Se passate di qui, lasciate pure un commento. Potrà essere la base di una profonda conoscenza, o una goccia d'acqua che lentamente scorre e se ne va...

martedì 24 luglio 2012

Capitolo ventiquattro

Non ho resistito, e pubblico subito il prossimo capitolo u.u
In ogni caso ho un forte mal di testa, quindi non scriverò nient'altro di sensato qui! XD godetevelo u.u

Capitolo ventiquattro

“Sai che settimana prossima cade il mio compleanno?” mi sussurrò all’orecchio Thomas, mente lo sfiorava lievemente con le labbra.
“Cosa?” sussultai, scivolando via dalle sue braccia e mettendomi in piedi davanti a lui. Erano quasi le sei e mezza; Roberto, Lorenzo ed Erica se ne erano andati circa mezz’ora prima ed io stavo passando la mia ora con il mio ragazzo prima di dover tornare a casa.
“Già.” disse il mio amore, con un sorriso che gli si allargava sulle labbra “Pensavo che dovessi esserne informata.”
“E me lo dici una settimana prima? Una settimana? Non ce la farò mai!” La mia voce era diventata leggermente più acuta dal nervoso.
“Ma non ce la farai a far cosa?”
“Anche solo a sceglierti il regalo! Lo sai che non sono brava in queste cose!”
“Ma amore.” mi disse Thomas, attirandomi dolcemente a lui “Amore, il mio regalo sei tu.”
“Non è giusto.” dissi “Non funziona così. Guarda!”. Gli sbattei sotto il naso il braccialetto che mi aveva regalato tempo prima. “Tu mi hai fatto un regalo e non avevi neanche una motivazione valida! Sono in debito, e devo – devo – trovare assolutamente il regalo perfetto per te!”
“Cavolo. Se sapevo che saresti diventata così ansiosa e paranoica non ti avrei mai fatto quel regalo. Se vuoi posso riprendermelo”.
Lo guardai sbalordita, ma vidi solo divertimento nei suoi occhi e un leggero sorriso che gli incurvava le labbra.
“Per favore, non correre via urlandomi contro maledizioni. Abbiamo ancora mezz’ora: resta con me a coccolarmi, dai.” disse facendosi più serio.
Restai ferma un momento, poi sospirai: potevo solo arrendermi. Mi avvicinai di nuovo al suo viso e lo baciai dolcemente, mentre Thomas mi riportava sul letto accanto a lui.
Una volta tornata a casa presi il telefono e mi chiusi in camera.
“Aiuto!” esclamai, appena Lucia mi rispose. In fretta gli spiegai la situazione e lei m’interruppe nel bel mezzo del mio delirio per dirmi: “Senti, chiama Chia e troviamoci al bar fra mezz’ora ok? Non importa se non hai ancora mangiato: ti prendi una piadina. Anche se dubito che riuscirai a mangiare. A dopo!”
Così chiamai Chia e fissai l’appuntamento. Dopo tre quarti d’ora eravamo sedute al bar e avevo spiegato in fretta la situazione.
“Ma vi rendete conto? Settimana prossima! Manca solo una settimana!”
“Quindi li compirebbe? Che giorno?”
