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lunedì 3 dicembre 2012

Lo stile: ma cos'è veramente?


In letteratura, lo stile è un insieme di tratti formali che caratterizza il linguaggio di un autore, di un'opera, di un genere letterario, e che risulta da una scelta consapevole che si allontana dall'uso o dalla norma correnti.”
[cit. Wikipedia]

Il concetto di stile letterario potrebbe essere espresso semplicemente spiegando l'esigenza che c'è di realizzare un documento uniforme: sia dal punto di vista visivo, sia dal punto di vista espressivo. Questo coinvolge quindi l'aspetto grammaticale (ortografia, sintassi, lessico, ecc.) e l'aspetto estetico-tipografico (impaginazione, tipi di carattere, dimensione, ecc.) o artistico.
L'esigenza di una uniformità visiva deriva dal piacere e dal rilassamento che può dare al lettore un documento impaginato e strutturato in un modo ordinato e chiaro. Nello stesso modo è importante l'uniformità grammaticale, cosa particolarmente delicata in una lingua come la nostra in cui sono consentite molte variazioni, data la varietà linguistico-culturale delle varie regioni


Ok, presa da un’improvvisa ispirazione mi sono chiesta… Che accidenti è lo stile? Intendo in ambito non dico letterario, ma di valutazione di una storia/libro/racconto.
Mi sorgono alcune perplessità in merito. Ho portato due definizioni che sembrano contraddittorie fra loro: una dice che lo stile si allontana dai ‘canoni’ e uno lo interpreta come – a prescindere in questa sede dall’aspetto visivo – un’aderenza fondamentale alle ‘regole’. Ma quindi?
Io credo che la verità stia nel mezzo.
Come tutti ormai credo sappiate, sono iscritta ad un sito di fan fiction: EFP. Durante la mia permanenza nel sito (più di un anno) mi sono ritrovata a scrivere, ricevere e leggere recensioni in merito allo stile. Come valutare la validità di tali recensioni? Perché se partecipo ad un contest e nei parametri di giudizio vi è lo stile il contenuto di questo parametro varia da giudice a giudice? Credo di essere arrivata ad una conclusione: sicuramente personale e opinabile, ma che ritengo comunque valida.
Lo stile, secondo me, è il modo di porre o scrivere una frase (e di conseguenza un intero testo) e deve adattarsi alle regole grammaticali classiche, anche se le stesse non costituiscono il fulcro dello stile propriamente detto. Mi spiego meglio: io posso scrivere “Draco mangia una mela” oppure “La mela è mangiata da Draco”. Entrambe le frasi sono corrette dal punto di vista grammaticale e di forma e dicono la stessa cosa, quindi il fatto che varino è una questione di stile.
Ciò che è a mio avviso errore considerare stile è l’utilizzo improprio delle regole: scrivere “Il quadro che mi avete mostrato, sembra interessante” non è una frase formalmente corretta. Bisognerebbe scrivere “Il quadro che mi avete mostrato sembra interessante”. La virgola era in più e non andava. Eppure il suo uso improprio ha avuto riflessi sullo stile stesso: costringere il lettore ad una pausa inutile ha frenato la lettura e appesantito il tutto. Non trovate?
Quindi io credo che la valutazione di una storia/racconto/ecc ecc in merito allo stile debba essere fatta per ultima e avendo di fronte comunque un elaborato corretto dal punto di vista grammaticale (e di forma). Se ci sono errori di quel tipo bisogna capire se l’autore li considera parte del suo ‘stile’ (sbagliando, a mio avviso) o se si tratta di sviste. In ogni caso sarebbero errori da segnalare in caso di valutazione e/o correzione (mi riferisco ai contest, in particolare, ma anche alle recensioni): solo, bisognerebbe farli rientrare nelle voci “grammatica e forma”. E lo stile verrebbe penalizzato, ma non dovrebbe avere, nel complesso, un ‘peso’ così importante sulla valutazione complessiva.
