Vorrei tornare indietro, perchè ho capito cosa ho perso.
Quella luce negli occhi blu, che mi facevano vedere il mondo diverso...
La magia intorno a me, la forma delle cose.
Un'amore sincero e puro, la forza del sole dopo le tenebre della notte.
Vorrei tornare bambina per scoprirmi già grande, in un modo diverso, da come sono ora e da come mi sarei aspettata.
Ho vissuto la morte del cuore, e questo mi ha cambiata, ma nonostante tutto a volte penso che potrei essere ancora quello che sognavo, ma vorrei che fosse naturale, e che non dovessi sforzarmi mai...
Vorrei tornare indietro per rifare tutto uguale, o per cambiare invece qualcosa di fondamentale; ma non perdere la luce, la cosa più importante, spalancare le mie ali e volare sempre più distante...
Pagine
giovedì 26 maggio 2011
mercoledì 25 maggio 2011
Anna, quarto capitolo
Ieri sono andata a trovare la mia nipotina Anna ^_^
E' bellissima! Non si può fare a meno di amarla. E' paffutosa. Per me somiglia al papà, ma con le labbra e il mento della mamma... Ma purtroppo non posso mettere foto, visto che non ho chiesto ai genitori ^^"
L'ho presa in braccio... E' stata una grande emozione. Non capitvo se ero felice o triste, pien di gioia o di dolore, gelosa o profondamente abbandonata... Penso che ci metterò un pò a capire.
Ora posto il capitolo... Per la gioia della mia affezionata lettrice Elena ^_^"
E' bellissima! Non si può fare a meno di amarla. E' paffutosa. Per me somiglia al papà, ma con le labbra e il mento della mamma... Ma purtroppo non posso mettere foto, visto che non ho chiesto ai genitori ^^"
L'ho presa in braccio... E' stata una grande emozione. Non capitvo se ero felice o triste, pien di gioia o di dolore, gelosa o profondamente abbandonata... Penso che ci metterò un pò a capire.
Ora posto il capitolo... Per la gioia della mia affezionata lettrice Elena ^_^"
Capitolo quattro
Quella sera arrivai ultima a bowling, ma non me ne preoccupai. Ovviamente, la mia testa era piena d’altro; però riuscii comunque a vincere tre pupazzi alle macchinette.
“Tu sei un genio, davvero, non so come fai” disse Lucia, mentre afferrava la mucca blu che le porgevo.
“Ehi! La mucca la voglio io, tu prendi la papera!”. Mentre loro due si contendevano i peluches, mi venne un’improvvisa voglia di andare a casa: sentivo che stavo per crollare, una notte insonne non era un buon punto di partenza per restare sveglia fino a tardi. Fortunatamente il padre di Chiara arrivò dopo mezz’ora.
Mi trascinai fino al mio letto e mi ci lasciai cadere, esausta.
Il giorno dopo mi svegliai alle undici: un record, visto che in genere non riuscivo a stare a letto dopo le nove.
“Eri proprio stanca, eh? Le discussioni notturne non fanno per te.” mi prese in giro Thomas.
“Me ne sono resa conto” biascicai, dirigendomi verso il bagno. Possibile che la domenica mattina dovessi alzarmi così disastrata?!? Mi chiesi guardando la ragazza-panda che mi fissava assonnata dallo specchio. E’ solo perché il sabato sera mi trucco e quando torno a casa sono troppo stanca per struccarmi, mi dissi.
Dopo essermi sistemata e aver pranzato tornai in camera con il proposito di passare una giornata-relax ascoltando la radio con Thomas, ma una pila enorme di compiti mi aspettava sulla scrivania.
Gemetti mentre iniziavo a fare matematica, e Thomas mi si sedette accanto per aiutarmi.
Dopo due ore avevo finito tutto, e mi avviai decisa verso il letto con il telecomando dello stereo in mano. Non riuscii neppure ad accenderlo che Chiara e Lucia piombarono nella mia camera.