“Il sedici. Il sedici dicembre…”. Qualcosa nel mio viso fece assumere alle mie amiche un’espressione preoccupata.
“Hai gli occhi fuori dalle orbite.” osservò Chia.
“E la bava dalla bocca.” aggiunse Lucia “Ok, è piuttosto allarmante. Allora, qualche idea sui suoi gusti?”
“No.” risposi. “Blu.” poi dissi, ripensandoci “Credo che gli piaccia il blu… L’azzurro… Camera sua è tutta azzurra”.
“Beh, non è molto… Sforzati un po’ dai!” mi spronò Lucia. Chiara intanto era uscita a fumare una sigaretta nella speranza di farsi venire qualche idea.
“Niente… Non so niente di lui!”
“Ma dai… Qualcosa dovrai pure saperla… State insieme no?”
“Beh…” iniziai. Le cose che sapevo di Thomas, le cose che ci univano, andavano al di là della normale comprensione e non potevo certo confidarmi con Lucia o Chiara. Ma davvero conoscevo così poco il mio ragazzo? Riflettei per quella che mi parve un’eternità, tanto che Chiara fece a tempo a finire la sigaretta e a tornare da noi. Fece per dire qualcosa ma Lucia la bloccò: mi stava osservando e probabilmente vide che avevo bisogno di concentrazione.
“Gli piace la compagnia.” dissi infine. “Aspettate… Potremmo fare una festa!”
“Bellissimo! Inviteremo un sacco di persone!” esclamò Chia.
“No no! Non gli piace il casino… Ma la gente che conosce va bene. Ora che ci penso… Non so chi conosce. L’ho sempre visto nel nostro gruppo… O da sola”.
“Bene! Nuova missione per Lucia!” esclamò lei, soddisfatta “Visto che vengo a scuola con te e tu non puoi indagare, lo farò io. Fidati di me, entro dopodomani saprai tutto sulle sue amicizie, a partire dall’asilo”.
“Beh, non mi serve andare così indietro… Mi fido di te Lu. Sei la più adatta”.
“Io mi occuperò della parte tecnica.” gli occhi di Chiara brillarono “Decorazioni, torta… Musica!”
“E tu.” Lucia mi puntò contro un dito “Dovrai occuparti della casa. Da come l’hai descritta quella di Thomas sarebbe perfetta… Visto che conosci suo nonno prova a chiederglielo. E dovremo organizzare i tempi alla perfezione. Dovrai tenere occupato Thomas quando Chiara prenderà le misure per la festa… E poi quando andremo a montare il tutto”.
“Potremo chiedere aiuto a Debora… E magari anche gli altri che si era portata dietro sabato.” aggiunse Chiara, gli occhi che luccicavano al pensiero, ne ero certa, di Roberto.
All’improvviso mi sentii molto meglio: “Certo.” dissi “Bisogna invitare anche loro, sono diventati buoni amici di Thomas”. Evitai di aggiungere che erano anche miei amici: Chiara l’avrebbe presa male se avesse scoperto che vedevo Roberto senza di lei. Era molto possessiva, e non sarebbe servito a niente ricordarle che ero superinnamorata e che lei lo aveva visto solo una volta.
Quella sera, con l’idea della festa in mente, riuscii a dormire bene.
Non sapevo cosa avrei fatto senza le mie amiche.

