Se passate di qui, lasciate pure un commento. Potrà essere la base di una profonda conoscenza, o una goccia d'acqua che lentamente scorre e se ne va...

sabato 12 maggio 2012

Capitolo venti =)

Ecco a voi un nuovo capitolo u.u


Capitolo venti

Il sabato successivo io e Lucia avevamo preparato una serata stupenda. Una grandiosa uscita a sei. Io, Thomas, lei, Andrea, Chiara e Luca. Stranamente, però, questi ultimi due non erano molto entusiasti dell’idea.
“Non voglio vedere due coppiette che si sbaciucchiano.” mormorò disgustato Luca dopo che gli ebbi proposto l’uscita. Era diventato talmente scontroso con me che non potevo più sopportare l’aura negativa che emanava, e con cui mi investiva. Andai a rifugiarmi fra le calde braccia di Thomas appena potei, ovvero all’intervallo. Quando tornai in classe trovai Lucia che lo stava letteralmente supplicando: “Dai Luca!” diceva “Non mandarci a monte la serata! Giuro che sarà divertente. No, non servi solo per fare numero! Sai che apprezziamo davvero la tua compagnia”.
Mi unii a lei finché non riuscimmo a convincerlo. La sua espressione rimase però immusonita, con gli angoli della bocca sempre rivolti verso il basso, e non cambiò per tutta la settimana.
Chiara, nonostante le titubanze iniziali, si mostrò più accondiscente. Alla fine diventò entusiasta quasi quanto me e Lucia, e non vedeva l’ora che arrivasse sabato: “Credimi.” mi disse al telefono “Il lavoro è un incubo. Mi fanno sempre male i piedi a fine giornata, ma ne vale la pena. Adesso che ho uno stipendio posso permettermi molte più cose… A proposito, ho visto una felpa davvero bella l’altro giorno. Sai, sono uscita con Debora, la mia collega… Tu e Lucia dovete davvero conoscerla, è una forza! Ma sto divagando vero? Non vedo l’ora di sabato… Pizza e bowling! Siamo in tanti quindi sarà una partita entusiasmante.”
Quindi veleggiai verso sabato con aria sognante, passando ore stupende con Thomas alla fine dei nostri consueti allenamenti, beandomi del tempo libero che mi trovavo data la settimana stranamente priva di compiti, verifiche ed interrogazioni.
Sabato sera Andrea e Lucia passarono a prendermi. Scesi volando dalle scale, afferrai la borsa e mi fiondai in macchina. Passammo a prendere Chia e per le sette arrivammo alla pizzeria. Luca e Thomas erano già lì; Luca era passato a prendere Thomas e questo aveva aggravato il suo costante sorriso all’ingiù. Me ne accorsi con un sussulto, mentre distoglieva lo sguardo dal mio ragazzo che avanzava verso di me.
“Giulia che c’è?” mi chiese il mio amore.
“Niente amo.” risposi. Mi guardò dubbioso “Non ora ok?”
Entrammo tutti in pizzeria e ci sedemmo ad un bel tavolo vicino alla finestra, con vista sulla piazza del paese. Mentre mangiavo la mia quattro stagioni, Chia parlava della sua collega: “Deb è strasimpatica, ci capiamo al volo. Forse dopo passa con dei suoi amici… Non vi dispiace vero?”.
“Figurati.” disse Luca “Ci sono anche amiche vero?”. Dopo essere stato rassicurato che sì, c’erano anche amiche, il mio compagno di banco divenne un po’ più allegro. “Sapete, anch’io dovrei presentarvi il Giovanni. A parte gli scacchi è un tipo forte… Se Debora non è impegnata potrebbe diventare la sua tipa, da come ne parli Chia. Ovviamente, prima dovrei scartarla io.”
“Oh, sarebbe fantastico che tutti fossero fidanzati. Avete presente quante uscite in coppia che potremmo fare?” intervenne Lucia “Uscite a otto, anche a dieci. Una grande, bella compagnia”.
“E se qualcuno si lascia?” chiese Chiara “No no. Meglio una compagnia di amici credimi. Certo, io sono amica anche di Andrea, ed inizio a conoscere Thomas… Ma se vi lasciaste, ragazzi, non prendetevela se sparirò. Lucia e Giulia hanno la precedenza”.