“Cosa ci fate qui??” chiesi, stupita e seccata.
“Siamo venute a rapirti! E’ domenica, non puoi stare in casa.” disse Lucia.
“Ha ragione” aggiunse Chiara, “Inoltre la nuova discoteca ha appena aperto! Non puoi mancare!”.
“Quale?”, esclamai stupita.
Le mie due migliori amiche si lanciarono un’occhiata rassegnata, mentre Thomas stava cercando di non ridere.
“Quella di cui abbiamo parlato fino all’infinità durante tutti i lavori di ristrutturazione del locale…”.
“Ah. Già. Giusto. Ma chi ci porta??” chiesi, mentre fissavo Thomas che ormai si rotolava dalle risate.
“C’è giù mio padre.” mi rispose Lucia, “Forza, cambiati!”.
Intanto Chiara mi aveva buttato addosso una maglietta e dei pantaloni, e Thomas se n’era andato al piano di sotto per lasciarmi vestire in pace.
Scoprii che avevano ragione loro: avevo bisogno di muovermi e ballare; dopo tutte quelle ore china sui libri il mio corpo sembrava carico di energia repressa che consumai tutta ballando.
Chiara aveva trovato una sua ex compagna di scuola e aveva scoperto che si era trovata un ragazzo, così passò tutto il tempo con loro (e soprattutto con i loro amici) e io mi detti alla pazza gioia con Lucia, dato che era felicemente fidanzata, superinnamorata e senza alcuna voglia di tradire il suo ragazzo andando alla ricerca di altre compagnie.
“Allora, come va con Andrea?” le chiesi mentre eravamo in bagno.
“Oh, stupendamente!” mi rispose, con gli occhi accesi come tutte le volte che parlavamo di lui.
“Beh, ci sono novità?”.
“Oh, sì! L’altro giorno è venuto a casa mia per la prima volta! Cioè… Non è riuscito a entrare, ma abbiamo fatto su e giù con l’ascensore…”. Lucia abitava in un condominio, e i suoi genitori non erano molto favorevoli al suo ragazzo.
“Oh, no! Lucia, Lucia, ti prego, dimmi che ci sono anche le scale per salire in casa tua…”.
“Ma certo che ci sono… Eh eh eh…”.
“Che succede?” chiese Chiara, che era appena entrata, vedendo l’espressione disgustata sul mio viso.
“Oh, stavo solo raccontando a Giu che Andrea è venuto a trovarmi e abbiamo fatto su e giù con l’ascensore…”.
“Ma Lucia! Sei la solita sporcacciona! Adesso come facciamo a venire a trovarti?!?”.
“Ragazze! Come siete maliziose…”.
Le lanciammo un’occhiataccia.
“Oh, d’accordo, un angolino è rimasto… In fondo a destra… Lì non ci siamo neppure sfiorati…”.
“Comunque sia, io prenderò le scale”.
“Concordo.” aggiunse Chiara.
E tornammo a ballare.
Arrivai a casa la sera, esausta, e trovai Thomas sdraiato sul mio letto con il mio mp3 nelle orecchie.
“Fammi spazio” sussurrai, ma lui dovette avermi sentito perché aprì un occhio e si spostò leggermente.
Mi buttai letteralmente sulla mia parte di letto, ringraziando di possederne uno a una piazza e mezzo. Thomas aveva spento l’mp3 e si girò a guardarmi.
“Ballato tanto eh? Sembri morta”.
“Mmmh.” fu la mia geniale risposta. Poi mi girai a guardarlo, mentre anche lui mi fissava, finché non sprofondai nell’incoscienza e mi addormentai.
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lunedì 23 maggio 2011
Mare, terzo capitolo
Ed eccomi dopo due giorni di mare con una scottatura alla schiena a scrivere dal divano del salotto...
