Se passate di qui, lasciate pure un commento. Potrà essere la base di una profonda conoscenza, o una goccia d'acqua che lentamente scorre e se ne va...

mercoledì 30 novembre 2011

Pausa nella storia...

Bene ragazzi e ragazze XD
Vi informo che... Mi sono iscritta su EFP XD e sto pubblicando la storia, questa storia che ho messo pure qui sul blog... E che quindi si stopperà per il tempo in cui non arriverò al capitolo 13 anche dall'altra parte XD
Non prendetela a male, poi riparte u.u in ogni caso mi pare che chi la seguiva sia più o meno sparito quindi XD

Per il resto, va abbastanza bene... Non ho voglia di andare in università, ma credo sia normale. Sento un buon profumino venire dal piano di sotto... Mmmmmh. Beh, a dopo! =D

domenica 27 novembre 2011

Vecchi talenti riscoperti e capitolo tredici

Oggi sono andata alla festa di compleanno di mio cugino...
Stando un pò con mia cugina e le sue due amiche, ho riscoperto la passione del canto =)
Mi son ricordata di quando da piccola sognavo di diventare una cantante... Di come il mio sogno si sia "infranto" data la mia voce molto "mielosa" (e quindi poco versatile) e sia stato sostituito, crescendo, dal sogno di diventare scrittrice...
Però non sono malaccio come cantante =) certo non sempre sono intonata XD ma anni e anni fa cantavo nel coro della chiesa, ed ero soprana... Questo vuol dire riuscire a fare note acute (anche se non acutissime XD)... Ricordo che riuscivo a cantare un pezzo di una canzone delle T.A.T.U. (ve le ricordate??? Oddio che tempi o.o) che sembrava impossibile ad altri... Se trovo il video ve lo metto XD e se sono in vena (ma devo essere proprio taaaaaaaaaaanto in vena) mi esce qualcosa anche di Leona Lewis (anche lei, ma ve la ricordate? o.o).
Mia cugina mi ha ricordato anche di quando cantavo "Because of you" di Kelly Clarkson... (ora, non so se ho scritto i nomi giusti XD non ho voglia di andare a controllare XD)... Così l'abbiamo cantata tutte insieme da lei XD
Una sua amica ha una voce stupenda o.o lei non sa fare gli acuti, canta in tenore i pezzi troppo alti, però è fantastica o.o
Ecco, vi ho trovato il video delle T.A.T.U. XD il pezzo "impossibile" che cantavo è a 1:58



