. Prima di uscire chiamai Chiara e scrissi un messaggio a Lucia, raccontando la scusa della montagna anche a loro. Detestavo mentire, sia a loro che ai miei genitori, ma era l’unica soluzione.
Alessandro ci venne a prendere e andai a casa del mio ragazzo. Thomas mi accarezzò il braccio, percependo la mia tensione e cercando di alleviarla; intanto raccontava a suo nonno cosa era successo a casa mia. Trovammo Lorenzo ed Erica ad aspettarci a casa di Thomas. Insieme concordarono che era meglio per la nostra – soprattutto mia – sicurezza che me ne fossi andata da casa, pur dovendo mentire. Nel pomeriggio passarono i miei genitori, che si sentirono rassicurati da Alessandro, e li salutati con finti baci ed abbracci. Una volta andati mi feci una doccia e mi cambiai i vestiti. Andai in camera di Thomas e per farmi passare il nervosismo improvviso cercai di concentrarmi sui compiti, con il mio ragazzo che mi abbracciava. Alla fine mi arresi e cedetti alle coccole sul letto.
Alessandro uscì per fare la spesa: visto che dovevamo fingere di essere via, bisognava fare scorta di beni essenziali. Quando tornò mise la macchina in garage e lo chiuse, per non farla vedere dalla strada. Thomas si alzò per chiudere tutte le persiane della casa mentre io aiutavo suo nonno a mettere via la spesa. La casa piombò nel buio e per un istante – prima che Alessandro accese la luce – tremai di paura pensando al blackout. Cenammo con una bistecca, poi mi misi a guardare un po’ di tv sdraiata accanto a Thomas, senza seguire realmente il programma. Sentivo il profumo del mio ragazzo e il calore della sua pelle sulla mia, e tanto bastava perché il mio cuore accelerasse.
All’improvviso pensai che per un numero non ben definito di giorni avrei vissuto con Thomas, e avrei dormito con lui per un altrettanto numero di notti. Sarebbe stato come vivere insieme: certo, c’era anche Alessandro, ma era molto discreto e la casa era grande. Il  cuore continuò a battere sempre più forte e mi girai verso il mio ragazzo, stringendolo.
“Che c’è?” mi chiese, restituendo l’abbraccio. Mi diede un lieve bacio sui capelli.
“Sarà come vivere insieme.” dissi.
“E’ l’unica cosa positiva di tutta questa storia vero?”
“Se ci penso non vedo neppure quelle negative.”
Thomas ridacchiò e continuò a stringermi.
Mi preparai a passare una fantastica notte fra le braccia del mio amore.

venerdì 21 settembre 2012

Parliamo di... N *--* e aggiungiamoci un capitolo della mia storia u.u

Beh... Credo sia passato parecchio tempo XD metto un nuovo capitolo della mia storia, che dite? XD
Comunque... Da raccontare non ho molto o.O
Cioè... Sono tornata in università, le lezioni sono riprese... Ballas =..= Però mi ci sto applicando, perché voglio finire quanto prima e questo in teoria è l'ultimo anno u.u
Poi... Boh, parlo di argomenti a caso? XD Bene, parliamo di pokemon allora u.u oggi sono andata al gamestop a scaricarmi il leggendario evento (Keldeo o come si scrive XD) e a prenotare Bianco 2 u.u lo prendo essenzialmente per due motivi: sia per condividere qualche pokemon con Bianco, nel senso che ne ho un sacco anche evento ecc e se succedesse qualcosa alla cartuccia... Non oso immaginare le conseguenze O_O meglio premunirsi u.u e il secondo, il più importante: N resterà *--* e si potrà risfidare, ma quello non è importante u.u il fatto è che ci sarà, anche se sarà uno sprite schifoso, un ammasso di pixel... Resterà e io lo andrò a trovare ogni giorno e lo amerò come è giusto che sia *--* *momento di pazzia e sbavamento*
XD no, cioè, non è un figo? Ora cero una fan art e la metto u.u


Ecco, ad esempio questo è lo sfondo del mio pc in questo momento u.u ma ce ne sono mille altre di fan art bellissime u.u Dai, parliamo un po' di N u.u io lo vedo come... Una sorta di personaggio triste e... Non so come definirlo XD credo che prima o poi scriverò una fan fiction dove verrà accoppiato con la sottoscritta u.u perché sono troppo invasata di lui XD
Informazioni generali su N: è il figlio di Ghecis, che è il capo del Team Plasma e quindi dei cattivi u.u il Team Plasma fa "leva" sul fatto che far lottare i pokemon è crudele, quindi tutti gli allenatori dovrebbero liberarli u.u poi ovviamente il suo piano consiste nel rimanere l'unico con dei pokemon, quindi sottomettere tutta la regione di Unima u.u e N dovrebbe essere incoronato re della regione... O qualcosa di simile, insomma: N ti sfida più volte nel corso dei giochi (con squadre sempre diverse composte da pokemon catturabili nelle vicinanze, a parte l'ultima volta che ha pokemon rari) predicando l'amore per i pokemon e la loro libertà, però nota anche quanto i tuoi pokemon ti siano affezionati e alla fine, dopo essere stato battuto, fugge sul suo leggendario per cercare di capire il legame che unisce te e la tua squadra (in sostanza si rende conto di aver sbagliato tutto u.u)
N, nella mia personalissima versione, è un personaggio triste: cresciuto in un castello circondato sì da persone, ma fondamentalmente solo (vedere la sua stanza nel gioco mi ha spezzato il cuore ;_;); il padre troppo occupato a pianificare la conquista del mondo per curarsi di lui, la madre inesistente (?)... Secondo me suo padre gli portava pokemon maltrattati apposta per convincerlo della crudeltà degli allenatori (N ha il potere di riuscire a comunicare con i pokemon, almeno, non ricordo se sia una cosa vera o una cosa partorita dalla mia mente XD) e per farlo diventare la perfetta pedina da incoronare secondo ideali "giusti", mentre lui faceva i suoi loschi affari alle sue spalle u.u per questo lo amo (ovviamente, buona parte del mio amore va anche ai suoi capelli lunghi u.u si era capito che io amo i capelli lunghi? u.u).
Comunque, ho scritto un papiro assolutamente inutile XD evviva! XD
Tanto per allungare il brodo, metto ancora qualche immagina random di N *sospiro*




Esiste anche la versione un po' più "stronzetta":



E poi ci sono i vari pairing, diciamo che io accetto la FerrisWheelShipping (NxWhite) solo perché nel gioco IO sono White u.u altrimenti, nei miei sogni, N è tutto e solamente mio u.u