Iniziamo raccontando =)
Siam partiti alle 4mezza del mattino XD e per le 8mezza eravamo arrivati... Mentre mettevamo la tenda abbiam visto uno scoiattolino *.* =D ho fatto delle foto ma era in alto sull'albero e non si vede -.- il campeggio comunque bellissimo, in mezzo verde, mi sentivo benissimo... Al mare mi sono buttata nell'acqua fredda e ho dimenticato tutte le preoccupazioni, e la sofferenza, ho nuotato felice e ho raccolto le conchiglie, avevo paura di pestare un granchio... Ho preso il sole, a mezzogiorno ho mangiato tagliolini con salmone gamberetti e pomodorini, pomeriggio ancora mare e sole e piscina... Sera pizza e fritto misto, passeggiata nel campeggio, nel buio della sera, e dormire sentendo il canto degli uccellini... E la routine ripetuta, mare e sole e piscina e insalatone e gelato a pranzo... Ho lasciato il campeggio con il dolore nel cuore per quella natura incontaminata e calda, il conforto che m'ha dato in questi giorni, abbiam fatto tre ore di coda e non ne potevo più, siamo arrivati a casa a mezzanotte e mi sono buttata a letto...
Ne è valsa la pena però e lo rifarei... Mi ci voleva, ho staccato un pò, e ora si torna alla solita vita...
Ma ora, passiamo al terzo capitolo della mia storia XD
Iniziamo raccontando =)
Siam partiti alle 4mezza del mattino XD e per le 8mezza eravamo arrivati... Mentre mettevamo la tenda abbiam visto uno scoiattolino *.* =D ho fatto delle foto ma era in alto sull'albero e non si vede -.- il campeggio comunque bellissimo, in mezzo verde, mi sentivo benissimo... Al mare mi sono buttata nell'acqua fredda e ho dimenticato tutte le preoccupazioni, e la sofferenza, ho nuotato felice e ho raccolto le conchiglie, avevo paura di pestare un granchio... Ho preso il sole, a mezzogiorno ho mangiato tagliolini con salmone gamberetti e pomodorini, pomeriggio ancora mare e sole e piscina... Sera pizza e fritto misto, passeggiata nel campeggio, nel buio della sera, e dormire sentendo il canto degli uccellini... E la routine ripetuta, mare e sole e piscina e insalatone e gelato a pranzo... Ho lasciato il campeggio con il dolore nel cuore per quella natura incontaminata e calda, il conforto che m'ha dato in questi giorni, abbiam fatto tre ore di coda e non ne potevo più, siamo arrivati a casa a mezzanotte e mi sono buttata a letto...
Ne è valsa la pena però e lo rifarei... Mi ci voleva, ho staccato un pò, e ora si torna alla solita vita...
Ma ora, passiamo al terzo capitolo della mia storia XD
Capitolo tre
Il primo giorno di scuola. In genere mi piaceva, ma non quest’anno. Volevo solo starmene a letto a riflettere su quello che mi era successo.
Suonò la campanella, e mi avviai stancamente verso l’aula.
Come al solito, Luca mi aveva tenuto il posto. Sospirai, non me lo sarei mai levato di torno. Beh, dopotutto la sua compagnia era piacevole.
Alla prima ora avevamo inglese, una nuova professoressa, che i miei compagni già si divertivano ad imitare e prendere in giro. Effettivamente era buffa, faceva strane smorfie mentre parlava. Ma la mia mente era altrove, precisamente a casa; chissà cosa avrebbe fatto Thomas tutta la mattina… Alla fine ieri avevamo deciso che sarebbe rimasto a casa mia, visto che a quanto pare io ero il suo unico collegamento con il resto del mondo. Sospirai, volevo rivederlo. Ciò non era un bene, ma ogni volta che stavo con lui i miei sensi si acutizzavano, percepivo più chiaramente quello che avevo intorno, mi sembrava di respirare di più.
Scacciai questi pensieri parlando un po’ con Luca. Era a metà della descrizione della sua gita in montagna che disse: “Giulia, che hai? Sembri distratta”.
“Niente, niente”. Mi sa che non se l’era bevuta, mi guardava dubbioso.