Intanto... Gustatevi il capitolo tredici ù.ù


Capitolo tredici     

“Come stai? Per fortuna avevi la macchina fotografica… E per fortuna aveva il flash!”
Ero sbigottita. Guardavo alternativamente Thomas, che si stava rialzando, e il vecchietto, che continuava a parlare. Nipote? Possibile che lo aveva davvero chiamato nipote? E coma faceva lui a vederlo? Troppe domande si affollavano nella mia mente.
“Scusi… Io non so chi è lei.” Finalmente Thomas aveva parlato, interrompendo l’assurdo monologo che l’altro stava facendo.
“Ah ma è naturale.”, disse il vecchio, e stava per aggiungere qualcosa quando Thomas lo interruppe ancora: “Cioè, credo di avere qualche vago ricordo del suo viso, ma non mi ricordo chi è.”
Il vecchietto tacque di colpo, sembrava terrorizzato. Poi sbottò: “Hai ricordato? Quanto? Come? No… Questa è una tragedia… Povero me… Speriamo che tu abbia ancora abbastanza energia…”
“Energia per fare che?”, chiesi io. D’un tratto il nonnetto sembrò accorgersi della mia presenza.
“Ah! Abbiamo un’altra Eletta. Vi inviterei da me per spiegarvi tutto, me se mio nipote ha ricordato questo non mi pare il momento più opportuno. Dobbiamo sbrigarci, sempre che non sia troppo tardi. Ragazzo, dimmi, quanto hai ricordato?!? E’ importante, più di quel che credi.”
“Solo… Solo il suo viso e una casa bianca.”, rispose Thomas.
“Bene, bene, dovrebbe esserci ancora tempo. Ma dobbiamo sbrigarci! Aspettatemi qui un attimo, vado a prender la macchina. Anzi no, venite con me. Subito! Non vorrei che vi venisse voglia di giocarmi brutti scherzi e ve ne andaste proprio ora, dopo tutta la fatica che ho fatto per trovarvi! Purtroppo non c’è tempo per spiegarvi. Vi dirò qualcosa in macchina. Sbrigatevi!”
Mi chinai per prendere la macchina fotografica, che si era aperta, e mi affrettai a seguire il vecchio, con Thomas alle calcagna. La mia mente era ancora troppo stupita per poter dare agli interrogativi che si poneva una forma concreta. Svoltammo l’angolo della strada e salimmo su una piccola auto color ruggine, che il vecchio impiegò qualche minuto per accendere. Io e Thomas ci sedemmo sul sedile posteriore.
“Signore…”, iniziai, “Signore, credo che ci debba delle spiegazioni.”
“Assolutamente”, iniziò lui, mentre guidavamo diretti non so dove, “Ma non c’è tempo. Ogni minuto potrebbe essere fatale! E io potrei perdere il mio Thomas per sempre.”. A quelle parole mi si strinse lo stomaco,ma il vecchio continuò: “Però qualcosa posso dirvela. E poi tu sei un’Eletta. Ah già, non te l’ho detto, ma se ti sei presa cura tu di mio nipote per tutto questo tempo ti ringrazio. Comunque, vedi, Thomas è un’anima fuoriuscita dal suo corpo.”
“Co… Cosa sarei?”
“Nipote mio, quando rientrerai in te tutto ti sarà più chiaro. Ricorderai. Ora non puoi, credo che tu l’abbia avvertito come sensazione, proprio perché se lo faresti non avresti più abbastanza energia per tornare nel tuo corpo. E’ ancora vivo, e ti aspetta. Se non te ne ricordi, significa che sono stato un buon Maestro.”
“Ma che significa tutto ciò?!?”, esclamai, “Come fa a dire che Thomas è un’anima? E che vuol dire che io sono un’Eletta?!?”
“Mia cara signorina, credo che tu ti sia accorta che sei la sola in grado di vedere mio nipote, o almeno sei una delle poche persone al mondo. Ciò ti rende riconoscibile come Eletta. Ma ti chiarirò questo punto un’altra volta, ora siamo arrivati.”
Il vecchio parcheggiò nel grande parcheggio dell’ospedale. Ci fece scendere, e ci condusse nell’ingresso. Salimmo al terzo piano, dove lui chiese a un’infermiera di poter vedere suo nipote, così entrammo nella stanza numero quattro.
