Se passate di qui, lasciate pure un commento. Potrà essere la base di una profonda conoscenza, o una goccia d'acqua che lentamente scorre e se ne va...
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lunedì 1 ottobre 2012

Piano piano...

... Il blog si sta aggiornando. Ora ho fatto pure una sezione per le storie che partecipano ai contest... Cioè, una pagina... ACCIDENTACCIO A ME, MA QUANTO HO SCRITTO?!?! è.é
C'è davvero troppa roba, non ce la farò mai a linkare tutto T_T
In ogni caso, volevo evitare di scrivere fino al completamento dell'opera... Ma non sapendo quando finirò di linkare le storie, non sapendo quando mi arriverà il banner... Beh, non ho resistito u.u anche se non penso che dirò grandi cose in questo post XD
C'è molto lavoro da fare, molto... E sono sempre impegnata per via dell'università =..= e dovrei finire di scrivere le mie due storie in corso, e dovrei mettermi a lavorare sulle altre due fan fiction e sull'originale che ho in testa... E non ce la farò mai, e devo recuperare i soldi per prendermi pokemon Bianco due, e il gioco esce fra undici giorni e ciao peppino, non farò più nulla poi =..= si capisce che sono esaurita? XD (non ho citato volutamente "fare i riassunti di Marketing"... Brrrr robe oscene =..=).
Parliamo di cantanti e canzoni, và u.u In questo periodo... Sono ossessionata da Taylor Swift .-. non so perché... Mi piacciono TUTTE le sue canzoni .-. e su due ci ho scritto pure due song-fiction (che trovate già linkate nella pagina della fan fiction XD). Non lo so, ci sono certe canzoni che hanno un ritmo anche allegro eppure... Parlano di cose tristi... O hanno quella nota malinconica... Non lo so, mi attirano. Anche quelle malinconiche e tristi e basta.
Vi posto una bella e famosa canzone:


Questa è relativamente bella (nel senso che ha un lieto fine). Ma come vedete, ha sempre quella melodia che... Non so. Mi piace un sacco u.u
Beh, che ne pensate? XD anche delle altre sue canzoni, eh XD
E magari anche del blog in fase di aggiornamento, fatemi sapere, LOL XD
Vi saluto tutti! =)

lunedì 21 novembre 2011

Esami, capitolo dodici


Domani ho un esame o..o boh, sono così così... La materia l'ho studiata praticamente sempre alle superiori (ragioneria, insomma...) però se dico che sono tranquilla poi so che andrà male -.- quindi rimango in sospeso. In ogni caso, domani sarà tutto finito e mi aspettano ben 5 giorni di ozio totale prima di riprendere l'università. Evviva! =D
Per i festeggiameti anticipati, vi posto il prossimo capitolo u.u
Buona lettura! =3


