Se passate di qui, lasciate pure un commento. Potrà essere la base di una profonda conoscenza, o una goccia d'acqua che lentamente scorre e se ne va...

giovedì 31 maggio 2012

Capitolo ventuno =)



Capitolo ventuno

Cercavo di concentrarmi sulla palla. Dritta… Dritta… Ma all’ultimo secondo girava ed entrava nel canaletto. Neanche un solo birillo buttato giù.
“Dai Giu! Oggi sei scarica. Che cos’hai?”.
“Niente Chia. Mi sa che ho mangiato troppo”. risposi debolmente. Thomas mi sfiorò il braccio per farmi forza; ero ancora sconvolta. Mi sedetti sulla panchina della pista mentre Erica prendeva la palla e tirava. Accanto a me c’era un chiacchiericcio allegro: tutti si stavano divertendo. I tre Difensori delle anime o non si erano accorti di noi, o facevano finta di niente. Il mio ragazzo si avvicinò a Roberto e prese il cellulare; si stavano scambiando i numeri. Qui non era prudente parlare.
A fine serata risultai la peggiore, perdendo miseramente. I miei amici ridevano e scherzavano, prendendomi in giro. L’unico che sembrava giù era di nuovo Luca: Deb a quanto pare non gli piaceva, e aveva scoperto che Erica era la ragazza di Lorenzo. Chiara invece era su di giri, anche se non capivo il motivo; probabilmente c’entrava Roberto, visto che rientrava nel genere di ragazzi che le piacevano. Andrea aveva notato che qualcosa non andava, ed insistette per portarmi a casa quasi subito. Così per le undici e mezzo mi trovavo in pigiama nel mio letto, a riflettere.
Non avevo sonno, no. Mi sentivo terribilmente in colpa, così delusa da me stessa, così disgustata, che non trovavo i termini di paragone adeguati. Ero una perdente, altro che un’Eletta. L’unica mia ragione di vita aveva rischiato di sparire sotto i miei occhi ed io, che avevo il potere di impedirlo, non avevo fatto niente. Accecata dalla paura, ero rimasta inerme, in ginocchio sull’asfalto, a guardare la tragedia che si sarebbe compiuta, se non fossero arrivati per puro caso altri tre Difensori delle anime. Le lacrime, che avevo trattenuto così a lungo, iniziarono a scivolare silenziose sulle mie guancie. Il mio corpo era mosso da muti singhiozzi, mentre mi rendevo conto dello sbaglio che avevo compiuto, l’errore più grande della mia vita, che mi sarebbe costato tutto se non fosse intervenuta Erica. Nella mia disperazione cercai l’oblio, che venne in un momento imprecisato della notte e mi portò il sonno, la pace, finalmente.
Il giorno dopo mia madre venne a svegliarmi per le dieci: “Giu… C’è Thomas per te giù. Che gli dico?”
“Fallo salire.” gracchiai, con la voce rauca di chi si è addormentato piangendo. Cercai di non pensare all’aspetto che di sicuro avrebbe avuto il mio viso, e del fatto che il mio ragazzo l’avrebbe visto fra breve.
“Giulia, amore…” mormorò Thomas, sulla porta.
“Entra, siediti. Qui, accanto a me”.
Thomas si sedette sul letto. Mi sfiorò il viso con le dita poi, sospirando, mi attirò a sé. Mi cullò dolcemente per qualche istante.
“Amore, non affliggerti. Non è colpa tua, è normale… E’ la tua prima esperienza, eri spaventata… Ti capisco”.
Iniziai a tremare: “No. Ho rischiato di perderti…” la mia voce s’incrinò “Non ho scuse. Se non fossero arrivati gli altri…”
“Ma sono arrivati.” m’interruppe “Sono arrivati e non puoi fare niente per cambiare il passato. Smettila di darti colpe, e se stai così male cerca di impegnarti di più in futuro. Io non ti accuso di niente. Ti amo, sono qui, lo sarò sempre”.
Deglutii, scacciando il nodo che avevo in gola. “Grazie.” sussurrai.
“Di niente.” mi sorrise il mio amore “Ma dobbiamo parlare d’altro adesso. Dopo che sono tornato a casa ieri sera m’ha chiamato Roberto. Ha chiesto se possiamo incontrarci stamattina al parco. Vuole parlare, ed io sono convinto che anche lui si sia accorto che noi siamo Difensori delle anime. Ci sei? Vieni con me?”
“Certo. Lasciami qualche minuto però. Devo rendermi presentabile”.
Di malavoglia, con un po’ di mal di testa, mi alzai e andai verso il bagno. Evitai di guardarmi allo specchio finché non mi fui lavata. La mia faccia non era tanto male, se si escludevano gli occhi a pesce. Come tutte le volte che dormivo dopo aver pianto, mi si formavano le borse sotto gli occhi. Sospirai, conscia di non poter far niente: sarebbero sparite da sole entro qualche ora.
Thomas scese ad aspettarmi in salotto mentre io mi vestivo e mi pettinavo. Dopo un quarto d’ora ero pronta e scesi.
“Ciao a tutti, io esco!” gridai ai miei, mentre aprivo la porta.
“Torna per mezzogiorno!” mi urlò Alice di risposta.
Arrivammo al parco per le dieci e mezza; Roberto e gli altri erano già là.
“Ci siamo.” mi sussurrò Thomas, stringendomi la mano “Finalmente abbiamo degli alleati”.