“Ehi! Non portare sfiga!” urlai. Si misero tutti a ridere e finimmo di mangiare chiacchierando del più e del meno.
Dopo aver pagato, ci stavamo avviando verso il bowling a piedi, quando accadde. Dovevamo attraversare un tratto di strada al buio, dove i lampioni erano spenti. Iniziai a sentirmi inquieta, e strinsi la mano a Thomas. Lui si stava guardando intorno, agitato come me.
Sbucarono all’improvviso, dall’angolo della strada. Erano tre, arancioni e viola: ci individuarono con un bagliore eccitato negli occhi e si avventarono contro di noi. Io fui troppo lenta: ero immobilizzata dalla paura. Thomas sfilò la sua mano dalla mia e si frugò in tasca, in cerca della pila speciale che gli aveva dato suo nonno. In un istante di terrore mi resi conto che non ce l’avrebbe fatta. Gli altri non si accorsero di niente, mentre i Predatori si avventavano su di noi: contavano di eliminarci per poi passare agli altri, di modo che non potessimo impedirglielo. Erano in tre contro uno, e con un gemito le mie ginocchia cedettero. Mi trovai in terra mentre Thomas faceva scattare la luce. Un Predatore sparì, ma gli altri gli furono addosso; vidi con la coda dell’occhio Chia che si girava verso di noi. Tremante misi una mano in tasca, cercando la mia pila, conscia che non avrei fatto in tempo. Un lampo di luce improvviso attirò la mia attenzione. Vidi i Predatori scomparire, colpiti in pieno, e girai la testa verso ciò che aveva salvato il mio amore.
“Ehi, non fa un po’ troppo buio?” chiese una tipa bionda e ricciolina, con gli occhiali argento ed un sorriso gentile. Dietro di lei si intravedevano due ragazzi ed un’altra ragazza.
“Deb!” urlò Chia, correndo verso la ragazza in ombra.
“Chia, pensavo che eri già arrivata. Come va??”
Mentre Chiara e Debora si salutavano, Thomas mi tirò in piedi bruscamente.
“Non sono riuscita.” sussurrai, con le lacrima agli occhi “Non sono riuscita a salvarti, anche se era in gioco la tua anima. Che razza di persona sono?!?”
“Ssssh!” mi sussurrò il mio ragazzo all’orecchio “Non importa. A dopo. Ora fai finta di niente.”
Cercai di obbedirgli, e deglutii per ricacciare indietro la crisi di pianto che mi avrebbe assalito di lì a poco.
“Piacere, io sono Debora. Chiamami Deb”. Una ragazza carina, con l’apparecchio argento che scintillava alla luce della pila, mi tese la mano. Aveva i capelli a caschetto, castani e lisci, e gli occhi argentati. Emanava simpatia da tutti i pori.
“Piacere, Giulia”. Le strinsi la mano. La seconda ragazza aspettava il suo turno per presentarsi: “Ciao, sono Erica”. Anche i ragazzi si presentarono: uno si chiamava Lorenzo, alto, con gli occhiali e due sorprendenti occhi verdi dalle ciglia lunghissime; l’altro Roberto, con la carnagione olivastra, capelli castano scuro e ricciolini. Ci avviammo insieme verso il bowling.
Stavo ancora cercando di riprendermi, quando Thomas mi fece notare una cosa. “Stai indietro.” mi sussurrò “E guarda”. Strizzai gli occhi, e vidi.
Erica, Lorenzo e Roberto erano circondati da un’inconfondibile aura blu, segno di riconoscimento dei Difensori delle anime.

1 commento:

  1. Come al solito sono in ritardo. Ma mi piace sempre di più, credimi <3.
    Ho un buon motivo questa volta però. Gli esami sono fra meno di un mese e io sono in agitazione, tra studio, interrogazioni, compiti e tesina. Ho paura di non farcela, sembra troppo persino per me.
    Almeno riesco a consolarmi con le tue storie. Prometto che appena troverò un buchetto di tempo riprenderò a leggere anche quelle su EFP.
    Ora devo scappare, la Letteratura mi chiama.
    Bacioni,
    Eli

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