giovedì 19 luglio 2012

Fine degli esami @.@ e capitolo ventitreesimo u.u

Bene, sono tornata! =D
Gli esami fanno male ragazzuoli, molto male =..= è da aprile che non ho una pausa, gli ultimi due saranno andati da schifo, non m'importa... Ora ho tutto agosto per fare vacanza, qualcosa come 5 settimane! =D ne ho proprio bisogno, credo che me le prenderò TUTTE per me...
Che altro dire? Sono esausta... Però vedrò di pubblicare più velocemente... Magari ce la faremo a finire questa storia prima del rientro a scuola no? =D (per me rientro in università XD)
Bene, direi che mi prendo qualche giorno di pausa e poi forse torno a scrivere qualcosa d'intelligente qua XD Intanto sappiate che sono viva! =D
E ora buona lettura u.u



Capitolo ventitre

Il venerdì successivo ci trovammo tutti a casa del nonno di Thomas. Roberto, Erica e Lorenzo si presentarono ad Alessandro, che fu ben felice di accoglierli come nuovo allievi, e discussero di nuovo sulla Gemma Blu. Nel corso della settimana ero riuscita quasi del tutto a farmi passare il malumore, anche se ogni tanto una fitta di dolore mi percorreva lo stomaco.
“Ma quali sarebbero di preciso le proprietà della Gemma Blu?”  chiese Erica, lo sguardo penetrante fisso su Alessandro da dietro gli occhiali.
“Nessuno lo sa. La storia della Gemma Blu si è persa nel tempo e ai giorni nostri rimangono solo frammenti di vecchie leggende… A quanto pare potrebbe dare un corpo ai Predatori, come ho già detto.”
“E chi l’ha creata questa pietra? E come ha fatto a metterla in un luogo al di là del tempo e dello spazio?” intervenne Lorenzo, in genere silenzioso.
“Ahimè, chi può dirlo? Non siamo nemmeno sicuri che quel che si dice sulla pietra sia vero. Potrebbe benissimo non esistere ed essere solo una leggenda, oppure potrebbe esistere ma non si riuscirebbe ad evocare neanche con tutta l’energia che intendono accumulare i Predatori. Non sappiamo niente di certo.”
“Ma come hanno fatto a sapere i Predatori dell’esistenza di questa pietra?”
“Ah, purtroppo questa è una storia molto triste. Quando i Predatori hanno cominciato a comportarsi in modo anomalo noi Maestri ci siamo riuniti per capire cosa stava succedendo. E’ stata quella settimana in cui t’ho lasciato a casa da solo Thom, ricordi? Comunque, ci siamo incontrati nel nostro rifugio, che non sono tenuto a rivelare, per discuterne. E’ stato allora che abbiamo scoperto il tradimento. Uno dei maestri più giovani, Dario, aveva svelato l’esistenza della Gemma Blu ai Predatori.”
“Ma perché?” chiesi, incuriosita. Alessandro s’incupì.
“Siamo stati incauti. Incauti ed orgogliosi del potere che avevamo, della Vista, che ci distingueva dagli altri esseri umani. Nel corso del tempo ci siamo trovati e riuniti, io, Giorgio, Elena e Sabrina. Ci credevamo speciali e superiori e questo, ahimè, ci ha resi ciechi. Dopo aver passato anni a studiare il nostro potere ci sentivamo ancora insoddisfatti e abbiamo pensato, a ragione, che non fossimo soli. Allora ci siamo dati alla ricerca ed al reclutamento di nuovi Eletti, persone speciali, come noi! Ci siamo dati l’appellativo di Maestri ed il compito di istruire i nuovi Difensori. Conoscevo il vostro Maestro, il tuo prozio: l’aveva scoperto Giorgio. Ma lui era infinitamente migliore di noi: umile, non pretendeva di farsi chiamare Maestro e presto non volle più avere a che fare con noi. Non voleva allievi, e credo che vi abbia trovato per caso. Alla fine Sabrina trovò Dario. Era così intelligente, così appassionato alla nostra natura e al nostro dono… E soprattutto era affascinato dai Predatori. Mentre noi ci preoccupavamo solo di trovare un modo per sconfiggerli, lui iniziò a studiarli e ad interagire con loro. Cambiò, ma fu un cambiamento impercettibile ed inspiegabile e noi non ce ne accorgemmo. Si