sabato 12 maggio 2012

Capitolo venti =)

Ecco a voi un nuovo capitolo u.u


Capitolo venti

Il sabato successivo io e Lucia avevamo preparato una serata stupenda. Una grandiosa uscita a sei. Io, Thomas, lei, Andrea, Chiara e Luca. Stranamente, però, questi ultimi due non erano molto entusiasti dell’idea.
“Non voglio vedere due coppiette che si sbaciucchiano.” mormorò disgustato Luca dopo che gli ebbi proposto l’uscita. Era diventato talmente scontroso con me che non potevo più sopportare l’aura negativa che emanava, e con cui mi investiva. Andai a rifugiarmi fra le calde braccia di Thomas appena potei, ovvero all’intervallo. Quando tornai in classe trovai Lucia che lo stava letteralmente supplicando: “Dai Luca!” diceva “Non mandarci a monte la serata! Giuro che sarà divertente. No, non servi solo per fare numero! Sai che apprezziamo davvero la tua compagnia”.
Mi unii a lei finché non riuscimmo a convincerlo. La sua espressione rimase però immusonita, con gli angoli della bocca sempre rivolti verso il basso, e non cambiò per tutta la settimana.
Chiara, nonostante le titubanze iniziali, si mostrò più accondiscente. Alla fine diventò entusiasta quasi quanto me e Lucia, e non vedeva l’ora che arrivasse sabato: “Credimi.” mi disse al telefono “Il lavoro è un incubo. Mi fanno sempre male i piedi a fine giornata, ma ne vale la pena. Adesso che ho uno stipendio posso permettermi molte più cose… A proposito, ho visto una felpa davvero bella l’altro giorno. Sai, sono uscita con Debora, la mia collega… Tu e Lucia dovete davvero conoscerla, è una forza! Ma sto divagando vero? Non vedo l’ora di sabato… Pizza e bowling! Siamo in tanti quindi sarà una partita entusiasmante.”
Quindi veleggiai verso sabato con aria sognante, passando ore stupende con Thomas alla fine dei nostri consueti allenamenti, beandomi del tempo libero che mi trovavo data la settimana stranamente priva di compiti, verifiche ed interrogazioni.
Sabato sera Andrea e Lucia passarono a prendermi. Scesi volando dalle scale, afferrai la borsa e mi fiondai in macchina. Passammo a prendere Chia e per le sette arrivammo alla pizzeria. Luca e Thomas erano già lì; Luca era passato a prendere Thomas e questo aveva aggravato il suo costante sorriso all’ingiù. Me ne accorsi con un sussulto, mentre distoglieva lo sguardo dal mio ragazzo che avanzava verso di me.
“Giulia che c’è?” mi chiese il mio amore.
“Niente amo.” risposi. Mi guardò dubbioso “Non ora ok?”
Entrammo tutti in pizzeria e ci sedemmo ad un bel tavolo vicino alla finestra, con vista sulla piazza del paese. Mentre mangiavo la mia quattro stagioni, Chia parlava della sua collega: “Deb è strasimpatica, ci capiamo al volo. Forse dopo passa con dei suoi amici… Non vi dispiace vero?”.
“Figurati.” disse Luca “Ci sono anche amiche vero?”. Dopo essere stato rassicurato che sì, c’erano anche amiche, il mio compagno di banco divenne un po’ più allegro. “Sapete, anch’io dovrei presentarvi il Giovanni. A parte gli scacchi è un tipo forte… Se Debora non è impegnata potrebbe diventare la sua tipa, da come ne parli Chia. Ovviamente, prima dovrei scartarla io.”
“Oh, sarebbe fantastico che tutti fossero fidanzati. Avete presente quante uscite in coppia che potremmo fare?” intervenne Lucia “Uscite a otto, anche a dieci. Una grande, bella compagnia”.