Va bene, vi ho tediato abbastanza u.u passo alla pubblicazione del capitolo! XD



Capitolo ventotto

Domenica mattina, la vigilia di Natale, mi sorbii l’ennesima descrizione minuziosa dell’ appuntamento di Chia da parte di Lucia. Lei era entusiasta per Chiara e Roberto, e ovviamente lo ero anch’io, anche se il sorriso ebete che avevo stampato in faccia si riferiva a tutt’altro. Lucia, esperta e maliziosa, non si fece ingannare.
“Devi assolutamente dirmi che è successo! O inizierò a pensare al peggio”.
“Il peggio? Che cos’è il peggio?”
“Beh, che sei arrivata al punto di non ritorno. Che… Che… Hai fatto quella cosa ecco.”
“Aaaaah… La Grande Esperta che ha paura di essere esplicita. Pensa al peggio, brava…” risposi sul suono della voce di mia mamma che mi chiamava per aiutarla con il pranzo di domani, mettendo giù il telefono.
Nel pomeriggio mi chiamò Chiara e seppi che lei e Roberto si sarebbero rivisti quella sera, prima della messa di mezzanotte. Non potevo che essere felice: tutto nella mia vita sembrava volgere al meglio. Se anche Chiara si fosse trovata un ragazzo avremmo potuto fare delle mostruose uscite a sei… Pure a otto contando Lorenzo ed Erica, con cui il mio amore era in ottimi rapporti. L’unica nota stonata era costituita da Luca. Proprio non gli andava a genio Deb, la collega di Chia – né peraltro lui andava a genio a lei, a detta di Chia – ma più la mia storia con Thomas durava più diventava imbronciato. L’unica volta in cui l’avevo visto allegro e sorridente, ultimamente, era quando mi parlava del gruppo di scacchi… Speravo che col tempo gli sarebbe passata, magari con l’aiuto dei suoi amici del gruppo. In ogni caso, avevo altro a cui pensare.
Il Natale non mi entusiasmava molto. Non ero mai stata quella che si definisce una credente, e i miei non avevano l’abitudine di fare regali molto originali: solo soldi, da mettere da parte e spendere in futuro. Il Natale non lo vedevo come una festa da trascorrere allegri e felici in famiglia, ma piuttosto come uno stress per mia madre che si ingegnava a preparare un pranzo sontuoso e delle decorazioni fastose. E ovviamente il suo stress dovevamo subirlo io e mio padre.
Quindi quando martedì pomeriggio mi vidi con Chiara e Lucia al solito bar, per il resoconto della serata precedente, con il Natale alla spalle, potei rilassarmi. Lei e Roberto si erano messi assieme. Lui gli aveva confessato di nutrire un interesse per lei, poco prima di accompagnarla a casa dopo messa, e lei gli aveva risposto che ricambiava. Mettersi assieme era stato quindi molto naturale, così come darsi il primo bacio, che Chia aveva impiegato due ore per descrivere.
Tornai a casa verso le sette di sera, al settimo cielo nonostante i compiti delle vacanze mi aspettassero sulla scrivania.
Durante la settimana rividi Thomas giovedì, per l’addestramento prima e per la nostra ora di coccole poi, ma non ci fu più l’occasione di fare l’amore. Infondo andava bene anche così: il ricordo dell’ultima volta continuava a presentarmisi davanti agli occhi, e mi sentivo pienamente soddisfatta anche solo a stare con la testa appoggiata sul suo petto. Mentre eravamo appunto in quella posizione pensai che molti descrivono l’innamoramento come una fase passeggera, precendente all’amore. Una fase dove le farfalle volavano nello stomaco, dove tutto sembrava perfetto, dove il cuore batte a mille… Una fase che non sarebbe durata.
Dentro di me sapevo che per noi non sarebbe affatto finita invece.
Visto che il sabato sera sarebbe stato per Chia e Roberto il primo appuntamento da “ufficialmente insieme”, io e Lucia avevamo deciso di lasciarli soli.
Passai quindi una splendida serata al cinema con Thomas, senza seguire il film ma cercando la posizione più comoda per abbracciarlo. Per l’intera durata del film odiai i braccioli delle poltrone…
Purtroppo all’uscita dalla sala trovammo Alessandro ad aspettarci, e mi dovetti arrendere all’idea di tornare a casa. Il mio amore si era naturalmente iscritto a scuola guida, ma due settimane non bastavano di certo per prendere la patente…
La domenica pomeriggio invece ci trovammo tutti insieme, io e Thomas, Lucia e Andrea e Chiara e Roberto per la nostra prima uscita a sei.
Andammo prima al parco, dove Lucia faceva la scema sull’altalena facendosi spingere da Andrea, io passeggiavo mano nella mano con Thomas e Chiara si sbaciucchiava con Roberto su una panchina, e poi in una cioccolateria di un paese vicina per la merenda.
Dopo quella giornata passata in modo stupendo, dovetti ammettere che Chia aveva ragione: lei e Roberto si assomigliavano davvero molto, e lui era presissimo per lei.
Una volta tornata a casa, diedi la buonanotte a Thomas con un lieve bacio sulle labbra, prima di scendere dalla macchina di Andrea, che ci aveva accompagnato. Complice l’aria fresca della giornata, la mia passeggiata con Thomas e soprattutto la sensazione che la mia vita era cambiata radicalmente in meglio negli ultimi tempi, mi addormentai felice e serena quella notte.

In ogni caso, credo di essere migliorate un bel po' ultimamente... Come stile di scrittura ò.ò Devo decidermi a scrivere altro XD solo che... Sono troppo presa dalle fan fiction su EFP! XD ne scrivo un sacco sul mondo  Potteriano... Eh...
Beh, saluto tutti voi che leggete! XD (chissà se legge qualcuno, LOL XD)
Battete un colpo se ci siete XD ;)

martedì 28 agosto 2012

Sono tornata dalle vacanze domenica, e ha iniziato a farmi male un dente... Il solito, quello che ne ha passate di ogni -.-" a quanto pare si è rotta la radice, e ha fatto infezione: ho mezza faccia deformata e fa malissimo, o almeno, oggi va meglio di ieri... Ieri sera sono dovuta andare persino al pronto soccorso dal male -.-" ora riprende a dar fastidio, accidenti... Sta svanendo l'effetto dell'oki... E poi devo prendere l'antibiotico... E poi mi farà non so cosa il dentista, che ballas...
Cooomunque, in ferie mi sono divertita moltissimo u.u L'albergo faceva schifo .-. però ero con i miei amici e il moroso, a due passi dal mare... Mi sono divertita tantissimo =)

Vi lascio con il nuovo capitolo della Gemma Blu, mi scoccia fare un resoconto dettagliato (e il dolore non lo permetterebbe -.-")
Buona lettura! =D