“Ho sentito Lucia poco fa, l’ho incontrata all’ingresso… Allora, com’è il libro che ti hanno regalato?”.
“Oh! A dir la verità non ho ancora iniziato a leggerlo”.
“Ah”. Adesso sembrava spaventato. Pure lui sapeva che non resistevo davanti a un libro.
“E’ che ho avuto da fare… Sai, compiti arretrati e cose in casa…”.
Le mie scuse si persero nel suono della campanella.
Quando finalmente tornai a casa ero esausta. Avevo fatto solo quattro ore, ma a furia di distrarmi mi era venuto un mal di testa terribile. Presi un’aspirina; Thomas mi stava aspettando in cucina.
“Che hai?” mi chiese, vedendomi armeggiare con la scatola della medicina.
“Mal di testa”.
“Giornata pesante?”.
“Non particolarmente”.
“E allora perché hai il mal di testa?”.
“… Credo di aver pensato troppo”.
La sua risata mi fece girare. Oddio, che bello che era…
“Tua madre ti ha fatto la pasta al pesto”.
“Oh, sì, grazie”.
“Mica devi ringraziare me!”.
“Già, giusto. Beh, buon appetito. Ne vuoi un po’?”.
“No. Io non mangio”.
“Mmmmh, dopo appuntiamocelo. Potrebbe essere utile.” scherzai.
Passammo il pomeriggio ad ascoltare la radio in camera mia. Il mal di testa se n’era andato da un po’; anzi direi che era scomparso una volta tornata a casa.
Mi resi conto che era tardi solo quando mia mamma -che non avevo neanche sentito arrivare- mi urlò: “Giulia!! La cena!!”.
Scesi a cenare con la mia famiglia, per tornare in camera mia un attimo dopo.
“Che velocità… Ti stanno antipatici i tuoi per caso?” mi chiese Thomas, vedendomi arrivare.
“Oh, no”.
“Perché non mi parli un po’ di te e della tua famiglia, stasera?”.
“Beh, che vuoi sapere?”.
“Tu dimmi quello che ti viene in mente”.
“Allora… Mi chiamo Giulia, mia mamma si chiama Alice e mio papà Roberto. Sono figlia unica, ho diciassette anni appena compiuti e non ho animali domestici. Questo è tutto quello che mi viene in mente al momento”.
“Bene. Direi che può bastare, per adesso”.
Passai tutta la settimana a preoccuparmi per Thomas mentre ero a scuola, stare con lui tutto il pomeriggio e addormentarmi la sera mentre mi guardava, seduto alla mia scrivania. Avevo anche scoperto che non dormiva mai. Per far contenta Lucia e Chiara mi ero anche messa a leggere il libro che mi avevano regalato. La storia era affascinante, mi prendeva tantissimo, arrivando persino a commuovermi. Una sera Thomas mi trovò in camera mia con le lacrime agli occhi, e preoccupato mi chiese: “Cosa c’è? Cos’è successo?”.
“Oh Thomas.” avevo risposto, “Il loro amore è così grande… Così grande…”.
Dopo avermi visto in quello stato anche lui prese a leggere il libro, di notte, mentre dormivo. Lo finimmo praticamente insieme, venerdì. Quella sera la passammo a discutere sulla storia: “Per me quel tizio è un po’ troppo possessivo. E quella tipa fa un po’ troppo la vittima”.
“E’ stupendo invece!” ribattei io. Continuammo così tutta la notte, e sabato mi svegliai con l’intenzione di prendere il seguito. Assolutamente, doveva essere mio.
Sabato mattina mi avviai in classe stanchissima.
Luca, che già aveva notato che ero strana, mi squadrò più preoccupato del solito e disse: “Che cos’hai?”.
“Oh, niente. Ieri sera non ho dormito molto”.
“Quindi stasera non vai al bowling con Chiara e Lucia?”.
“Certo che ci vado. Non sarà mica un po’ di stanchezza a fermarmi”.