“E se qualcuno si lascia?” chiese Chiara “No no. Meglio una compagnia di amici credimi. Certo, io sono amica anche di Andrea, ed inizio a conoscere Thomas… Ma se vi lasciaste, ragazzi, non prendetevela se sparirò. Lucia e Giulia hanno la precedenza”.
“Ehi! Non portare sfiga!” urlai. Si misero tutti a ridere e finimmo di mangiare chiacchierando del più e del meno.
Dopo aver pagato, ci stavamo avviando verso il bowling a piedi, quando accadde. Dovevamo attraversare un tratto di strada al buio, dove i lampioni erano spenti. Iniziai a sentirmi inquieta, e strinsi la mano a Thomas. Lui si stava guardando intorno, agitato come me.
Sbucarono all’improvviso, dall’angolo della strada. Erano tre, arancioni e viola: ci individuarono con un bagliore eccitato negli occhi e si avventarono contro di noi. Io fui troppo lenta: ero immobilizzata dalla paura. Thomas sfilò la sua mano dalla mia e si frugò in tasca, in cerca della pila speciale che gli aveva dato suo nonno. In un istante di terrore mi resi conto che non ce l’avrebbe fatta. Gli altri non si accorsero di niente, mentre i Predatori si avventavano su di noi: contavano di eliminarci per poi passare agli altri, di modo che non potessimo impedirglielo. Erano in tre contro uno, e con un gemito le mie ginocchia cedettero. Mi trovai in terra mentre Thomas faceva scattare la luce. Un Predatore sparì, ma gli altri gli furono addosso; vidi con la coda dell’occhio Chia che si girava verso di noi. Tremante misi una mano in tasca, cercando la mia pila, conscia che non avrei fatto in tempo. Un lampo di luce improvviso attirò la mia attenzione. Vidi i Predatori scomparire, colpiti in pieno, e girai la testa verso ciò che aveva salvato il mio amore.
“Ehi, non fa un po’ troppo buio?” chiese una tipa bionda e ricciolina, con gli occhiali argento ed un sorriso gentile. Dietro di lei si intravedevano due ragazzi ed un’altra ragazza.
“Deb!” urlò Chia, correndo verso la ragazza in ombra.
“Chia, pensavo che eri già arrivata. Come va??”
Mentre Chiara e Debora si salutavano, Thomas mi tirò in piedi bruscamente.
“Non sono riuscita.” sussurrai, con le lacrima agli occhi “Non sono riuscita a salvarti, anche se era in gioco la tua anima. Che razza di persona sono?!?”
“Ssssh!” mi sussurrò il mio ragazzo all’orecchio “Non importa. A dopo. Ora fai finta di niente.”
Cercai di obbedirgli, e deglutii per ricacciare indietro la crisi di pianto che mi avrebbe assalito di lì a poco.
“Piacere, io sono Debora. Chiamami Deb”. Una ragazza carina, con l’apparecchio argento che scintillava alla luce della pila, mi tese la mano. Aveva i capelli a caschetto, castani e lisci, e gli occhi argentati. Emanava simpatia da tutti i pori.
“Piacere, Giulia”. Le strinsi la mano. La seconda ragazza aspettava il suo turno per presentarsi: “Ciao, sono Erica”. Anche i ragazzi si presentarono: uno si chiamava Lorenzo, alto, con gli occhiali e due sorprendenti occhi verdi dalle ciglia lunghissime; l’altro Roberto, con la carnagione olivastra, capelli castano scuro e ricciolini. Ci avviammo insieme verso il bowling.
Stavo ancora cercando di riprendermi, quando Thomas mi fece notare una cosa. “Stai indietro.” mi sussurrò “E guarda”. Strizzai gli occhi, e vidi.
Erica, Lorenzo e Roberto erano circondati da un’inconfondibile aura blu, segno di riconoscimento dei Difensori delle anime.