Capitolo ventisette

Come avevo sospettato la scuola mi buttò subito a terra. La cosa più fastidiosa era che Lucia mi assillava per sapere cos’avevamo fatto io e Thomas dopo la festa, ed io non avevo nessuna intenzione di tradire il nostro segreto. Non so quanto fosse convinta della mia smielata sulla bellezza di dormire insieme, ma non ci badai. Mi vergognavo persino a pensare a ciò che avevamo fatto: non perché fosse brutto ma perché era una cosa talmente imbarazzante che mi pareva che la gente attorno a me potesse capire che stavo facendo pensieri impuri. Forse ero un po’ paranoica.
Nel frattempo seppi da Chiara che la festa aveva contribuito a farle conoscere meglio Roberto.
“Domani sera ci vediamo, non è fantastico?” mi disse esultante per telefono, mentre facevo una pausa dallo studio “Io sono convinta che siamo fatti l’uno per l’altra. Abbiamo parlato molto sai, ed abbiamo in comune gli stessi interessi. Anche lui adora divertirsi con gli amici.”
“Beh mi fa molto piacere per voi… Naturalmente mi devi far sapere come andrà la serata. Ora stacco, devo finire di studiare inglese… Ed è una materia che non sopporto. Ci sentiamo!”
Passai il resto della giornata sui libri, ma non studiai poi molto. Thomas continuava a mandarmi sms dolci e passionali, che mi mandavano fuori fase per almeno un quarto d’ora ogni volta dopo averli ricevuti. Ora capivo come mai Lucia si esaltasse tanto…
Il resto della settimana passò senza interessanti novità, tranne i resoconti frettolosi e telefonici di Chiara sulla sua uscita con Roberto. A quanto pare i due andavano molto d’accordo. Erano andati a bere una cioccolata calda in un bar abbastanza rinomato, e Chiara si era trovata molto bene. Sabato non potei uscire con lei e Lucia perché dovevo andare dal mio ragazzo, quindi il racconto dettagliato me l’avrebbe fatto in seguito. Era tutta la settimana che non vedevo Thomas ed ero stranamente agitata.
Arrivai a casa sua verso le quattro. Prima ancora che suonassi il campanello vidi la porta spalancarsi e Thomas venirmi incontro: stava osservando dalla finestra per vedere quando sarei arrivata. Mi abbracciò come la prima volta dopo il suo risveglio dal coma: intenso, caloroso, disperato. Il suo bisogno di me era pari solo al mio bisogno di lui, e ricambiai l’abbraccio. Il baciò che seguì fu ancora più forte, bollente; una luce scintillante d’amore nel momento della sua maggiore intensità.
“Ehi… Vedo che ti sono mancata eh?” chiesi sottovoce, i nostri nasi che si toccavano. L’aria di dicembre era fredda attorno a noi, ma dentro di me ribolliva il fuoco.
“Non sai quanto cuciòlina mia.”
Purtroppo la prima parte della giornata fu dedicata all’addestramento. Ormai ero diventata abbastanza esperta nell’uso della pila-portachiavi, quello che mi mancava però era la capacità di reazione all’imprevisto. Così Thomas cercava di cogliermi di sorpresa.
Finalmente, parecchi infarti sfiorati dopo, finimmo l’esercitazione. Mi buttai pesantemente sul letto del mio amore mentre lui sistemava qualcosa sulla scrivania, per poi raggiungermi e donarmi la mia dose settimanale di coccole. Per la serata aveva noleggiato un film, fantasy perché lo sapeva il mio genere preferito, e di lì a breve avremmo ordinato le pizze. Si prospettava una serata magnifica.
Appena arrivarono le pizze – io avevo ordinato una semplice margherita, per evitare che mi rimanesse sullo stomaco – Alessandro ci comunicò che sarebbe uscito di casa.
“E dove vai?” gli chiese Thomas.
“Cerca di fare meno domande ragazzo. Vado dove mi pare.”
Fu con un brivido lungo la schiena che mi resi conto che eravamo di nuovo solo in casa, come il sabato precedente. Lo stomaco mi si chiuse perché le farfalle al suo interno iniziarono ad agitarsi. Mangiai solo metà pizza, sforzandomi.
Poi venne il turno del film. Mi sistemai fra le braccia del mio amore, sul divano in soggiorno. Sentivo una strana elettricità pervadermi, elettricità che mi rendeva irrequieta. Avvertii una certa tensione anche in Thomas.
Durammo solo quindici minuti dall’inizio del film. La nostra voglia di noi prese il sopravvento e ad un certo punto il mio ragazzo non ce la fece più: mi prese in braccio e mi portò di sopra. Non ci furono bisogno di parole, né tantomeno il mio cervello sarebbe riuscito a metterne in fila due di senso compiuto. La magia della prima volta si ripeté ancora. Quando, alla fine dell’espressione del nostro amore fisico, alzai lo sguardo, vidi il suo viso a pochi centimetri dal mio.
“Ti amo” mi sussurrò.
“Ti amo anch’io” gli risposi.
“Ma c’è di più.”
“Di più?”
“Di più. Tu sei la mia droga, il mio sole, l’aria che respiro, quel pizzico di vivacità in più… Sei la mia linfa vitale.”
I miei occhi si riempirono di lacrime. “Lo sai vero?” gli dissi “Che tutto questo vale anche per me nei tuoi confronti?”.
“Lo so. E’ per questo che ti amo da impazzire”.

domenica 12 agosto 2012

Vacanze e nuovo capitolo

Eccomi di nuovo qua. Che dire? Stasera c'è la notte bianca. Mah, non so neanche cosa sto facendo in queste mie vacanze... Gioco, scrivo, canto, ascolto musica... Cazzeggio (alla grande u.u)
Comunque, non vedo l'ora di partire per il mare! *--* Vado il 20, fino al 26 u.u vacanze di gruppo con amici e moroso! *--* Era ora che facessi anch'io questa esperienza, dannazione XD
Beh, vi lascio al capitolo và XD Buona lettura ;)


Capitolo ventisei

Il giorno dopo mi svegliai con un senso di benessere diffuso, ma con la mente un po’ annebbiata. Prima di aprire gli occhi annusai l’aria e sentii forte la presenza di Thomas. I ricordi si ridestarono e mi strinsi più forte a lui, mentre le mie guance arrossivano.
“Ehi piccola… Sei sveglia?”
Aprii gli occhi e lo guardai. Il sorriso che vidi sul suo volto era il più splendente e luminoso che avessi mai visto.
“E’ successo davvero?” sussurrai.
“Credo proprio di sì”. E mi baciò.
Dentro di me ringraziai il cielo per aver chiesto ai miei genitori di poter passare la notte dal mio ragazzo, con la scusa della festa. Il sole filtrava sottile dalle tende della camera di Thomas.
“Che dici, mio vesto prima di scendere a far colazione? Alessandro potrebbe spaventarsi”.
“Più che altro sono geloso. Vuoi una mia tuta?”
“No, tranquillo, ho i vestiti di quando sono arrivata ieri… Per montare tutta la festa non potevo rischiare di rovinare il vestito che mi sono messa dopo”.
“Giusto. Vestiamoci dai”.
Una volta lavati e vestiti andammo in cucina per la colazione. Di Alessandro non c’era alcuna traccia.
“Bene… Siediti principessa, oggi tocca a me darmi da fare. Cosa ti preparo?”
“Umh… Un buon tè caldo con fette biscottate e marmellata?”
“E il burro?”
“Ma naturalmente”.
Facemmo colazione insieme, io con il tè e lui con il latte. Mentre ancora stavamo mangiando scese in cucina Alessandro: “Il salotto è un disastro, e anche l’ingresso, con tutti quei coriandoli… Entro mezzogiorno che sia tutto pulito intesi?”
“Ok nonno, non ti preoccupare.” rispose Thomas.
Passammo così tutta la mattinata a pulire. Mentre raccoglievo cartacce la mia mente vagava nel ricordo della giornata di ieri, soprattutto la sera dopo la festa. Persa nei miei pensieri non mi accorsi nemmeno delle ore che passavano, ma quando finimmo di pulire la stanchezza si fece sentire, e mi buttai di peso sul divano. Thomas venne a farmi compagnia, appoggiandomi la testa sulle gambe.
“Andiamo da me?”
“Dopo mangiato ok?”
“Va bene…”
“A cosa pensi?”
“Al fatto che sei maggiorenne. Questo vuol dire patente! E che puoi comprare alcolici. E che puoi andare in galera, quindi non fare stupidate. Ora ti devi prendere la responsabilità di ogni tua azione”.
“Eh già… Non ci avevo ancora pensato. A proposito, sai che se tuo padre scopre cos’abbiamo fatto ieri potrebbe spedirmi in prigione?”
“Allora mi cucio le labbra, in modo che non arrivi a lui. Non lo saprà nessuno”.
“Sarà un altro dei nostri segreti?”
“Contaci. E’ troppo importante per essere divulgato”.
Alessandro aveva preparato l’arrosto, e il profumino era molto invitante. Mangiai molto volentieri dopo la sfacchinata della mattina, e per le due io e Thomas eravamo a casa mia.
“Com’è andata la festa?” chiese Roberto, appena entrammo.
“Benissimo, ci siamo molto divertiti!” risposi.
“Mi hanno fatto proprio una bella sorpresa, non me l’aspettavo…”.
Passammo tutto il pomeriggio in camera mia a farci le coccole.
“Momenti come questi ti fanno dimenticare che sei un Difensore delle Anime e che i Predatori stanno scatenando una guerra vero?” mi chiese il mio amore.
“Oh, perché l’hai detto? Ora hai rovinato tutto”.
“Pensa se lo dicevo ieri sera”. mi disse divertito.
“Ma va là scemo”. gli risposi.
E continuammo a coccolarci.
Per le sei arrivò suo nonno e lo riportò a casa, ed io tornai in camera e mi ributtati sul letto ad annusare l’odore che era rimasto. Era sorprendentemente sia Thomas che me. Le farfalle tornarono a riempire il mio stomaco ed io ero felice come non mai.
Sarebbe stata dura tornare alla realtà il giorno dopo.