Era una normale stanza d’ospedale, con il tipico letto d’ospedale, su cui però era adagiato un corpo a me molto noto. Capelli neri, lineamenti sottili, pelle bianca ma con chiazze rosate sulle guancie. Gli occhi erano chiusi, ma avrei scommesso che il colore era nero, nero come un pozzo senza fondo. E una flebo, che era attaccata a una vena del braccio e da cui ogni tot cadeva una goccia. Il mio Thomas, l’unico amore della mia vita.
Vederlo lì, così, indifeso e bello come non mai, e nello stesso tempo saperlo accanto a me che guardava la stessa scena mi riempì di un’emozione profonda, intensa, a cui il mio corpo non sapeva come rispondere. Una sola lacrima mi scese sulla guancia, una lacrima che il Thomas in piedi accanto a me vide e che lo convinse - così come convinse me - a fidarsi del racconto del vecchio.
“Cosa devo fare?”, chiese, con un sussurro di voce.
“Entra dentro di te. Usa l’energia che hai preservato per ritrovare il legame con il tuo corpo, e immergiti. Torna da me.”
“E poi… Ricorderò tutto? Anche di queste settimane passate al di fuori di me?”
“Sì, ricorderai. Anche tu sei un Eletto.”
“D’accordo.”
Thomas si avvicinò al suo viso reale. Si girò e mi diede un lieve bacio sulle labbra, poi mise le mani sul cuore del corpo disteso nel letto e chiuse gli occhi. Brillava come non mai, di quella luce blu che gli avevo visto intorno, come un’aura. Poi scomparve.
Non successe niente. Era sparito, ma il corpo nel letto continuava a dormire. Passavano i minuti, e ogni secondo sembrava un’ora per me, per la mia mente confusa, per il mio cuore dolorante. Dentro, ancora l’eco del suo ultimo bacio, leggero, soffice e dolce più del miele.
“Beh, credo che ci metterà un po’. Non è facile sai. Meglio ce ti riaccompagno a casa.”. Il mio corpo rifiutava di muoversi.
“Tornerà?”, sussurrai.
“Sicuramente. Solo ci metterà un po’. Dai, vieni, dimmi dove abiti.”
Lo seguii a malincuore, lasciare quel letto era come lasciare una parte di me. Persino tutti gli interrogativi che mi ero posta fino a due secondi prima sembravano banali ora, di fronte al fatto che Thomas non sarebbe tornato a casa con me, e che avrei rischiato di non vederlo più. Diedi indicazioni sommarie al vecchietto, e quando mi trovai di fronte a casa mia, in procinto di scendere, mi risvegliai dall’apatia che mi aveva preso.
“Mi scusi! Ma io come faccio a sapere quando Thomas si sveglia?!? E dove posso trovare lei?!? Mi deve spiegare ancora un sacco di cose.”
Il vecchietto mi sorrise, aprì il cruscotto e su un pezzo da carta scrisse un indirizzo.
“Sul campanello c’è scritto Alessandro, il mio nome, ma non credo che tu ti possa confondere. Vieni da me appena puoi.”. E se ne andò.
Entrando in casa guardai l’indirizzo: era in un paese vicino, facilmente raggiungibile con la bici. Ma ormai era tardi, i miei erano rientrati ed era escluso che potessi uscire di nuovo. Beh, ci andrò domani dopo la scuola, pensai.
Salii subito in camera, dicendo ai miei che saltavo la cena, e mi fermai solo per prendere un paio di pile nuove dal cassetto della madia. Una volta arrivata in camera mia mi buttai sul letto e cambiai le batterie alla macchina fotografica, che erano uscite nella caduta, e sperai che funzionasse ancora. L’accesi: funzionava. Avevo intenzione di passare tutta la sera a guardare le foto di Thomas, continuando a chiedermi quando l’avrei rivisto, quando l’ultima foto mi distrasse da questi pensieri tristi. Era l’unica foto che Thomas mi avesse fatto, quella dopo la quale era stato male, io avevo avuto una strana sensazione ed era arrivato il vecchietto.
Dietro il mio viso confuso, colto nell’attimo in cui mi stavo girando, spiccavano due figure strane, dal volto arancione, dai capelli azzurri e dai grandi, enormi occhi viola.