mercoledì 2 maggio 2012

Capitolo diciannove

Ecco un altro piccolo aggiornamento della mia storia ;)


Capitolo diciannove

Lunedì mattina trovai Thomas ad aspettarmi all’ingresso della scuola. Mi sfiorò appena le labbra con un bacio leggero prima di salutarmi e dirigersi verso la sua classe, mentre suonava la campanella. Anche all’intervallo venne da me, e chiacchierò con Luca e Lucia mentre mi abbracciava e premeva il suo mento nei miei capelli. Mi sentivo in paradiso. Prima di andarsene, mi disse: “Il nonno vuole che vieni da noi oggi. Dobbiamo continuare il tuo addestramento… E poi, ti voglio tutta per me”.
Così iniziai a frequentare la grande villa bianca ogni due giorni. Thomas mi faceva sempre da cavia, e dopo circa una settimana, visti i miei miglioramenti, anche Alessandro si unì a lui. Così ora dovevo tenerne sotto controllo due, e non era facile. Però progredivo, piano piano. E, dopo ogni allenamento, passavo la mia meritata ora di riposo in compagnia di Thomas. Alle sei, puntuale, dovevo tornare a casa.
Una sera Thomas insistette per accompagnarmi a casa a piedi, per camminare con me mano nella mano.
“Voglio mostrare a tutta la gente che vedremo la mia splendida ragazza!” esclamò, e io non mi opposi. Finì col fatto che arrivammo a casa mia alle sette, e vidi la macchina di mia madre parcheggiata nel vialetto. Era già arrivata, ed io non sapevo come giustificarmi per la mia assenza. Diedi a Thomas un bacio frettoloso sulle labbra, poi entrai, turbata.
“Chi era quel bel giovanotto?” mi chiese Alice, di buon umore. Mi aveva visto. Ops.
“Ehm… Un mio amico…” balbettai, cercando rifugio imboccando le scale, che mi avrebbero portato dritta in camera mia.
“Eppure io i miei amici non me li bacio!” mi urlò dietro come risposta.
Per tutta la settimana seguente mia madre restò sorprendentemente di buonumore, e la mia preoccupazione crebbe sempre di più. Thomas, Lucia e Chiara dicevano che non avevo nulla di cui preoccuparmi; anzi che ormai, visto che il danno era fatto, tanto valeva confermare subito la mia relazione. Sentivo soprattutto che Thomas in particolare ci teneva a mettere le cose in chiaro, per poter venire a trovarmi ed uscire con me liberamente, ma non mi metteva pressione. Luca invece non disse niente, come se non gli importasse. Eppure la mia preoccupazione si rivelò fondata quando, domenica mattina, Alice annunciò a mio padre che io avevo una ragazzo.
“E’ vero?” mi chiese, con uno sguardo indecifrabile.
“Mmh.” Mi limitai a rispondere.
“Ma non ha ottenuto la mia approvazione.” disse,  con un cipiglio severo.
Iniziai ad agitarmi sulla poltrona nella quale ero sprofondata a guardare la tv, finché Roberto non esplose in una risata fragorosa: “Scherzavo!” rideva “Però vorrei conoscerlo. Perché non lo inviti qui un giorno? Come si chiama? Dove abita?”.
Continuò così per tutto il giorno, assorbendo tutto ciò che poteva dalle mie risposte vaghe. Infine mi fece promettere di invitare a pranzo da noi Thomas la domenica successiva.