venerdì 3 agosto 2012

Capitolo venticinque e saluti pubblici u.u

Salve a tutti! =D
Innanzitutto voglio salutare... LavandaRose! XD che ho scoperto seguirmi anche qui XD
Purtroppo mi spiace di non aver scritto nulla d'intelligente ultimamente... Magari più tardi posterò ancora qualcosa, però...
Ora godetevi il capitolo! =D


Capitolo venticinque

C’erano un casino di cose da fare e pochissimo tempo per farle. Chiara aveva chiamato Debora e si stavano organizzando per le decorazioni e per la torta che, dato che era il mio regalo, doveva essere approvata da me. Io ero andata da Thomas il giorno dopo la conversazione al bar con le mie amiche ed ero riuscita a far approvare il piano della festa ad Alessandro.
“E’ da un bel po’ che non vedo mio nipote circondato dalla gente a distrarsi. E’ ossessionato dai Predatori… E da te ovviamente. Una festa gli farà bene, ma non mi distruggete la casa eh!” mi fece l’occhiolino “Domani porta Thomas da qualche parte mentre viene la tua amica ok? Non vorrai rovinargli la sorpresa!”.
Così il giorno dopo portai Thomas al centro commerciale con la scusa di cercargli un regalo. Gli feci girare inutilmente tre negozi mentre lui continuava a ripetermi che, se volevo proprio insistere e fargli un regalo, doveva venire da me. Alla fine mi arresi e ci prendemmo un trancio di pizza sedendoci ad un tavolino, passando il resto del pomeriggio a chiacchierare allegramente. Verso le sei Chiara mi mandò un messaggio: via libera. Siccome finiva il turno alle cinque non aveva potuto passare prima dal nonno di Thomas; d’altra parte sarebbe stato sospetto se avessi rapito Thomas solo dalle quattro e mezza in poi. E poi Alessandro ci aveva accompagnato e ci sarebbe venuto a prendere a momenti, quindi dettava lui gli orari. I giorni si erano terribilmente accorciati e la bici era diventata inutilizzabile da tempo, se volevi stare in giro fino a dopo le quattro.
Poco dopo arrivò Alessandro e ci accompagnò a casa.
Chiara aveva già un sacco di idee in testa, dopo cena mi chiamò per elencarmele una ad una: “… E poi dovrò portare lo stereo perché loro non ce l’hanno… Ma come si fa a non avere lo stereo? Vabbè… Domani vado a far compere, te rimettiti in pari con i compiti! A domani!”
Così il giorno dopo lo passai china sui libri mentre le mie amiche si davano da fare per me. Era iniziata la settimana scolastica ed io ero rimasta molto indietro: oltre ai compiti scritti dovevo studiare un sacco per la verifica di inglese dell’indomani.
Come previsto, il giorno dopo ero uno straccio. I compiti in classe mi sfinivano sempre: era come se concentrassi tutte le energie della giornata nel loro svolgimento, e poi rimanevo a secco. Fortunatamente non avevo molto da fare: appena arrivata a casa mi buttai sul letto e mi addormentai. Mi svegliai alle sei ovviamente mezza rintontita. Cercai di riprendermi prima che arrivassero i miei, ma per tutta cena stetti zitta tanto che Alice mi chiese se qualcosa non andava. Ma cavolo! Perché mai devo perforza dire qualsiasi cosa ai miei?!? Sono cavoli miei e cavoli miei restano, anche se ora non ne ho, pensai, ma risposi: “Tutto bene mamma, sono solo stanca”. Fortunatamente non indagò oltre; almeno sapeva accontentarsi.
La sera, dopo una breve telefonata a Lorenzo per accordarmi per il rapimento di Thomas di questo sabato, mi accontentai di fare zapping in tv, cosa che in genere non facevo mai. Detestavo lo zapping, addirittura mi dava fastidio durante le pubblicità. Che mi stava succedendo?
Il venerdì seguente, dopo un’altra noiosissima giornata scolastica passata a convincere Luca a partecipare alla festa a sorpresa, andai con Chia a vedere cosa aveva preparato. Prima fermata in pasticceria a scegliere la torta: enorme, bianca e blu con la crema pasticcera in mezzo ed una foto di me e Thomas al centro, fatta di zucchero. Costava un botto ma per una volta le mie tasche si sarebbero svuotate volentieri: niente era troppo per l’amore della mia vita, e poi mi veniva l’acquolina in bocca solo a guardarla. Cioè, a pensare al ripieno (lo zucchero della foto non mi piaceva per niente, lo scartavo sempre anche da piccola quando i miei compravano le torte decorate in quel modo). Dopo fu la volta degli addobbi: alcuni erano già a casa di Chia, pronti da portare a casa di Alessandro; altri eravamo andate a comprarli al centro insieme a Lucia, che ci era passata a prendere con Andrea. Tutto era pronto e perfetto per essere sistemato.
Così sabato subito dopo scuola rapii Luca (per essere certa che sarebbe venuto) e, dopo un rapido pasto a casa mia, volammo a casa di Thomas. Lui si era visto con Lorenzo subito dopo la scuola, ignaro di tutto. Nel giro di due minuti arrivarono Chiara, Lucia ed Andrea. Sistemammo tutto in fretta e furia, cioè io mi limitai ad eseguire gli ordini di Chia. Verso le tre del pomeriggio il salotto-sala da pranzo era stato completamente svuotato dai mobili ad eccezione del tavolo, delle sedie e del divano. Al centro c’era un enorme spiazzo coperto di palloncini; questi erano anche attaccati a gruppi di tre o quattro ad ogni angolo disponibile. Ghirlande di cartapesta pendevano dal soffitto e dietro al tavolo era appeso uno striscione recitante “Buon compleanno!”. Al centro del tavolo erano ammucchiati sacchetti di coriandoli da lanciare addosso a Thomas, una volta che fosse arrivato. Per il resto, il tavolo color nocciola era ricoperto da vassoi interi di salatini e patatine varie. Appena Chia finì di attaccare il suo stereo alla presa, infondo al salotto, Alessandro tornò dalla pasticceria con la torta che avevamo ordinato ieri e la mise subito nel frigorifero.
Visto che i preparativi erano terminati andai in camera a cambiarmi, aiutata da Lucia. Per l’occasione avevo preso un vestito azzurro e nero, non troppo elegante, ma molto bello, che arrivava poco sotto le ginocchia. Mi misi matita, mascara ed un leggero ombretto che evidenziava i miei occhi blu, poi scesi a farmi ammirare da Chiara e Luca.
Verso le tre e mezza cominciarono ad arrivare gli invitati: oltre a Debora, Erica e Roberto (Lorenzo era ancora in giro con Thomas) che già conoscevo, c’erano altre sei persone. Divenni tutta rossa mentre si presentavano: Michele e Laura, due suoi amici d’infanzia, Giovanni e Alberto, conosciuti alle medie, e Stefano e sua sorella Licia, odierni compagni di classe. Feci un rapido calcolo: eravamo quattordici ragazzi, sedici una volta arrivati Lorenzo e Thomas, più Alessandro. Troppa gente, ero sotto pressione.
Fortunatamente alle quattro arrivò il festeggiato. Ogni invitato aveva preso una manciata di coriandoli, e si era messo in attesa dietro la porta d’ingresso. Thomas fu letteralmente travolto dai pezzettini di carta colorata, tanto che ne sputò alcuni, poi disse: “Ma che succede?”
“Tanti auguri!” risposero tutti in coro.
“Auguri amore” sussurrai, avvicinandomi.
“E’ un’idea tua?” mi chiese, scrollandosi i vestiti.
“Certo. Dovevo fare qualcosa per il tuo compleanno no? Spostiamoci in salotto dai.”
Una volta arrivati in salotto probabilmente il mio amore si accorse del mio look, perché mi strinse e mi sussurrò all’orecchio: “Ma lo sai che sei bellissima?”
“Solo per te” risposi.
Dopo una mezz’oretta di ballo, salatini e patatine la voce di Alessandro risuonò sopra la musica: “Arriva la torta!”. Andrai ad aiutare Alessandro con il mio regalo. Una volta appoggiata la torta sul tavolo alzai gli occhi per vedere la reazione del mio ragazzo: era ammutolito di fronte alla nostra foto.
“E’… Bellissima…” disse infine.
“E allora sotto!” disse Chiara “Ho una fame!”
“Maddai, dopo tutti i salatini?”
“Ma ora ci vuole il dolce, non il salato!”
Thomas tagliò le fette e le passò a tutti. Alessandro mangiò in fretta la sua e poi si dileguò con un occhiolino: “Taglio la corda ora che la festa si sta scaldando.”.
Per tutto il pomeriggio e la sera la festa continuò. Lucia aveva organizzato una caccia al tesoro in giardino, dividendo gli invitati a squadre: vinse un bel pacchetto di caramelle gommose la squadra fucsia. Dopo ci fu una sorta di momento morto in cui gli invitati si sedettero sul divano e sulle sedie a parlare fra di loro; Thomas girava da un gruppetto all’altro.
“Allora, hai puntato qualcuno?” chiesi a Luca, sedendomi accanto a lui sul divano.
“Mmh beh, Licia non è male… Ma non so come avvicinarla, non m’ha considerato molto…”
“Prova a diventare amico di suo fratello, scambiatevi i numeri, cose così… In modo che fra un po’ tu possa iniziare a frequentare casa loro.”
“E’ un’idea, vado!”
Al suo posto si sedette Chiara: “Sono distrutta! Organizzare una festa è faticoso, non pensavo. TI diverti?”
Prima che potessi rispondere arrivò Thomas a rapirmi. Girammo fra i vari invitati finché, verso le otto, si riprese a ballare. Chiara aveva un buon orecchio per la musica, sapeva sempre quale mettere per non far smorzare l’entusiasmo e coinvolgere tutti.
La festa finì verso le undici di sera quando tutti gli invitati se ne andarono. Dopo che anche Chiara, Lucia, Andrea e Luca se ne furono andati rimasi da sola con Thomas.
“Allora, tutto qui il tuo regalo?” mi chiese, con un sorriso ironico sulle labbra.
“Perché, vuoi qualcosa in più?”
“Mmh… Direi che non mi sono gustato la ciliegina sulla torta…” disse stringendomi più forte e arretrando verso le scale.
“Hihihi… Che furbetto… Ma questo è un regalo anche per me…”
“Vediamo chi se lo gusta di più…”. Cercò la maniglia della camera dietro di sé e l’aprì.
In un secondo ci ritrovammo sul letto, presi dalla passione. Senza rendermene conto mi ritrovai senza vestiti, e pure Thomas.
Passai la notte più bella della mia vita. Dopo aver fatto l’amore ci addormentammo teneramente una accanto all’altro, stringendoci forte. Era stato così, naturale, così istintivo… Un misto di emozioni nuove, forti e sorprendenti. Ovviamente avevamo usato le dovute precauzioni: quindi potei gustarmi il momento senza neanche un filo di preoccupazione, ed assaporarmelo appieno. Esistevamo solo noi e i nostri corpi finalmente uniti, come le nostre anime. Non c’erano parole: solo gesti e contatto.
Mi addormentai così felice, dopo una giornata stupenda, con la certezza che niente ormai poteva andare male; niente ci avrebbe separato e i brutti momenti vissuti in passato erano solo brutti momenti passati, che non avevano più importanza.