accanì ancora di più sullo studio della sua natura e di quella dei Predatori. Ci chiese, nonostante la sua giovane età, di essere ammesso a far parte dei Maestri, per essere messo al corrente dei segreti che custodivamo gelosamente, come la scoperta degli scritti riguardanti la Gemma Blu. Fummo ingenui, perché accogliemmo la sua richiesta. E, dopo averlo messo a parte dei nostri segreti, ci tradì. All’inizio non capimmo, non sapevamo come fosse possibile che i Predatori, da creature pacifiche quali erano, si erano messi ad uccidere. Ad un certo punto pensavamo di essere stati noi la causa, con la nostra arroganza, visto che volevamo essere superiori a loro. La verità venne a galla solo in una fredda serata di febbraio, mentre Sabrina e Dario tornavano a casa. Vennero attaccati, e Sabrina fece per difendersi, ma Dario glielo impedì. Si erano appena congedati da Giorgio, che sentì l’urlo della donna e corse a vedere, con la pila in mano, pronto a farla scattare. Lì vide che Dario parlava dolcemente con una di loro, una Predatrice, e dalle sue parole capì che i due erano innamorati. Già, per questo Dario ci aveva traditi: voleva dare un corpo alla sua bella, incurante di tutte le vittime che questo avrebbe comportato. Ma ovviamente la sua bella non poteva fare tutto da sola, così si confidò alla sua gente, diede loro la speranza di veder realizzato il più grande sogno della sua specie e questo ha portato a tutto ciò.”
“E poi, che è successo a Dario?”
“Beh, Giorgio aspetto che la sua bella se ne fosse andata. Non poteva rischiare di farsi vedere: lui era vecchio e stanco mentre Dario era giovane e forte; inoltre aveva l’appoggio della Predatrice. Una volta assicuratosi che Dario e Sabrina erano rimasti soli si avvicinò correndo. Disse di aver sentito delle urla e Dario rispose che erano stati attaccati e che lui s’era salvato per miracolo. Una volta di fronte a noi altri maestri, però, fu costretto a confessare. Dopo qualche giorno dei Predatori attaccarono Dario. Il suo corpo è ancora all’ospedale, in come, ma non siamo mai riusciti a ritrovare la sua anima. Forse è fuggito con la sua bella: magari ora che sono fatti della stessa materia riescono a stare insieme senza interferenze. Sabrina invece sta bene, si è risvegliata – siamo riusciti a trovarla – ma è molto scossa dopo aver saputo che è stato il suo prediletto a tradirci. Da allora si è rinchiusa in casa e non vuole né vedere né sentire più nessuno, nonostante i nostri tentativi di parlare con lei.”
“Ma perché Dario è stato attaccato? Insomma… Lui aveva rivelato il segreto ai Predatori, inoltre aveva una storia con una di loro, quindi perché attaccarlo?”
“Possiamo fare solo supposizioni. Credo che la sua bella non sia stata lì, altrimenti l’avrebbe protetto. La voce della Gemma Blu si è diffusa nella sua razza e ai più non importava sapere da dove venisse. Credo che i Predatori abbiano capito che noi Eletti siamo gli unici a potergli tenere testa quindi, se ne hanno l’occasione, ci attaccano.”
Distolsi lo sguardo da Alessandro mentre la conversazione continuava. Pensavo a Dario e al suo amore. Era poi così sbagliato quello che aveva fatto? Certo, vedendo le conseguenze. Ma era un uomo innamorato, e lo capivo. Quando ancora non sapevo cosa fosse Thomas, non avevo forse anch’io pregato di scoprirlo, per poter fare in modo che diventasse come me? Per poterlo stringere, baciare; per poterlo amare senza freni. Senza dover apparire sola, agli occhi degli altri.
No, non avrei giudicato male questo Dario. Ora potevamo solo opporci, fare i conti con le conseguenza del suo gesto, ma sapevo una cosa: all’amore non si può resistere e lui si era aggrappato con tutte le sue forze all’unico modo che aveva scoperto per poter amare davvero la sua bella.