giovedì 24 novembre 2011

La fantastica motivazione di un voto di merda che non mi meritavo.

Oggi ho visto la prova o..o
Ho fatto due errori. Una scrittura dimenticata (tralasciamo il fatto che non sapevo che era da fare, mea culpa, non ho seguito le lezioni -in ogni caso non c'era neanche nel libro m'ha detto la mia amica, io l'ho scoperto da alcune mie amiche la mattina prima della prova che poteva esserci anche se a quanto pare non m'han detto tutto, ma vabbè-) e ho sbagliato a posizionare un conto, come già pensavo.
DUE FOTTUTISSIMI ERRORI.
Per il primo m'ha tolto 4 punti e per il secondo 3.
MA SCHERZIAMO???
Cioè se uno fa tre errori o passa col 18 o è fottuto.
Altro che alzare la percentuale al 70% per passare! Se fai il conto del totale delle scritture e del totale dei conti da posizionare la percentuale sale al 90% per avere il minimo -.- -.- -.-
Gliel'ho chiesto, gli ho detto: 4 punti per una scrittura? e lei: eh sì, erano poche.
Poche? POCHE??? Forse saran state semplici (ma nemmeno, ha messo una cosa solo per confoderci che negli altri temi d'esame, TUTTI PIU' O MENO SULLE STESSE COSE anche se a distanza, non c'erano; più la scrittura che mi son dimenticata che me l'ha fatta cascare dal pero tanto che come ho detto NON C'ERA NEPPURE SUL LIBRO), ma poche proprio no. Erano 18 (le ho appena contate, c'è la soluzione in internet).
E i conti da sistemare erano 12.
Se mi togli 3 punti per conto e 4 per scrittura fatemi voi i calcoli della percentuale che serve fare per passare col minimo o..o

Detto questo sono disgustata. La profe che mi faceva poi ogni tre per due: "peccato, peccato" e "se lo vuoi rifare intero a gennaio hai tutto il tempo per rifiutarlo, anche il giorno stesso dell'esame basta che ci dici che vuoi fare la prova intera e ti spostiamo" è stata la cigliegina sulla torta.

Non so più che dire và, DELUSIONE ASSURDA.

martedì 22 novembre 2011

Università (o meglio, professori) di merda è.é

ULTRAMEGAIPEREXTRAINCAZZATURA.
L'esame l'ho fatto, tutto bene.
Il voto è uscito oggi.
Totale? 23.
NON FARMI RIDERE. -.-
Io vengo da ragioneria. Ero la più brava della classe nella materia. E l'esame era di ragioneria. I miei vecchi compagni, caso strano, hanno preso 30. -.-
Ora, lo so che io e le mie due amiche e la profe non ci possiam vedere. Ci ha rimproverate una volta in classe, in ogni caso da allora non frequentiamo più. Le mie amiche se ne sono andate a seguire con un'altra, io sarò andata 2 volte a lezione. Premetto che a inizio corso aveva detto che potevamo usare i conti che avevamo imparato alle superiori, cosa che ho fatto (anche se non tutti erano diversi, badate bene). Ora, io posso avere il dubbio di aver sbagliato due cose, ma quelle due cose non mi possono far scendere il voto da 30 a 23. E le mie amiche, che si ammazzano di studio da due mesi, non sono neppure passate. O mi hai considerato i conti sbagliati perchè non erano i suoi (cosa che non ha senso sia a fronte della sua stessa dichiarazione sia del fatto che le poche lezioni che ho seguito, prima che rimproverasse noi, rimproverava quelli dietro dicendo "se non volete seguire potete pure andarvene invece di far casino, tanto non è necessaria la frequenza" e in ogni caso nel libro stesso usava denominazioni differenti fra la teoria e la pratica, quali prendere se non segui e non lo sai?) o mi ha puntato perchè non mi sopporta (o non sopporta le mie amiche, che ne so). -.-
FATTO STA CHE E' RIDICOLO.
Giovedì, che posso visionare la prova, voglio proprio vedere che scuse mi tira fuori.

lunedì 21 novembre 2011

Esami, capitolo dodici


Domani ho un esame o..o boh, sono così così... La materia l'ho studiata praticamente sempre alle superiori (ragioneria, insomma...) però se dico che sono tranquilla poi so che andrà male -.- quindi rimango in sospeso. In ogni caso, domani sarà tutto finito e mi aspettano ben 5 giorni di ozio totale prima di riprendere l'università. Evviva! =D
Per i festeggiameti anticipati, vi posto il prossimo capitolo u.u
Buona lettura! =3