Capitolo 12

Fu una lunga notte. Io e Thomas eravamo entrambi sdraiati sul mio letto, mano nella mano, dopo aver passato ore e ore a parlare, più qualche ora in cui mi addormentai e lui rimase a guardarmi.
Ma il mattino dopo, sabato, non ce la facevo proprio ad alzarmi dal letto. Da una parte volevo stare sola con Thomas e stringermi a lui, baciarlo, dirgli che lo amavo; dall’altra volevo star da sola a riflettere su tutto quello che era accaduto.
Probabilmente comunque il mio corpo reagiva in modo eccessivo alla vicinanza con Thomas e alla confusione che avevo in testa, visto che scoprii che la mia non voglia di alzarmi era legata al fatto che avevo quasi trentotto di febbre. Appena mia mamma finì di misurarmela, Thomas strisciò silenzioso fuori dalla mia camera per lasciarmi riposare in pace.
Nonostante la febbre, la mia mente era lucida. Passai tutta la mattina a riflettere.
Il pomeriggio la febbre era scesa, ma dissi a Chiara e Lucia che ero troppo stanca per uscire. Restai da sola con Thomas.
Lui si era ripreso completamente dalla malattia, e riprendemmo le ricerche per scoprire cosa fosse. Mi disse che mentre durante quei minuti terribili avevo ricordato qualcosa, delle immagini perlopiù, di una grande casa bianca e di una faccia, il viso di un vecchietto che sorrideva gentile.
“Forse è la tua casa!”, esclamai, “Sai dove è? Dobbiamo trovarla. Oppure ci abita il nonnino!”
“Non lo so amore. Non posso ricordare nient’altro… E’ sbagliato.”
“Ma perché? E’ la tua vita. Potrebbe aiutarci a scoprire cosa sei!”
“Mmmh.”
Thomas non andava mai oltre queste risposte. Diceva solo che non poteva ricordare, anche se non sapeva bene il perché. Un po’ mi arrabbiavo, però poi preferivo non contraddirlo. Mi convincevo che doveva esserci un motivo valido, che sarebbe saltato fuori più avanti. Intanto, dovevamo passare all’azione.
“Prima Chiara m’ha detto che domani pomeriggio lei e Lucia vanno in disco. Quindi abbiamo tutto il giorno per girare tranquillamente alla ricerca della casa bianca.”, dissi.
“E soprattutto per uscire con te. Sarà il nostro primo appuntamento.”
“Certo.”. Ero sempre più decisa a scoprire la verità.
Così il giorno dopo mi alzai di buon ora e mi preparai. Aspettai che i miei uscissero per il consueto giro dagli amici, e mi avviai.
Prima di uscire di casa, passando dal salotto, vidi la macchina fotografica appoggiata sulla madia del telefono, e la presi. Allo sguardo interrogativo di Thomas risposi con un sorriso: “Magari scopriamo che esci nelle foto.” Così gliene feci una di sorpresa, mentre stava davanti alla porta. Guardai nello schermo: la perfetta replica di Thomas mi fissava perplessa dalla macchina fotografica.
“Ehi, funziona!”, esclamai.
“Ma non vale. E’ ovvio che te mi puoi vedere, lo fai sempre. E adesso usciamo và.”
Per tutto il pomeriggio mi divertii a scattargli foto a sorpresa mentre giravamo per il paese in cerca della grande casa bianca, finché Thomas non si stancò e mi requisì la macchina fotografica.
“Ridammela! Pensa se ci vede qualcuno! Come la spiego una macchina fotografica che vola?!?”. Per fortuna la strada era deserta.
“Adesso basta! Voglio anch’io una foto tua.” E me la scattò.
In quel momento accaddero tre cose contemporaneamente: Thomas urlò di dolore e cadde a terra con la macchina fotografica, io sentii una presenza strana dietro di me e mi voltai di scatto, e vidi un vecchietto correrci incontro urlando il nome di Thomas. Non feci neanche a tempo a rigirami per chiedere a Thomas cos’era successo - la presenza era scomparsa - che il vecchietto ci raggiunse.
“Thomas!”, esclamò, senza fiato, “Nipote mio, non sai quanto ti ho cercato!”

sabato 19 novembre 2011

Esperienza orribile ;______;

Riporto da fb una cosa che m'è successa oggi pomeriggio e che non augurerei a nessuno...

Ma vi pare possibile che mentre aprivo la finestra del bagno per pulire sono piovute in testa a me e mio fratello qualcosa come diecimila cimici????? *NOME* queste sono cose che dovrebbero capitare a te, non a me!!
A:  oddeo O.o io sarei morta O.O
IO: infatti abbiam cacciato un urlo che come minimo sè sentito dall'altra parte del paese... Poi sono scesa da mia ma a farmi controllare se avevo cimici nei capelli... E poi armata di aspirapolvere e con la tremarella alle gambe ho aspirato tutte quelle stronze è.é
A: oddio ç.ç
IO: poi una volta finito di aspirare ho passato lo stracio e aprendo la finestra mi sono resa conto che ce n'era un altra... E sono diventate due quando sono corsa a chiuderla! Ma dove cappero si nascondono???? ;__; credo che per tutto l'inverno non avrò più il coraggio di aprire le finestre ;__;
Il resto del dialogo ve lo risparmio, tanto ho detto tutto quello che c'era da dire... Che brividi solo a ripensarci... Brrr. 

venerdì 22 luglio 2011

Inquietudine, Capitolo otto

C'è stato un momento l'altra sera, mentre parlavo con Riccardo nel buio sotto le coperte, che il mio cuore ha sussultato ancora. Mi sono sentita mancare il fiato per un secondo e i miei occhi pungevano mentre frenavo un improvviso accesso di lacrime. Non so come sia potuto succedere. Non so come sia bastato un alito di vento per riportare tutto in cima. Una parola sussurrata nella notte e un uragano è esploso.
Ci ho messo un secondo, un secondo lungo e sconvolgente, e l'ho ricacciato indietro. Ho fatto un respiro profondo e il mare è tornato calmo. Ma una domanda, la solita domanda, si è fatta strada fra i battiti del mio cuore accellerato dalla paura, e ancora non trovo una risposta: perché?