domenica 15 luglio 2012

Capitolo ventiduesimo della mia storia =)

Capitolo ventidue

“Thomas” chiamò Roberto venendoci incontro “Giulia”
“Ehi Rob”
“Dunque… Direi che è maglio passare subito al sodo. Chi è il vostro Maestro?”
“Mio nonno Alessandro. E il vostro?”
“Era mio zio, prozio in realtà. Purtroppo ci ha lasciato qualche mese fa”
“Mi dispiace” intervenni.
“Non importa.” mi rispose Erica “Ci eravamo molto affezionati a lui, ma ormai è passato del tempo. Il problema è che adesso siamo senza guida. Ci siamo continuati ad allenare anche da soli… Ma se non vi spiace vorremmo conoscere tuo nonno, Thomas. Potremmo formare un’unica grande squadra.”
“Ne parlerò con mio nonno e vi farò sapere cosa ne pensa. Credo che non ci siano problemi comunque”.
Ci avviammo verso le altalene. Io mi sedetti e iniziai a dondolare debolmente; Thomas era in piedi dietro di me e mi teneva per le corde. Ad ondate regolari una sensazione di malessere mi assaliva ancora, ma feci di tutto per non farlo trasparire; gli altri intanto avevano iniziato a chiacchierare, perciò decisi di distrarmi ascoltandoli. Thomas aveva chiesto a Roberto come aveva scoperto di essere un Difensore delle anime e quando aveva iniziato il suo addestramento.
“Mio zio si accorse che vedevo i Predatori quando io avevo undici anni. Mi aveva accompagnato in gita, ed io mi ero molto spaventato vedendo uno di quegli esseri vagare per la città, la sera. Allora mi ha detto che cos’ero, e mi ha insegnato come stordirli, per evitare che mi facessero del male. Ovviamente, mi disse all’epoca, i Predatori erano creature pacifiche che vivevano in armonia con noi, viste soltanto da poche persone, per questo chiamate Eletti. Purtroppo o per fortuna è morto poco prima che i Predatori iniziassero a comportarsi in modo anomalo. Noi l’abbiamo capito per conto nostro e ci siamo dati da fare, anche se non riusciamo a spiegarci il perché di questo comportamento da parte loro”.
“Beh…” iniziò Thomas, ma io lo interruppi: “Aspetta, hai detto che anche tuo zio era un Difensore, giusto? E anche tuo nonno lo è, amore… Ma allora, come funziona? E’ genetico? C’è la possibilità che uno dei miei genitori, o dei miei parenti, sia un Difensore delle anime e che io non lo sappia?”
“Non ne ho idea”  mi rispose Roberto.
“Effettivamente non c’ho mai pensato” aggiunse Thomas.
“Io non ho parenti con il dono della Vista” s’intromise Lorenzo “Ho controllato, e nessuno di loro luccica. Magari è il caso a farci Difensori delle anime, anche se è più probabile che nascano Difensori nella stessa famiglia. Oppure è genetico, ed io l’ho ereditato da qualche lontano parente o a qualche avo che non ho mai conosciuto. Magari serve qualche causa scatenane per attivare il gene”.
“E’ una discussione interessante, ma non molto rilevante vero? Sentiamo invece perché i Predatori si comportano in modo strano, pare che Thomas sappia la risposta”. Erica riportò la conversazione su argomenti di cui avevo già discusso con Thomas e suo nonno, quindi ripensai alle parole di Lorenzo mentre il mio ragazzo raccontava la storia della Gemma Blu. Poteva davvero essere che mia mamma o mio papà fossero dei Difensori delle anime? E allora come mai non m’avevano detto niente? Ripensandoci, forse non volevano farmi sentire inadeguata, se alla fine non avessi avuto il dono della Vista. Ma potevano sempre controllare no? Sarebbero stati in grado di vedermi brillare, e quindi di capire che io vedevo i Predatori. Oppure, uno di loro non l’aveva mai confessato all’altro… E si portava dietro un segreto terribile, un dono che l’altro non avrebbe mai compreso… Ma anche in quel caso, avrebbe potuto condividere il segreto con me. No, forse nessuno dei due era un Difensore… Ma allora, chi? Forse nessuno. Forse ero come Lorenzo: il mio dono era venuto dal nulla. Chissà, era davvero genetico?
“Giulia, amore.” mi sentii chiamare.
“Sì?”
“E’ ora di andare a casa, non trovi? Sono le undici e mezza”.
“Cavolo sì! Devo andare… Ciao ragazzi!” salutai in fretta, alzandomi. Thomas mi seguì: “Ci sentiamo per telefono. Ci metteremo d’accordo per incontrarci da mio nonno”.
Mentre uscivamo dal parco, Thomas mi fermò. Mi fece scorrere una mano sulla schiena e si chinò a baciarmi, dolcemente. Poi mi chiese: “E allora, cose ne pensi? Sono simpatici no?”
“Già. Potremmo iniziare ad uscire tutti insieme… Senza dimenticare Lucia, Andrea, Chiara e Luca”. Probabilmente Thomas notò la smorfia che feci pronunciando l’ultimo nome.
“Ma che cos’ha Luca che non va?”
“Uffi… E’ che vorrei che fosse felice anche lui. Invece sembra sempre così giù… Probabilmente non sopporta uscire con noi, ma siamo i suoi unici amici! Non posso permettere che se ne stia sempre a casa da solo, a torturarsi”.
“Torturarsi per che?”
“Non lo so…” risposi, mordendomi il labbro. In verità lo sapevo, ma non volevo dire a Thomas dell’interesse che Luca nutriva nei miei confronti.
“Dai, ti porto a casa. Non pensarci amore, sorridi un po’, su”. Mi tirò l’angolo delle labbra con un dito. Io gli feci una linguaccia e ripresi a camminare.
Una volta a casa, trovai mia madre un po’ arrabbiata, perché il pranzo era già pronto ed io ero in ritardo. Mi sedetti a tavola facendo le mie scuse, e osservai i miei genitori. Socchiusi gli occhi fino a quasi chiuderli del tutto, ma non vidi nessuna aurea brillante avvolgere la loro figura.