“Bene. Vinci anche per me, mi raccomando!”.
“Si sì”.
La lezione era iniziata. Aspettai impaziente la fine della giornata.
venerdì 20 maggio 2011
Perdita
Non dovevo lasciarlo andare.
Anzi, dovevano dirmelo prima. Non l'avrei mai lasciato andare.
Riccardo doveva essere qui con me. Adesso che la stanno portando a morire.
E' un duro colpo. C'era da aspettarselo: ce l'avevano detto che non sarebbe arrivata all'estate, ed era peggiorata ormai, dobbiamo andare via domani.
Sono anni che non vedo il mare, ma come potrò apprezzarlo così?
Lei c'era fin da prima di me. Ventitrè anni. Ricordo com'era arrabbiata i primi anni, le avevo rubato la stanza. Ho imparato ad accarezzarla per gradi, prima solo mentre mangiava, poi mentre dormiva sul divano, e infine mi saliva in pancia anche a me. Tetava come faceva con la mamma, un'abitudine che i gatti non scordano mai.
E ora non ci sarà più.
Pensavo che la distanza accumulata in questi anni fosse stata sufficente a smorzare il colpo. Io che sto di sopra tutto il giorno, lei che è stata trasferita dal salotto alla camera dei miei con l'arrivo del nuovo divano.
Non è così. Brucia come il sole nella mia gola.
Non è così. Fa male.
Anzi, dovevano dirmelo prima. Non l'avrei mai lasciato andare.
Riccardo doveva essere qui con me. Adesso che la stanno portando a morire.
E' un duro colpo. C'era da aspettarselo: ce l'avevano detto che non sarebbe arrivata all'estate, ed era peggiorata ormai, dobbiamo andare via domani.
Sono anni che non vedo il mare, ma come potrò apprezzarlo così?
Lei c'era fin da prima di me. Ventitrè anni. Ricordo com'era arrabbiata i primi anni, le avevo rubato la stanza. Ho imparato ad accarezzarla per gradi, prima solo mentre mangiava, poi mentre dormiva sul divano, e infine mi saliva in pancia anche a me. Tetava come faceva con la mamma, un'abitudine che i gatti non scordano mai.
E ora non ci sarà più.
Pensavo che la distanza accumulata in questi anni fosse stata sufficente a smorzare il colpo. Io che sto di sopra tutto il giorno, lei che è stata trasferita dal salotto alla camera dei miei con l'arrivo del nuovo divano.
Non è così. Brucia come il sole nella mia gola.
Non è così. Fa male.
martedì 10 maggio 2011
Seconda puntata con la mia storia u.u
Che dire? Sono arrabbiata. Arrabbiata e delusa e arrabbiata è.é
Ma volgio pensare ad altro, quindi...
Vi metto il secondo capitolo della mia storiella u.u
Ma volgio pensare ad altro, quindi...
Vi metto il secondo capitolo della mia storiella u.u
Capitolo due
Era il ragazzo del centro commerciale.
Quello che avevo guardato.
Quello maledettamente bello.
E ora era in camera mia, e mi stava fissando.
Il libro che Lucia e Chiara mi avevano regalato cadde con un tonfo per terra, mentre scivolavo lungo lo stipite della porta. Stavo svenendo. Probabilmente per la sorpresa.
Poi lui si mosse, afferrandomi al volo. Le sue sopracciglia si corrugarono, mentre mi chiese: “Ehi, tutto bene? Cos’hai?”.
“Mh.” fu tutto quello che riuscii a dire.
“Maledizione!” imprecò lui.
“Ho fatto qualcosa di sbagliato?” chiesi, confusa.
“Che cosa???” Mi guardò negli occhi, perplesso.
“Hai detto maledizione, come se avessi fatto qualcosa di sbagliato…”.
Lui impallidì. “Vuoi dire che tu… Tu mi vedi?”.
“Certo che sì.” risposi stupita. Poi divenne tutto nero.