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Capitolo otto

Il lunedì successivo il senso d’inquietudine non m’aveva ancora abbandonato del tutto, ma cercai di non badarci. Thomas si comportava come al solito, ovvero standomi vicinissimo, e soltanto  tratti un’ombra attraversava il suo volto, facendo capire quanto la mia paura lo avesse turbato.
Tuttavia, dopo cena, appena mi fui stesa sul letto di camera mia, si avvicinò e mi disse: “C’è qualcosa che non va.”
Subito scattai a sedere. “Cosa?”, chiesi.
“Non lo so…”
“Cosa ti turba, Thomas?”. I miei sentimenti si agitarono confusi, mentre si girava a fissarmi intensamente con i suoi occhi scuri come pozzi.
“Sento… Un forte pericolo. Di più non so.”
“Forse… Forse stai iniziando a ricordare, non trovi?”
“Non lo so.”. Si sedette sul bordo del letto, senza smettere di guardarmi. “Però una cosa la so. Devo, anzi, voglio proteggerti.”
Non sapevo cosa dire. Restammo così, a fissarci, per qualche minuto, poi mi risdraiai incrociando le braccia sotto la testa. Probabilmente a un certo punto mi addormentai, persa nei miei pensieri, ma al mattino un’unica domanda mi sembrava davvero importante: perché vuole proteggermi?
Tuttavia, non gli chiesi niente e mi limitai a far passare il tempo normalmente.
Sabato, però, successe qualcosa di strano. Mi ero appena alzata e mi stavo preparando per un’altra noiosissima giornata di scuola quando, tornando in camera per vestirmi, trovai Thomas accasciato sul letto.
“Thomas! Che succede?!?”, domandai, con il cuore in gola. Prima ancora che potessi avvicinarmi, però, si rialzò e mi rispose: “Niente, niente.”
Accadde più o meno la stessa cosa anche nei giorni seguenti. Io ero molto preoccupata, ma Thomas non voleva dirmi niente, sembrava ancora più pallido del solito e l’ombra sul suo viso era diventata fissa. Credevo di non farcela. Il mio cuore non poteva sopportare il fatto che non mi parlasse di quello che gli stava capitando, ma più di tutto non riusciva ad accettare che stesse male.
Perché sì, stava male.
“Thomas, per favore, devi dirmelo. Non capisci che sono preoccupata per te?!?”, gli chiesi per l’ennesima volta.
“Non ho niente, sto bene…”
“Tu menti!”
“Giulia.”. Mi fissò negli occhi con una forza tale da scombussolarmi il cuore. “Non ho idea di cosa mi stia succedendo. Io… Sento che i miei ricordi stanno tornando…”
“Stai per capire chi sei?”. Ero ammutolita.
“No! Non posso ricordare!”
“Ma perché?”, chiesi con un filo di voce.
“Non lo so! Io non lo so! Seguo solo il mio istinto!”
Da quel giorno in poi lo lasciai in pace. Forse capì che non volevo affrontare più l’argomento e lo apprezzò, perché iniziammo a comportarci come se niente fosse. Ma io ero sempre più preoccupata, e lui sempre più teso.
Ovviamente i miei amici notarono subito che qualcosa non andava.
“Giulia ma dove sei con la testa?”, mi chiese Luca per l’ennesima volta, venerdì a scuola.
“Scusa. Che succede?”
“Ma non ti sei accorta che il Durpi ha mollato? Il prof di geografia l’ha appena ripreso davanti a tutta la classe; guarda: stanno ancora ridendo. E tu che fai? Fissi inebetita la lavagna. Se almeno ci fosse scritto qualcosa… Ma dove sei in questi giorni?”
Come al solito, incassai senza rispondere. Che potevo dire? Che il ragazzo-fantasma che amavo aveva improvvisi svenimenti dati da ricordi latenti che riemergevano ma che lui sentiva di non dover far emergere? Non volevo di certo finire al manicomio.
Ma Luca era quello che mi dava meno problemi. Chiara e Lucia, le mie amiche per la pelle da un vita, non si accontentavano delle mie risposte evasive. E quando appioppai loro la debole scusa dei ‘compiti che oramai erano diventati una pila enorme e insostenibile’, Lucia mi rispose: “Non cercare di darcela a bere. Ho chiesto a Luca, e lui sostiene che questo è un periodo morto… Tradotto, non hai niente da fare. No, qui c’entra qualcos’alto… Ti sta andando male con il tipo che ti piace?”