martedì 24 luglio 2012

Capitolo ventiquattro

Non ho resistito, e pubblico subito il prossimo capitolo u.u
In ogni caso ho un forte mal di testa, quindi non scriverò nient'altro di sensato qui! XD godetevelo u.u

Capitolo ventiquattro

“Sai che settimana prossima cade il mio compleanno?” mi sussurrò all’orecchio Thomas, mente lo sfiorava lievemente con le labbra.
“Cosa?” sussultai, scivolando via dalle sue braccia e mettendomi in piedi davanti a lui. Erano quasi le sei e mezza; Roberto, Lorenzo ed Erica se ne erano andati circa mezz’ora prima ed io stavo passando la mia ora con il mio ragazzo prima di dover tornare a casa.
“Già.” disse il mio amore, con un sorriso che gli si allargava sulle labbra “Pensavo che dovessi esserne informata.”
“E me lo dici una settimana prima? Una settimana? Non ce la farò mai!” La mia voce era diventata leggermente più acuta dal nervoso.
“Ma non ce la farai a far cosa?”
“Anche solo a sceglierti il regalo! Lo sai che non sono brava in queste cose!”
“Ma amore.” mi disse Thomas, attirandomi dolcemente a lui “Amore, il mio regalo sei tu.”
“Non è giusto.” dissi “Non funziona così. Guarda!”. Gli sbattei sotto il naso il braccialetto che mi aveva regalato tempo prima. “Tu mi hai fatto un regalo e non avevi neanche una motivazione valida! Sono in debito, e devo – devo – trovare assolutamente il regalo perfetto per te!”
“Cavolo. Se sapevo che saresti diventata così ansiosa e paranoica non ti avrei mai fatto quel regalo. Se vuoi posso riprendermelo”.
Lo guardai sbalordita, ma vidi solo divertimento nei suoi occhi e un leggero sorriso che gli incurvava le labbra.
“Per favore, non correre via urlandomi contro maledizioni. Abbiamo ancora mezz’ora: resta con me a coccolarmi, dai.” disse facendosi più serio.
Restai ferma un momento, poi sospirai: potevo solo arrendermi. Mi avvicinai di nuovo al suo viso e lo baciai dolcemente, mentre Thomas mi riportava sul letto accanto a lui.
Una volta tornata a casa presi il telefono e mi chiusi in camera.
“Aiuto!” esclamai, appena Lucia mi rispose. In fretta gli spiegai la situazione e lei m’interruppe nel bel mezzo del mio delirio per dirmi: “Senti, chiama Chia e troviamoci al bar fra mezz’ora ok? Non importa se non hai ancora mangiato: ti prendi una piadina. Anche se dubito che riuscirai a mangiare. A dopo!”
Così chiamai Chia e fissai l’appuntamento. Dopo tre quarti d’ora eravamo sedute al bar e avevo spiegato in fretta la situazione.
“Ma vi rendete conto? Settimana prossima! Manca solo una settimana!”
“Quindi li compirebbe? Che giorno?”
“Il sedici. Il sedici dicembre…”. Qualcosa nel mio viso fece assumere alle mie amiche un’espressione preoccupata.
“Hai gli occhi fuori dalle orbite.” osservò Chia.
“E la bava dalla bocca.” aggiunse Lucia “Ok, è piuttosto allarmante. Allora, qualche idea sui suoi gusti?”
“No.” risposi. “Blu.” poi dissi, ripensandoci “Credo che gli piaccia il blu… L’azzurro… Camera sua è tutta azzurra”.
“Beh, non è molto… Sforzati un po’ dai!” mi spronò Lucia. Chiara intanto era uscita a fumare una sigaretta nella speranza di farsi venire qualche idea.
“Niente… Non so niente di lui!”
“Ma dai… Qualcosa dovrai pure saperla… State insieme no?”
“Beh…” iniziai. Le cose che sapevo di Thomas, le cose che ci univano, andavano al di là della normale comprensione e non potevo certo confidarmi con Lucia o Chiara. Ma davvero conoscevo così poco il mio ragazzo? Riflettei per quella che mi parve un’eternità, tanto che Chiara fece a tempo a finire la sigaretta e a tornare da noi. Fece per dire qualcosa ma Lucia la bloccò: mi stava osservando e probabilmente vide che avevo bisogno di concentrazione.
“Gli piace la compagnia.” dissi infine. “Aspettate… Potremmo fare una festa!”
“Bellissimo! Inviteremo un sacco di persone!” esclamò Chia.
“No no! Non gli piace il casino… Ma la gente che conosce va bene. Ora che ci penso… Non so chi conosce. L’ho sempre visto nel nostro gruppo… O da sola”.
“Bene! Nuova missione per Lucia!” esclamò lei, soddisfatta “Visto che vengo a scuola con te e tu non puoi indagare, lo farò io. Fidati di me, entro dopodomani saprai tutto sulle sue amicizie, a partire dall’asilo”.
“Beh, non mi serve andare così indietro… Mi fido di te Lu. Sei la più adatta”.
“Io mi occuperò della parte tecnica.” gli occhi di Chiara brillarono “Decorazioni, torta… Musica!”
“E tu.” Lucia mi puntò contro un dito “Dovrai occuparti della casa. Da come l’hai descritta quella di Thomas sarebbe perfetta… Visto che conosci suo nonno prova a chiederglielo. E dovremo organizzare i tempi alla perfezione. Dovrai tenere occupato Thomas quando Chiara prenderà le misure per la festa… E poi quando andremo a montare il tutto”.
“Potremo chiedere aiuto a Debora… E magari anche gli altri che si era portata dietro sabato.” aggiunse Chiara, gli occhi che luccicavano al pensiero, ne ero certa, di Roberto.
All’improvviso mi sentii molto meglio: “Certo.” dissi “Bisogna invitare anche loro, sono diventati buoni amici di Thomas”. Evitai di aggiungere che erano anche miei amici: Chiara l’avrebbe presa male se avesse scoperto che vedevo Roberto senza di lei. Era molto possessiva, e non sarebbe servito a niente ricordarle che ero superinnamorata e che lei lo aveva visto solo una volta.
Quella sera, con l’idea della festa in mente, riuscii a dormire bene.
Non sapevo cosa avrei fatto senza le mie amiche.

giovedì 19 luglio 2012

Fine degli esami @.@ e capitolo ventitreesimo u.u

Bene, sono tornata! =D
Gli esami fanno male ragazzuoli, molto male =..= è da aprile che non ho una pausa, gli ultimi due saranno andati da schifo, non m'importa... Ora ho tutto agosto per fare vacanza, qualcosa come 5 settimane! =D ne ho proprio bisogno, credo che me le prenderò TUTTE per me...
Che altro dire? Sono esausta... Però vedrò di pubblicare più velocemente... Magari ce la faremo a finire questa storia prima del rientro a scuola no? =D (per me rientro in università XD)
Bene, direi che mi prendo qualche giorno di pausa e poi forse torno a scrivere qualcosa d'intelligente qua XD Intanto sappiate che sono viva! =D
E ora buona lettura u.u



