Capitolo venti
Il sabato successivo io e Lucia
avevamo preparato una serata stupenda. Una grandiosa uscita a sei. Io, Thomas,
lei, Andrea, Chiara e Luca. Stranamente, però, questi ultimi due non erano
molto entusiasti dell’idea.
“Non voglio vedere due coppiette
che si sbaciucchiano.” mormorò disgustato Luca dopo che gli ebbi proposto
l’uscita. Era diventato talmente scontroso con me che non potevo più sopportare
l’aura negativa che emanava, e con cui mi investiva. Andai a rifugiarmi fra le
calde braccia di Thomas appena potei, ovvero all’intervallo. Quando tornai in
classe trovai Lucia che lo stava letteralmente supplicando: “Dai Luca!” diceva
“Non mandarci a monte la serata! Giuro che sarà divertente. No, non servi solo
per fare numero! Sai che apprezziamo davvero la tua compagnia”.
Mi unii a lei finché non
riuscimmo a convincerlo. La sua espressione rimase però immusonita, con gli
angoli della bocca sempre rivolti verso il basso, e non cambiò per tutta la
settimana.
Chiara, nonostante le titubanze
iniziali, si mostrò più accondiscente. Alla fine diventò entusiasta quasi
quanto me e Lucia, e non vedeva l’ora che arrivasse sabato: “Credimi.” mi disse
al telefono “Il lavoro è un incubo. Mi fanno sempre male i piedi a fine
giornata, ma ne vale la pena. Adesso che ho uno stipendio posso permettermi
molte più cose… A proposito, ho visto una felpa davvero bella l’altro giorno.
Sai, sono uscita con Debora, la mia collega… Tu e Lucia dovete davvero
conoscerla, è una forza! Ma sto divagando vero? Non vedo l’ora di sabato… Pizza
e bowling! Siamo in tanti quindi sarà una partita entusiasmante.”
Quindi veleggiai verso sabato con
aria sognante, passando ore stupende con Thomas alla fine dei nostri consueti
allenamenti, beandomi del tempo libero che mi trovavo data la settimana
stranamente priva di compiti, verifiche ed interrogazioni.
Sabato sera Andrea e Lucia
passarono a prendermi. Scesi volando dalle scale, afferrai la borsa e mi
fiondai in macchina. Passammo a prendere Chia e per le sette arrivammo alla
pizzeria. Luca e Thomas erano già lì; Luca era passato a prendere Thomas e
questo aveva aggravato il suo costante sorriso all’ingiù. Me ne accorsi con un
sussulto, mentre distoglieva lo sguardo dal mio ragazzo che avanzava verso di
me.
“Giulia che c’è?” mi chiese il
mio amore.
“Niente amo.” risposi. Mi guardò
dubbioso “Non ora ok?”
Entrammo tutti in pizzeria e ci
sedemmo ad un bel tavolo vicino alla finestra, con vista sulla piazza del
paese. Mentre mangiavo la mia quattro stagioni, Chia parlava della sua collega:
“Deb è strasimpatica, ci capiamo al volo. Forse dopo passa con dei suoi amici…
Non vi dispiace vero?”.
“Figurati.” disse Luca “Ci sono
anche amiche vero?”. Dopo essere stato rassicurato che sì, c’erano anche
amiche, il mio compagno di banco divenne un po’ più allegro. “Sapete, anch’io
dovrei presentarvi il Giovanni. A parte gli scacchi è un tipo forte… Se Debora
non è impegnata potrebbe diventare la sua tipa, da come ne parli Chia.
Ovviamente, prima dovrei scartarla io.”
“Oh, sarebbe fantastico che tutti
fossero fidanzati. Avete presente quante uscite in coppia che potremmo fare?”
intervenne Lucia “Uscite a otto, anche a dieci. Una grande, bella compagnia”.
“E se qualcuno si lascia?” chiese
Chiara “No no. Meglio una compagnia di amici credimi. Certo, io sono amica anche
di Andrea, ed inizio a conoscere Thomas… Ma se vi lasciaste, ragazzi, non prendetevela
se sparirò. Lucia e Giulia hanno la precedenza”.
“Ehi! Non portare sfiga!” urlai.