Capitolo 12

Fu una lunga notte. Io e Thomas eravamo entrambi sdraiati sul mio letto, mano nella mano, dopo aver passato ore e ore a parlare, più qualche ora in cui mi addormentai e lui rimase a guardarmi.
Ma il mattino dopo, sabato, non ce la facevo proprio ad alzarmi dal letto. Da una parte volevo stare sola con Thomas e stringermi a lui, baciarlo, dirgli che lo amavo; dall’altra volevo star da sola a riflettere su tutto quello che era accaduto.
Probabilmente comunque il mio corpo reagiva in modo eccessivo alla vicinanza con Thomas e alla confusione che avevo in testa, visto che scoprii che la mia non voglia di alzarmi era legata al fatto che avevo quasi trentotto di febbre. Appena mia mamma finì di misurarmela, Thomas strisciò silenzioso fuori dalla mia camera per lasciarmi riposare in pace.
Nonostante la febbre, la mia mente era lucida. Passai tutta la mattina a riflettere.
Il pomeriggio la febbre era scesa, ma dissi a Chiara e Lucia che ero troppo stanca per uscire. Restai da sola con Thomas.
Lui si era ripreso completamente dalla malattia, e riprendemmo le ricerche per scoprire cosa fosse. Mi disse che mentre durante quei minuti terribili avevo ricordato qualcosa, delle immagini perlopiù, di una grande casa bianca e di una faccia, il viso di un vecchietto che sorrideva gentile.
“Forse è la tua casa!”, esclamai, “Sai dove è? Dobbiamo trovarla. Oppure ci abita il nonnino!”
“Non lo so amore. Non posso ricordare nient’altro… E’ sbagliato.”
“Ma perché? E’ la tua vita. Potrebbe aiutarci a scoprire cosa sei!”
“Mmmh.”
Thomas non andava mai oltre queste risposte. Diceva solo che non poteva ricordare, anche se non sapeva bene il perché. Un po’ mi arrabbiavo, però poi preferivo non contraddirlo. Mi convincevo che doveva esserci un motivo valido, che sarebbe saltato fuori più avanti. Intanto, dovevamo passare all’azione.
“Prima Chiara m’ha detto che domani pomeriggio lei e Lucia vanno in disco. Quindi abbiamo tutto il giorno per girare tranquillamente alla ricerca della casa bianca.”, dissi.
“E soprattutto per uscire con te. Sarà il nostro primo appuntamento.”
“Certo.”. Ero sempre più decisa a scoprire la verità.
Così il giorno dopo mi alzai di buon ora e mi preparai. Aspettai che i miei uscissero per il consueto giro dagli amici, e mi avviai.
Prima di uscire di casa, passando dal salotto, vidi la macchina fotografica appoggiata sulla madia del telefono, e la presi. Allo sguardo interrogativo di Thomas risposi con un sorriso: “Magari scopriamo che esci nelle foto.” Così gliene feci una di sorpresa, mentre stava davanti alla porta. Guardai nello schermo: la perfetta replica di Thomas mi fissava perplessa dalla macchina fotografica.
“Ehi, funziona!”, esclamai.
“Ma non vale. E’ ovvio che te mi puoi vedere, lo fai sempre. E adesso usciamo và.”
Per tutto il pomeriggio mi divertii a scattargli foto a sorpresa mentre giravamo per il paese in cerca della grande casa bianca, finché Thomas non si stancò e mi requisì la macchina fotografica.
“Ridammela! Pensa se ci vede qualcuno! Come la spiego una macchina fotografica che vola?!?”. Per fortuna la strada era deserta.
“Adesso basta! Voglio anch’io una foto tua.” E me la scattò.
In quel momento accaddero tre cose contemporaneamente: Thomas urlò di dolore e cadde a terra con la macchina fotografica, io sentii una presenza strana dietro di me e mi voltai di scatto, e vidi un vecchietto correrci incontro urlando il nome di Thomas. Non feci neanche a tempo a rigirami per chiedere a Thomas cos’era successo - la presenza era scomparsa - che il vecchietto ci raggiunse.
“Thomas!”, esclamò, senza fiato, “Nipote mio, non sai quanto ti ho cercato!”

sabato 19 novembre 2011

Esperienza orribile ;______;

Riporto da fb una cosa che m'è successa oggi pomeriggio e che non augurerei a nessuno...