Capitolo ventitre

Il venerdì successivo ci trovammo tutti a casa del nonno di Thomas. Roberto, Erica e Lorenzo si presentarono ad Alessandro, che fu ben felice di accoglierli come nuovo allievi, e discussero di nuovo sulla Gemma Blu. Nel corso della settimana ero riuscita quasi del tutto a farmi passare il malumore, anche se ogni tanto una fitta di dolore mi percorreva lo stomaco.
“Ma quali sarebbero di preciso le proprietà della Gemma Blu?”  chiese Erica, lo sguardo penetrante fisso su Alessandro da dietro gli occhiali.
“Nessuno lo sa. La storia della Gemma Blu si è persa nel tempo e ai giorni nostri rimangono solo frammenti di vecchie leggende… A quanto pare potrebbe dare un corpo ai Predatori, come ho già detto.”
“E chi l’ha creata questa pietra? E come ha fatto a metterla in un luogo al di là del tempo e dello spazio?” intervenne Lorenzo, in genere silenzioso.
“Ahimè, chi può dirlo? Non siamo nemmeno sicuri che quel che si dice sulla pietra sia vero. Potrebbe benissimo non esistere ed essere solo una leggenda, oppure potrebbe esistere ma non si riuscirebbe ad evocare neanche con tutta l’energia che intendono accumulare i Predatori. Non sappiamo niente di certo.”
“Ma come hanno fatto a sapere i Predatori dell’esistenza di questa pietra?”
“Ah, purtroppo questa è una storia molto triste. Quando i Predatori hanno cominciato a comportarsi in modo anomalo noi Maestri ci siamo riuniti per capire cosa stava succedendo. E’ stata quella settimana in cui t’ho lasciato a casa da solo Thom, ricordi? Comunque, ci siamo incontrati nel nostro rifugio, che non sono tenuto a rivelare, per discuterne. E’ stato allora che abbiamo scoperto il tradimento. Uno dei maestri più giovani, Dario, aveva svelato l’esistenza della Gemma Blu ai Predatori.”
“Ma perché?” chiesi, incuriosita. Alessandro s’incupì.
“Siamo stati incauti. Incauti ed orgogliosi del potere che avevamo, della Vista, che ci distingueva dagli altri esseri umani. Nel corso del tempo ci siamo trovati e riuniti, io, Giorgio, Elena e Sabrina. Ci credevamo speciali e superiori e questo, ahimè, ci ha resi ciechi. Dopo aver passato anni a studiare il nostro potere ci sentivamo ancora insoddisfatti e abbiamo pensato, a ragione, che non fossimo soli. Allora ci siamo dati alla ricerca ed al reclutamento di nuovi Eletti, persone speciali, come noi! Ci siamo dati l’appellativo di Maestri ed il compito di istruire i nuovi Difensori. Conoscevo il vostro Maestro, il tuo prozio: l’aveva scoperto Giorgio. Ma lui era infinitamente migliore di noi: umile, non pretendeva di farsi chiamare Maestro e presto non volle più avere a che fare con noi. Non voleva allievi, e credo che vi abbia trovato per caso. Alla fine Sabrina trovò Dario. Era così intelligente, così appassionato alla nostra natura e al nostro dono… E soprattutto era affascinato dai Predatori. Mentre noi ci preoccupavamo solo di trovare un modo per sconfiggerli, lui iniziò a studiarli e ad interagire con loro. Cambiò, ma fu un cambiamento impercettibile ed inspiegabile e noi non ce ne accorgemmo. Si accanì ancora di più sullo studio della sua natura e di quella dei Predatori. Ci chiese, nonostante la sua giovane età, di essere ammesso a far parte dei Maestri, per essere messo al corrente dei segreti che custodivamo gelosamente, come la scoperta degli scritti riguardanti la Gemma Blu. Fummo ingenui, perché accogliemmo la sua richiesta. E, dopo averlo messo a parte dei nostri segreti, ci tradì. All’inizio non capimmo, non sapevamo come fosse possibile che i Predatori, da creature pacifiche quali erano, si erano messi ad uccidere. Ad un certo punto pensavamo di essere stati noi la causa, con la nostra arroganza, visto che volevamo essere superiori a loro. La verità venne a galla solo in una fredda serata di febbraio, mentre Sabrina e Dario tornavano a casa. Vennero attaccati, e Sabrina fece per difendersi, ma Dario glielo impedì. Si erano appena congedati da Giorgio, che sentì l’urlo della donna e corse a vedere, con la pila in mano, pronto a farla scattare. Lì vide che Dario parlava dolcemente con una di loro, una Predatrice, e dalle sue parole capì che i due erano innamorati. Già, per questo Dario ci aveva traditi: voleva dare un corpo alla sua bella, incurante di tutte le vittime che questo avrebbe comportato. Ma ovviamente la sua bella non poteva fare tutto da sola, così si confidò alla sua gente, diede loro la speranza di veder realizzato il più grande sogno della sua specie e questo ha portato a tutto ciò.”
“E poi, che è successo a Dario?”
“Beh, Giorgio aspetto che la sua bella se ne fosse andata. Non poteva rischiare di farsi vedere: lui era vecchio e stanco mentre Dario era giovane e forte; inoltre aveva l’appoggio della Predatrice. Una volta assicuratosi che Dario e Sabrina erano rimasti soli si avvicinò correndo. Disse di aver sentito delle urla e Dario rispose che erano stati attaccati e che lui s’era salvato per miracolo. Una volta di fronte a noi altri maestri, però, fu costretto a confessare. Dopo qualche giorno dei Predatori attaccarono Dario. Il suo corpo è ancora all’ospedale, in come, ma non siamo mai riusciti a ritrovare la sua anima. Forse è fuggito con la sua bella: magari ora che sono fatti della stessa materia riescono a stare insieme senza interferenze. Sabrina invece sta bene, si è risvegliata – siamo riusciti a trovarla – ma è molto scossa dopo aver saputo che è stato il suo prediletto a tradirci. Da allora si è rinchiusa in casa e non vuole né vedere né sentire più nessuno, nonostante i nostri tentativi di parlare con lei.”
“Ma perché Dario è stato attaccato? Insomma… Lui aveva rivelato il segreto ai Predatori, inoltre aveva una storia con una di loro, quindi perché attaccarlo?”
“Possiamo fare solo supposizioni. Credo che la sua bella non sia stata lì, altrimenti l’avrebbe protetto. La voce della Gemma Blu si è diffusa nella sua razza e ai più non importava sapere da dove venisse. Credo che i Predatori abbiano capito che noi Eletti siamo gli unici a potergli tenere testa quindi, se ne hanno l’occasione, ci attaccano.”