Si misero tutti a ridere e finimmo di mangiare chiacchierando del più e del
meno.
Dopo aver pagato, ci stavamo
avviando verso il bowling a piedi, quando accadde. Dovevamo attraversare un
tratto di strada al buio, dove i lampioni erano spenti. Iniziai a sentirmi
inquieta, e strinsi la mano a Thomas. Lui si stava guardando intorno, agitato
come me.
Sbucarono all’improvviso,
dall’angolo della strada. Erano tre, arancioni e viola: ci individuarono con un
bagliore eccitato negli occhi e si avventarono contro di noi. Io fui troppo
lenta: ero immobilizzata dalla paura. Thomas sfilò la sua mano dalla mia e si
frugò in tasca, in cerca della pila speciale che gli aveva dato suo nonno. In
un istante di terrore mi resi conto che non ce l’avrebbe fatta. Gli altri non
si accorsero di niente, mentre i Predatori si avventavano su di noi: contavano
di eliminarci per poi passare agli altri, di modo che non potessimo
impedirglielo. Erano in tre contro uno, e con un gemito le mie ginocchia
cedettero. Mi trovai in terra mentre Thomas faceva scattare la luce. Un
Predatore sparì, ma gli altri gli furono addosso; vidi con la coda dell’occhio
Chia che si girava verso di noi. Tremante misi una mano in tasca, cercando la
mia pila, conscia che non avrei fatto in tempo. Un lampo di luce improvviso
attirò la mia attenzione. Vidi i Predatori scomparire, colpiti in pieno, e
girai la testa verso ciò che aveva salvato il mio amore.
“Ehi, non fa un po’ troppo buio?”
chiese una tipa bionda e ricciolina, con gli occhiali argento ed un sorriso
gentile. Dietro di lei si intravedevano due ragazzi ed un’altra ragazza.
“Deb!” urlò Chia, correndo verso
la ragazza in ombra.
“Chia, pensavo che eri già
arrivata. Come va??”
Mentre Chiara e Debora si
salutavano, Thomas mi tirò in piedi bruscamente.
“Non sono riuscita.” sussurrai,
con le lacrima agli occhi “Non sono riuscita a salvarti, anche se era in gioco
la tua anima. Che razza di persona sono?!?”
“Ssssh!” mi sussurrò il mio
ragazzo all’orecchio “Non importa. A dopo. Ora fai finta di niente.”
Cercai di obbedirgli, e deglutii
per ricacciare indietro la crisi di pianto che mi avrebbe assalito di lì a
poco.
“Piacere, io sono Debora.
Chiamami Deb”. Una ragazza carina, con l’apparecchio argento che scintillava
alla luce della pila, mi tese la mano. Aveva i capelli a caschetto, castani e
lisci, e gli occhi argentati. Emanava simpatia da tutti i pori.
“Piacere, Giulia”. Le strinsi la
mano. La seconda ragazza aspettava il suo turno per presentarsi: “Ciao, sono
Erica”. Anche i ragazzi si presentarono: uno si chiamava Lorenzo, alto, con gli
occhiali e due sorprendenti occhi verdi dalle ciglia lunghissime; l’altro
Roberto, con la carnagione olivastra, capelli castano scuro e ricciolini. Ci
avviammo insieme verso il bowling.
Stavo ancora cercando di
riprendermi, quando Thomas mi fece notare una cosa. “Stai indietro.” mi
sussurrò “E guarda”. Strizzai gli occhi, e vidi.
Erica, Lorenzo e Roberto erano
circondati da un’inconfondibile aura blu, segno di riconoscimento dei Difensori
delle anime.
Come al solito sono in ritardo. Ma mi piace sempre di più, credimi <3.
RispondiEliminaHo un buon motivo questa volta però. Gli esami sono fra meno di un mese e io sono in agitazione, tra studio, interrogazioni, compiti e tesina. Ho paura di non farcela, sembra troppo persino per me.
Almeno riesco a consolarmi con le tue storie. Prometto che appena troverò un buchetto di tempo riprenderò a leggere anche quelle su EFP.
Ora devo scappare, la Letteratura mi chiama.
Bacioni,
Eli