Ma vi pare possibile che mentre aprivo la finestra del bagno per pulire sono piovute in testa a me e mio fratello qualcosa come diecimila cimici????? *NOME* queste sono cose che dovrebbero capitare a te, non a me!!
A:  oddeo O.o io sarei morta O.O
IO: infatti abbiam cacciato un urlo che come minimo sè sentito dall'altra parte del paese... Poi sono scesa da mia ma a farmi controllare se avevo cimici nei capelli... E poi armata di aspirapolvere e con la tremarella alle gambe ho aspirato tutte quelle stronze è.é
A: oddio ç.ç
IO: poi una volta finito di aspirare ho passato lo stracio e aprendo la finestra mi sono resa conto che ce n'era un altra... E sono diventate due quando sono corsa a chiuderla! Ma dove cappero si nascondono???? ;__; credo che per tutto l'inverno non avrò più il coraggio di aprire le finestre ;__;
Il resto del dialogo ve lo risparmio, tanto ho detto tutto quello che c'era da dire... Che brividi solo a ripensarci... Brrr. 

martedì 15 novembre 2011

Nuova storia, capitolo undici

Sono rimasta talmente delusa da Inheritance (l'ultimo libro di Eragon) che al commento provocatorio di una persona "Provateci voi a scrivere un fantasy!" (persona che difendeva a spada tratta il libro, palesemente illogico soprattutto nel finale) ho ripreso in mano qualche vecchia idea (ovvero l'inizio e la fine di una storia che dovevo ancora ideare XD) e ci ho costruito attorno tutta la storia, tutta la trama delineata, come non ho MAI fatto (e difatti nell'altro libro che stavo scrivendo sono bloccata, non so cosa inventarmi e poi come legare inizio e fine, ma passerà). Ho iniziato a scrivere e ho fatto i primi tre capitoli. Mi manca qualche dettagli da definire, qualche scena da inventare ma il resto è tutto pronto. Ora, appena avrò dato l'esame che devo il 22 (soprattutto devo iniziare ad prire i libri =..=) mi ci metto al lavoro seriamente e f*****o tutti. Non so se lo pubblicherò mai sul blog, perchè se ne esce una cosa carina lo proverò a mandare alle case editrici. Ma accetto la sfida, dannata commentatrice di libri senza senso, e vedremo come sarà alla fine.
Detto questo, che ho notato essere un trionfo di parentesi, ecco a voi l'undicesimo capitolo della mia piccola storia =)