“No, Lucy. Non c’è nessuno che mi piace di conseguenza non mi sta andando male niente.”. L’unico motivo per cui le mie guance non si arrossarono e mi tradirono era perché stavo osservando preoccupata Thomas, dall’altro lato del tavolo, che portava una mano alla fronte socchiudendo gli occhi.
“E’ Eric! Dimmi la verità!”, insistette Lucia, seguendo il mio sguardo. Ovviamente, non poteva vedere Thomas, così i suoi occhi arrivarono ad un giovane biondino seduto dall’altra parte del locale, che aveva frequentato le medie insieme a noi ma con il quale non c’era mai stato un gran rapporto. Era il classico biondo-occhi-azzurri, a cui tutte morivano dietro e che faceva il cascamorto con tutte. Decisamente, non il mio tipo.
“No, Lu… Devo andare in bagno.”, finsi, alzandomi.
Non mi credette, e dovetti passare il resto del sabato e tutta la domenica a farle cambiare idea.
Fortunatamente, Chiara mi aiutò annunciando che finalmente aveva trovato lavoro. Così la domenica sera uscimmo tutte per festeggiare. Andammo al solito bar, meglio di niente, e Chiara ci raccontò tutto: “Mio padre è amico di un’amica che ha una sorella che ha questo bar. Niente di che, una ragazza è rimasta a casa perché aspetta un bambino e devono sostituirla. Mi ha detto che mi prende in prova e che domani alle otto devo essere da lei. Ha già un’altra ragazza in prova, fra due settimane ci fa sapere chi prende… Lo so, non è un granché, ma si lavora da lunedì a venerdì e anche la paga è buona…”
“Ma è grandioso invece!”, la incoraggiai. Era grandioso davvero, così i suoi non si sarebbero più lamentati. Io personalmente non li capivo; è vero che Chiara aveva smesso di studiare ma era sempre lei ad occuparsi della casa, pranzo e cena compresi. L’unica cosa che non faceva era la lavatrice, perché non era in grado. Ma non mi dimenticherò mai quella sera che ero a casa sua e sua madre stava cucinando (per la prima volta da anni a quella parte) e ha chiesto a Chiara: “Ma dov’è l’olio?? Perché è finito e non me l’hai detto??”. Cioè, io non so manco dov’è l’olio che ho in casa, se finisce la bottiglia che sta sul banco della cucina. E’ mia madre la regina dei fornelli… Il fatto che una madre non sappia queste cose basilari mi sconvolge.
“Sìì! Finalmente Chia! Hai già pensato a cosa ti comprerai con tutti quei soldi??? Ho visto una collana in centro che è stupenda, d’argento poi…”.
Ecco, adesso non le capivo più. Ma ero io a essere anormale o loro? Non concepivo come si potessero spendere dei soldi per delle cose così inutili. Dopo un po’ una collana smetti anche di metterla… Se ne passa a una più bella ecc… Non che non avessi gusto. Ma preferivo la bigiotteria classica, economica, che resisteva giusto il tempo che durava la tua infatuazione per quel particolare modello di gioiello. Ma stavolta, niente repliche. Ero contenta che la discussione si fosse spostata in un terreno più sicuro, e la aiutavo a prosperare.
Tornai a casa che erano solo le nove e mezza: visto che il giorno dopo Chiara iniziava a lavorare doveva andare a letto presto.
Mi sdraiai piano sul letto, mentre Thomas si sedeva accanto a me.
“Fammi spazio.”, mi sussurrò, come io poco tempo fa, tenendosi la testa. Mi spostai per farlo sdraiare, e poi, spinta da non so quale impulso incontrollabile, gli appoggiai una mano sulla guancia. Il mio cuore esplose, divenni rossissima e mi sforzai di respirare normalmente, trattenendo le farfalle nel mio stomaco. Lui aprì gli occhi, lentamente.
Restammo così, a guardarci, mentre sentivo la sua pelle sotto il mio palmo, finché non mi addormentai.

lunedì 20 settembre 2010

Pylaus?!?!?!

Pylaus non riesco più a vedere il tuo blog!
Non so neppure come contattarti... Anche se sei un mio lettore fisso. Per favore, se leggi il mio messaggio, mandami l'invito ;)
E se qualcuno che è in contatto con lui legge questo messaggio, perfavore, gli dica che mi manca il suo blog!
Non essendo molto presente ci ho messo un pò per accorgermene -.- ma non mi sono assolutamente dimenticata di te Pylaus!
Perfavore mandami un segno ;)