Distolsi lo sguardo da Alessandro mentre la conversazione continuava. Pensavo a Dario e al suo amore. Era poi così sbagliato quello che aveva fatto? Certo, vedendo le conseguenze. Ma era un uomo innamorato, e lo capivo. Quando ancora non sapevo cosa fosse Thomas, non avevo forse anch’io pregato di scoprirlo, per poter fare in modo che diventasse come me? Per poterlo stringere, baciare; per poterlo amare senza freni. Senza dover apparire sola, agli occhi degli altri.
No, non avrei giudicato male questo Dario. Ora potevamo solo opporci, fare i conti con le conseguenza del suo gesto, ma sapevo una cosa: all’amore non si può resistere e lui si era aggrappato con tutte le sue forze all’unico modo che aveva scoperto per poter amare davvero la sua bella.

domenica 15 luglio 2012

Capitolo ventiduesimo della mia storia =)

Capitolo ventidue

“Thomas” chiamò Roberto venendoci incontro “Giulia”
“Ehi Rob”
“Dunque… Direi che è maglio passare subito al sodo. Chi è il vostro Maestro?”
“Mio nonno Alessandro. E il vostro?”
“Era mio zio, prozio in realtà. Purtroppo ci ha lasciato qualche mese fa”
“Mi dispiace” intervenni.
“Non importa.” mi rispose Erica “Ci eravamo molto affezionati a lui, ma ormai è passato del tempo. Il problema è che adesso siamo senza guida. Ci siamo continuati ad allenare anche da soli… Ma se non vi spiace vorremmo conoscere tuo nonno, Thomas. Potremmo formare un’unica grande squadra.”
“Ne parlerò con mio nonno e vi farò sapere cosa ne pensa. Credo che non ci siano problemi comunque”.
Ci avviammo verso le altalene. Io mi sedetti e iniziai a dondolare debolmente; Thomas era in piedi dietro di me e mi teneva per le corde. Ad ondate regolari una sensazione di malessere mi assaliva ancora, ma feci di tutto per non farlo trasparire; gli altri intanto avevano iniziato a chiacchierare, perciò decisi di distrarmi ascoltandoli. Thomas aveva chiesto a Roberto come aveva scoperto di essere un Difensore delle anime e quando aveva iniziato il suo addestramento.
“Mio zio si accorse che vedevo i Predatori quando io avevo undici anni. Mi aveva accompagnato in gita, ed io mi ero molto spaventato vedendo uno di quegli esseri vagare per la città, la sera. Allora mi ha detto che cos’ero, e mi ha insegnato come stordirli, per evitare che mi facessero del male. Ovviamente, mi disse all’epoca, i Predatori erano creature pacifiche che vivevano in armonia con noi, viste soltanto da poche persone, per questo chiamate Eletti. Purtroppo o per fortuna è morto poco prima che i Predatori iniziassero a comportarsi in modo anomalo. Noi l’abbiamo capito per conto nostro e ci siamo dati da fare, anche se non riusciamo a spiegarci il perché di questo comportamento da parte loro”.
“Beh…” iniziò Thomas, ma io lo interruppi: “Aspetta, hai detto che anche tuo zio era un Difensore, giusto? E anche tuo nonno lo è, amore… Ma allora, come funziona? E’ genetico? C’è la possibilità che uno dei miei genitori, o dei miei parenti, sia un Difensore delle anime e che io non lo sappia?”
“Non ne ho idea”  mi rispose Roberto.
“Effettivamente non c’ho mai pensato” aggiunse Thomas.
“Io non ho parenti con il dono della Vista” s’intromise Lorenzo “Ho controllato, e nessuno di loro luccica. Magari è il caso a farci Difensori delle anime, anche se è più probabile che nascano Difensori nella stessa famiglia. Oppure è genetico, ed io l’ho ereditato da qualche lontano parente o a qualche avo che non ho mai conosciuto. Magari serve qualche causa scatenane per attivare il gene”.
“E’ una discussione interessante, ma non molto rilevante vero? Sentiamo invece perché i Predatori si comportano in modo strano, pare che Thomas sappia la risposta”. Erica riportò la conversazione su argomenti di cui avevo già discusso con Thomas e suo nonno, quindi ripensai alle parole di Lorenzo mentre il mio ragazzo raccontava la storia della Gemma Blu. Poteva davvero essere che mia mamma o mio papà fossero dei Difensori delle anime? E allora come mai non m’avevano detto niente? Ripensandoci, forse non volevano farmi sentire inadeguata, se alla fine non avessi avuto il dono della Vista. Ma potevano sempre controllare no? Sarebbero stati in grado di vedermi brillare, e quindi di capire che io vedevo i Predatori. Oppure, uno di loro non l’aveva mai confessato all’altro… E si portava dietro un segreto terribile, un dono che l’altro non avrebbe mai compreso… Ma anche in quel caso, avrebbe potuto condividere il segreto con me. No, forse nessuno dei due era un Difensore… Ma allora, chi? Forse nessuno. Forse ero come Lorenzo: il mio dono era venuto dal nulla. Chissà, era davvero genetico?
“Giulia, amore.” mi sentii chiamare.
“Sì?”
“E’ ora di andare a casa, non trovi? Sono le undici e mezza”.
“Cavolo sì! Devo andare… Ciao ragazzi!” salutai in fretta, alzandomi. Thomas mi seguì: “Ci sentiamo per telefono. Ci metteremo d’accordo per incontrarci da mio nonno”.
Mentre uscivamo dal parco, Thomas mi fermò. Mi fece scorrere una mano sulla schiena e si chinò a baciarmi, dolcemente. Poi mi chiese: “E allora, cose ne pensi? Sono simpatici no?”
“Già. Potremmo iniziare ad uscire tutti insieme… Senza dimenticare Lucia, Andrea, Chiara e Luca”. Probabilmente Thomas notò la smorfia che feci pronunciando l’ultimo nome.
“Ma che cos’ha Luca che non va?”
“Uffi… E’ che vorrei che fosse felice anche lui. Invece sembra sempre così giù… Probabilmente non sopporta uscire con noi, ma siamo i suoi unici amici! Non posso permettere che se ne stia sempre a casa da solo, a torturarsi”.
“Torturarsi per che?”
“Non lo so…” risposi, mordendomi il labbro. In verità lo sapevo, ma non volevo dire a Thomas dell’interesse che Luca nutriva nei miei confronti.
“Dai, ti porto a casa. Non pensarci amore, sorridi un po’, su”. Mi tirò l’angolo delle labbra con un dito. Io gli feci una linguaccia e ripresi a camminare.
Una volta a casa, trovai mia madre un po’ arrabbiata, perché il pranzo era già pronto ed io ero in ritardo. Mi sedetti a tavola facendo le mie scuse, e osservai i miei genitori. Socchiusi gli occhi fino a quasi chiuderli del tutto, ma non vidi nessuna aurea brillante avvolgere la loro figura.