Capitolo undici

“Ti amo”, sussurrai di nuovo.
“Ti amo”, dissi di nuovo alzando la voce. Un solo singhiozzo sfuggì dalle mie labbra.
“Ti amo!”, questa volta quasi lo gridai.
E Thomas aprì gli occhi. Sembrò non vedere quello che realmente gli stava accadendo intorno, poi mise a fuoco la realtà e iniziò a respirare come se avesse la febbre, l’aria usciva spezzata e veloce dalla sua bocca; gli occhi socchiusi e il viso che tradiva il dolore che lo consumava.
Tuttavia si girò verso di me.
“Ti amo anch’io.”, disse.
Ero paralizzata dalle parole che erano appena uscite dalle sue labbra pallide. “Ma tu sei morto…”
“No, certo che no”
“Il tuo cuore… Non… Non…”
“Il mio cuore non batte mai.”, mi spiegò Thomas sorridendo, prendendo la mia mano destra e poggiandola sul suo cuore. Non batteva.
Una sorta di crisi isterica mi invase. Iniziai a singhiozzare fortemente, avevo delle specie di convulsioni.
Thomas sembrava essersi ripreso del tutto, si alzò e mi cinse le spalle con le braccia.
Mi cullò dolcemente, per quella che mi sembrò un’eternità.
Quando mi calmai, iniziò a parlarmi: “Tu… Mi ami davvero? Perché vedi, io… Non sapevo come dirtelo e…”
“Certo che ti amo.”, sussurrai meravigliata. Alzai la testa e lo guardai.
Anche lui mi fissò. I nostri occhi si perdevano gli uni negli altri… E poi, il mio sguardo si spostò. Sulle sue labbra, sottili e rosee… Mi incantai a guardare ogni minuscola piega. Senza rendermene conto, alzai una mano verso di lui, che mi teneva ancora abbracciata; verso il suo viso… Lo sfiorai delicatamente con le dita, prima una guancia e poi le labbra, che non avevo mai smesso di fissare.
E lui si chinò verso di me. Sempre più vicino… Sempre più vicino… Il mio cuore stava per esplodere.
Quando la sua bocca trovò la mia, chiusi gli occhi. Fu un bacio dolce, ma ardente allo stesso tempo.
Un bacio a stampo, ma molto passionale, carico di significato.
Non mi volevo staccare da lui. Poi sentimmo una porta sbattere, al piano di sotto, e sussultammo sorpresi.
“Giulia ci sei?”. Era la voce di mio padre, tornato prima dal lavoro.
“Merda”, sussurrai a mezza voce, e poi: “Sì papà sono qui!”
Mi fiondai veloce in bagno, ringraziando il cielo che ce ne fosse uno anche al primo piano.
Dovevo rendermi presentabile, ero appena uscita da una crisi isterica e sopraffatta dal bacio con Thomas; le mie emozioni si agitavano confuse dentro di me. Avevo proprio un aspetto orribile, mi resi conto guardandomi allo specchio. Decisi che l’unica soluzione era una lunga doccia calda, e ritornai in camera solo dopo un’abbondante mezz’ora, pulita e più rilassata. Avevo fatto un po’ di chiarezza in me.
Thomas mi aspettava, seduto sul letto. Appena mi vide in accappatoio si alzò e uscì dalla camera, lasciandomi il tempo di cambiarmi.
Quando rientrò, mi trovò sdraiata sul letto a pancia in su, nel mio solito pigiamino bianco a maialini. Si stese accanto a me, e mi prese una ciocca di capelli tra le dita.
Mi voltai con il viso verso di lui. Mi stava guardando.
“Sai io…”, iniziò. “Non te l’ho detto prima perché non mi sembrava giusto.”
“In che senso?”, chiesi.
“Io non sono come te. E’ difficile da spiegare… Vedi, se anche tu avessi ricambiato i miei sentimenti… Io… Non posso uscire con te, non posso stare con te come farebbe un qualsiasi ragazzo.”. Mi fissò intensamente negli occhi. “Solo tu puoi vedermi. Io non so cosa sono, ma non posso renderti felice nella mia condizione.”
I miei occhi volevano riempirsi di lacrime, ma le ricacciai indietro. Stava esprimendo tutti i miei dubbi e le mie paure.
Potevo tirarmi indietro. Sapevo che se avessi ceduto ai miei sentimenti avrei vissuto tutta la mia vita soffrendo. Tutta la mia vita da sola, agli occhi degli altri; con Thomas, per me.
Ma capita a volte di esserci troppo dentro. Non potevo rinunciare a lui, io lo amavo. Lo amavo troppo. Se gli avessi chiesto di andarsene (e sono sicura che lo avrebbe fatto pur di non ferirmi, anche se ero il suo solo collegamento col mondo), che ne sarebbe stato di me? Non sarei mai riuscita a guarire. Il mio amore per lui si sarebbe trasformato in dolore, e avrei continuato a provarlo per sempre… Decisamente, ci ero troppo dentro.
“Ma io voglio solo te.”, risposi. “Qualsiasi cosa tu sia… Io sono felice solo se ti ho accanto.”
“Se è questo che vuoi.”
“Per sempre.”.
E si avvicinò a baciarmi ancora.