Il mio amore sembrò molto felice della cosa, ma lo avvisai: mio padre era un tipo volubile, non sapevi mai quando parlava sul serio e quando scherzava. Lucia e Chiara furono talmente entusiaste della notizia che non si lamentarono neppure della domenica che non avrei potuto passare con loro: “D’ora in avanti” mi disse Lucia “Ci alterneremo la domeniche. A volte sparirò io con Andrea, e a volte tu con Thomas. Ma cerchiamo di non lasciare sola Chia!”. Ancora una volta, l’unico che mostrava la più totale indifferenza era Luca.
Intanto la mia quantità di compiti aveva superato la soglia del pericolo, quindi saltai gli allenamenti del venerdì per concentrarmi su di essi. Ma la mia mente era altrove, concentrata sul pranzo che si sarebbe svolto di lì a due giorni.
Domenica mattina il cielo era splendido, senza una nuvola, e i raggi del sole si riflettevano sulle foglie degli alberi ormai dorate. Ero su di giri, un po’ troppo agitata; e mi preparai distrattamente per il pranzo. Mia madre aveva preparato lasagne e spezzatini, e il profumino invitante mi stuzzicava l’appetito mentre mi mettevo il mascara sulle ciglia. Il campanello suonò, e il mio cuore schizzò letteralmente fuori dal mio petto. Quando scesi, trovai Thomas nell’ingresso, mentre mio padre lo faceva accomodare. Indossava dei jeans e una semplice felpa nera, che si abbinava perfettamente agli occhi e ai capelli; era stupendo.
Così come con i miei amici, Thomas si dimostrò molto allegro e aperto con i miei genitori. Appena iniziò a parlare seppi che avrebbe avuto la loro approvazione, e mi rilassai. I miei gli chiesero forse un po’ troppe cose, e furono abbastanza indiscreti quando gli domandarono perché vivesse con il nonno. A dir la verità anch’io ero curiosa di saperlo.
“I miei sono morti in un incidente d’auto quando ero molto piccolo. E’stato mio nonno ad allevarmi.” rispose.
Dopo pranzo, mentre mostravo la casa a Thomas (visto che in teoria era la prima volta che la vedeva), i miei ci dissero che uscivano un po’, a trovare dei loro amici. Gli urlai il mio “ok” dal piano di sopra, mentre aprivo la porta del bagno per farlo vedere a Thomas.
“E’ strano tutto questo.” mi disse.
“Anche per me. Ma adesso che hai l’approvazione dei miei… Mi sono tolta un grosso peso. Sarà tutto più semplice… Potrò davvero stare con te.”
“Sono d’accordo.”
“Comunque questa è la mia camera.” annunciai, aprendo l’ultima porta. Un sorriso increspò le labbra del mio ragazzo.
“Vedo.” disse.
“Beh… Adesso che hai visto la casa… Che facciamo?” chiesi.
“Possiamo iniziare da questo.”
Thomas si avvicinò a me, lentamente, e mi attirò a se delicatamente poggiandomi una mano sulla nuca. Fu un bacio dolcissimo, lungo. A quel primo bacio ne seguì un altro, poco dopo, appena più brusco. I suoi baci continuavano a crescere d’intensità… L’unica cosa che potevo fare era ricambiare. Lui continuò a premere le sue labbra sulle mie, più forte, sempre più forte…
“Non c’è male.” dissi riprendendo fiato, preparandomi ad una splendida giornata.