Mi svegliai di soprassalto, e ci misi un po’ a riconoscere il posto dove stavo.
Sì, era camera mia. Una luce calda arrivava dalla finestra, filtrata dalle tende bianche.
E ovviamente lui era ancora lì, seduto sulla sedia della mia scrivania, che mi fissava preoccupato.
“Ciao.” gli dissi.
“Ehi, mi prometti che non sverrai ancora?” mi chiese, ansioso.
“Oh. No, no, tranquillo. Mi sa che ieri ero solo molto stanca. Non so cosa mi sia preso”.
Lui si avvicinò al letto mentre io mi mettevo a sedere, e si spostò per guardarmi meglio. Riuscii a trattenere il rossore, ma per farlo dovetti smettere di respirare, e prima che la stanza prendesse a girare mi disse: “Giulia. Respira”.
A fatica espirai, poi inspirai. Il sangue si fece strada verso il mio volto, e arrossii. Ancora preoccupato, lui mi premette una mano sulla guancia.
“Come… Com’è che sai il mio nome?” chiesi, con la voce che mi tremava.
Adesso era diventato pensieroso.
“Non lo so.” rispose infine.
“Ah”. Non sapevo che altro dire. “E tu come ti chiami?”.
“Thomas.” rispose, e sorrise.
Il mio cuore precipitò, aveva un sorriso così bello…
“Giulia! La colazione!”.
Sobbalzai. Mia madre stava salendo le scale, e in un attimo era in camera mia.
“Sono già le undici, possibile che ti svegli sempre così tardi? Toh, questa volta te l’ho portata a letto, però poi scendi e lavi la tazza, intesi?” disse mia mamma, appoggiandomi un vassoio in grembo. Thomas aveva ancora la mano sulla mia guancia, ma lei sembrava non essersene accorta.
“Ah, e datti una ripulita già che ci sei. Sei un disastro”. Poi scese.
“Come ha fatto a non accorgersi di te?” sussurrai.
“Non so perché, ma solo tu puoi vedermi. Io… Io mi sono svegliato l’altro giorno, e l’unica cosa che ricordavo era il mio nome e la tua faccia”.
“Oh”. Iniziai a mangiare, riflettendo su ciò che mi aveva detto. Era impossibile, assurdo.
Mentre mi avviavo verso il bagno ebbi un’illuminazione: probabilmente era tutto uno scherzo. Sì,dovevano essere tutti d’accordo, e mi stavano facendo una candid camera o qualcosa del genere. Mi sentii soddisfatta ma anche un po’ delusa, in fondo stavo già iniziando a fantasticare su Thomas. Che brutta cosa, la fantasia. Ma d’altronde non poteva di certo esistere un ragazzo così bello che solo io potevo vedere. Forse non si trattava neanche di uno scherzo, forse Chiara e Lucia mi avevano messo qualcosa i strano nella coca cola ieri, o forse ero semplicemente impazzita.
“Oh cavolo… Che disastro.” mormorai, guardando la mia immagine riflessa. Ieri sera non avevo tolto tutto il mascara, che si era spalmato intorno agli occhi, creando l’effetto di due lividi profondi. I capelli poi, meglio non pensarci. Riuscii a sistemarmi abbastanza in fretta; ero passabile, e scesi in cucina con il vassoio. Mio padre dormiva ancora.
“Lavati la tazza!” mi ricordò mia madre.
“Sì Alice! Lo faccio subito!”. Persi molto più tempo del solito per lavare; avevo paura di ritornare in camera. Nel giro di mezzora la cucina splendeva.
“Oh signore… Giulia, hai la febbre?” mi chiese mia mamma quando la vide. “In genere non pulisci mai…”.
“No mamma… Adesso vado a vestirmi”.
Ovviamente lui era ancora là. Non sapevo cosa pensare.
“Ehm… Scusa, devo vestirmi, ti spiacerebbe uscire?”.
“Certo.” disse, e uscì.