Un’altra cosa che rientra sicuramente nello stile ma che è, come dire, di più ampia portata… E’ il lessico. Il lessico è importante e può essere classificato in vari modi: basso, normale, elevato ecc ecc. Nella valutazione dello stile bisognerebbe tenere gran conto del lessico ma in merito al contesto. Quello che intendo dire è che un lessico aulico va utilizzato in una storia ambientata ad esempio in una corte principesca: allo stesso modo un lessico normale va utilizzato per le persone comuni. E vari tipi di lessico possono coesistere nello stesso tempo. Faccio un esempio stupido: Harry Potter. Hagrid è un personaggio che parla in modo sgrammaticato e scorretto, usando parole semplici. E’ la personificazione del ‘sempliciotto di buon cuore con l’aspetto spaventoso’: mettergli in bocca parole troppo elevate stonerebbe decisamente con il personaggio. Hagrid non sarebbe più Hagrid senza le sue caratteristiche. In ogni caso dei dialoghi e della caratterizzazione dei personaggi parlerò in seguito. Limitandoci al lessico: influisce sullo stile solo se preso in considerazione assieme al contesto e al pubblico al quale la storia si riferisce.
E’ inutile di cercare parole belle e difficili per far vedere che si ha un linguaggio vasto: se state scrivendo una storia per bambini con gli animali parlanti come protagonisti non ci azzeccate nulla. Bisogna fare molta attenzione.
Parliamo ora dei dialoghi e di conseguenza della caratterizzazione dei personaggi. In questo caso credo che vi sia una piccola deroga alle regole grammaticali e di forma, deroga che poi non inciderà sulla valutazione dello stile stesso. Attenzione: vale solo per i discorsi diretti. Come dicevo prima per Hagrid: se il personaggio che avete creato o che state usando è abituato a pensare e a parlare in un certo modo (sgrammaticato e anche, perché no, formalmente incorretto) allora siete liberi di farlo parlare così, anzi, dovete farlo. Attraverso quei dialoghi emerge una forte caratterizzazione del personaggio e dà coerenza a quello che avete cercato di esprimere, magari, a parole prima. Invece se fate narrare gli avvenimenti al personaggio in prima persona… Attenzione! La correttezza grammaticale e formale deve sempre esserci. Potete far emergere il carattere da come mettete le frasi, dal lessico e dai pensieri che il vostro personaggio fa. Ma i pensieri devono essere scritti correttamente! O, meglio, deve esserci uno ‘stacco’ fra la narrazione e il pensiero, evidenziando il pensiero con dei segni grafici apposta o con il corsivo.
Credo di aver espresso tutti i punti a sostegno del mio punto di vista e volevo soffermarmi di nuovo su un particolare: ci sono diversi modi di porsi quando si scrive ed è questo modo di porsi che caratterizza lo stile… Ma le frasi devono essere grammaticalmente e formalmente corrette. Attenzione! Una frase corretta da questo punto di vista non significa in automatico avere uno stile eccelso. Lo stile può essere lo stesso pesante e noioso oppure leggero e infantile: ovviamente ogni tipologia di storia ha uno stile che meglio si adatta e che l’autore deve cercare di sperimentare. Non voglio dire che tutti dovrebbero avere lo stesso stile, per carità, il mondo è bello perché vario, però dico pure che lo stile si può e si deve migliorare.
Non si finisce mai di imparare ed io, in questo scritto, ho solo cercato di fornire un’adeguata definizione di stile da utilizzare come parametro di giudizio. E’ evidente, poi, che la mia non è una verità assoluta e che un’eventuale valutazione sarà comunque sempre influenzata da criteri soggettivi. Cercavo solo di fare chiarezza e di riportare in qualche modo la mia definizione di stile.
Siete d’accordo o no con me? Avete delle idee diverse? Se sì, quali?
Come al solito sono aperta al dialogo e al confronto.
Sarebbe interessante discuterne ;)

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