giovedì 31 maggio 2012

Capitolo ventuno =)



Capitolo ventuno

Cercavo di concentrarmi sulla palla. Dritta… Dritta… Ma all’ultimo secondo girava ed entrava nel canaletto. Neanche un solo birillo buttato giù.
“Dai Giu! Oggi sei scarica. Che cos’hai?”.
“Niente Chia. Mi sa che ho mangiato troppo”. risposi debolmente. Thomas mi sfiorò il braccio per farmi forza; ero ancora sconvolta. Mi sedetti sulla panchina della pista mentre Erica prendeva la palla e tirava. Accanto a me c’era un chiacchiericcio allegro: tutti si stavano divertendo. I tre Difensori delle anime o non si erano accorti di noi, o facevano finta di niente. Il mio ragazzo si avvicinò a Roberto e prese il cellulare; si stavano scambiando i numeri. Qui non era prudente parlare.
A fine serata risultai la peggiore, perdendo miseramente. I miei amici ridevano e scherzavano, prendendomi in giro. L’unico che sembrava giù era di nuovo Luca: Deb a quanto pare non gli piaceva, e aveva scoperto che Erica era la ragazza di Lorenzo. Chiara invece era su di giri, anche se non capivo il motivo; probabilmente c’entrava Roberto, visto che rientrava nel genere di ragazzi che le piacevano. Andrea aveva notato che qualcosa non andava, ed insistette per portarmi a casa quasi subito. Così per le undici e mezzo mi trovavo in pigiama nel mio letto, a riflettere.
Non avevo sonno, no. Mi sentivo terribilmente in colpa, così delusa da me stessa, così disgustata, che non trovavo i termini di paragone adeguati. Ero una perdente, altro che un’Eletta. L’unica mia ragione di vita aveva rischiato di sparire sotto i miei occhi ed io, che avevo il potere di impedirlo, non avevo fatto niente. Accecata dalla paura, ero rimasta inerme, in ginocchio sull’asfalto, a guardare la tragedia che si sarebbe compiuta, se non fossero arrivati per puro caso altri tre Difensori delle anime. Le lacrime, che avevo trattenuto così a lungo, iniziarono a scivolare silenziose sulle mie guancie. Il mio corpo era mosso da muti singhiozzi, mentre mi rendevo conto dello sbaglio che avevo compiuto, l’errore più grande della mia vita, che mi sarebbe costato tutto se non fosse intervenuta Erica. Nella mia disperazione cercai l’oblio, che venne in un momento imprecisato della notte e mi portò il sonno, la pace, finalmente.
Il giorno dopo mia madre venne a svegliarmi per le dieci: “Giu… C’è Thomas per te giù. Che gli dico?”
“Fallo salire.” gracchiai, con la voce rauca di chi si è addormentato piangendo. Cercai di non pensare all’aspetto che di sicuro avrebbe avuto il mio viso, e del fatto che il mio ragazzo l’avrebbe visto fra breve.
“Giulia, amore…” mormorò Thomas, sulla porta.
“Entra, siediti. Qui, accanto a me”.
Thomas si sedette sul letto. Mi sfiorò il viso con le dita poi, sospirando, mi attirò a sé. Mi cullò dolcemente per qualche istante.
“Amore, non affliggerti. Non è colpa tua, è normale… E’ la tua prima esperienza, eri spaventata… Ti capisco”.
Iniziai a tremare: “No. Ho rischiato di perderti…” la mia voce s’incrinò “Non ho scuse. Se non fossero arrivati gli altri…”
“Ma sono arrivati.” m’interruppe “Sono arrivati e non puoi fare niente per cambiare il passato. Smettila di darti colpe, e se stai così male cerca di impegnarti di più in futuro. Io non ti accuso di niente. Ti amo, sono qui, lo sarò sempre”.
Deglutii, scacciando il nodo che avevo in gola. “Grazie.” sussurrai.
“Di niente.” mi sorrise il mio amore “Ma dobbiamo parlare d’altro adesso. Dopo che sono tornato a casa ieri sera m’ha chiamato Roberto. Ha chiesto se possiamo incontrarci stamattina al parco. Vuole parlare, ed io sono convinto che anche lui si sia accorto che noi siamo Difensori delle anime. Ci sei? Vieni con me?”
“Certo. Lasciami qualche minuto però. Devo rendermi presentabile”.
Di malavoglia, con un po’ di mal di testa, mi alzai e andai verso il bagno. Evitai di guardarmi allo specchio finché non mi fui lavata. La mia faccia non era tanto male, se si escludevano gli occhi a pesce. Come tutte le volte che dormivo dopo aver pianto, mi si formavano le borse sotto gli occhi. Sospirai, conscia di non poter far niente: sarebbero sparite da sole entro qualche ora.
Thomas scese ad aspettarmi in salotto mentre io mi vestivo e mi pettinavo. Dopo un quarto d’ora ero pronta e scesi.
“Ciao a tutti, io esco!” gridai ai miei, mentre aprivo la porta.
“Torna per mezzogiorno!” mi urlò Alice di risposta.
Arrivammo al parco per le dieci e mezza; Roberto e gli altri erano già là.
“Ci siamo.” mi sussurrò Thomas, stringendomi la mano “Finalmente abbiamo degli alleati”.