Misi i jeans che avevo comprato ieri, e una maglietta nera. Thomas non fece tempo a rientrare che mia mamma mi chiamò per il pranzo.
“Tu non mangi?” gli chiesi.
“No. Non ho fame.” mi rispose Thomas.
“Ah, ok”.
Pranzammo velocemente, poi i miei uscirono. Seguendo l’impulso di stamattina sparecchiai e lavai i piatti, poi mi sedetti in salotto a guardare un po’ di tv.
“Giulia… Disturbo?” chiese Thomas, timoroso. Non mi ero accorta che era sceso.
“Oh, no. Vieni.” dissi, facendogli spazio sul divano.
“Tu non mi credi”.
“… Sinceramente mi riesce difficile.” ammisi.
“Devi. Ascolta, so che ti sembrerà assurdo, ma è così. Non ricordo niente né di me né del perché nessuno mi vede”.
“Ma io non so chi sei”.
La sua espressione si fece triste. Probabilmente sperava che io sapessi qualcosa. Subito m’intristii anch’io, tuttavia dissi: “Ascolta, diciamo che ti credo, ok? Farò di tutto per scoprire chi sei, te lo prometto”. Lui parve rallegrarsi un po’, per lo meno si sforzò di sorridere.
“Grazie”.
“Però non capisco come mai solo io ti riesco a vedere.” dissi, socchiudendo gli occhi come per guardarlo meglio.
“Ehi!” esclamai, “Ma… Sei… Luminoso!”.
“Cosa?”.
“Ecco… Se ti guardo più attentamente… E’ come se brillassi. Di una luce blu, ecco. Blu azzurrina”.
Mi guardò stupita per un attimo.
“Chissà che vuol dire.” disse poi. Mi fissò più intensamente, e il mio cuore accelerò un po’.
“Anche tu brilli.” esclamò infine, stupito.
Mi guardai le mani, strabiliata. Era vero. Non me n’ero mai accorta.
lunedì 9 maggio 2011
Soffro
Combatto. Combatto con me stessa, con questi sentimenti che odio e che nonostante tutto nascono in me.
Sto male, e non vorrei, sto male, e dovrei essere felice, sono contenta, e nonostante tutto provo un odio profondo, odio perchè invidio, e questa cosa non va bene.
Il mio cuore diventa corrotto e non riesco più a respirare, soffoco mentre vorrei solo nascondere e andare oltre. Voglio poter essere felice ma questo non può impedire di vedermi la loro faccia ogni volta che non ho da fare. La loro felicità che m'inquina.
No, non sto parlando di chi pensate, direi anzi che è l'ultimo dei miei pensieri. Non sono pene d'amore le mie.
Sabato mattina è nata Anna. E' una bambina stupenda.
Sto male, e non vorrei, sto male, e dovrei essere felice, sono contenta, e nonostante tutto provo un odio profondo, odio perchè invidio, e questa cosa non va bene.
Il mio cuore diventa corrotto e non riesco più a respirare, soffoco mentre vorrei solo nascondere e andare oltre. Voglio poter essere felice ma questo non può impedire di vedermi la loro faccia ogni volta che non ho da fare. La loro felicità che m'inquina.
No, non sto parlando di chi pensate, direi anzi che è l'ultimo dei miei pensieri. Non sono pene d'amore le mie.
Sabato mattina è nata Anna. E' una bambina stupenda.
domenica 1 maggio 2011
Cucù!
Cucù, cucù,
l'aprile non c'è più,
è diventato maggio
al canto del cucù.
Cucù, cucù.
E stamattina mi sono svegliata proprio al canto del cucù =)
Esattamente il primo maggio.
Certo che la natura non delude mai =)
Felice Beltane a tutti! =D
l'aprile non c'è più,
è diventato maggio
al canto del cucù.
Cucù, cucù.
E stamattina mi sono svegliata proprio al canto del cucù =)
Esattamente il primo maggio.
Certo che la natura non delude mai =)
Felice Beltane a tutti! =D
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