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venerdì 16 novembre 2012

Penultimo capitoletto

Ho deciso che, dato che sono in periodo esami e non posso aggiornare il blog con post fantasiosi, finirò di postare questa storia u.u
Credo di essere maturata come scrittrice durante tutto questo tempo. Mi rendo conto di come questa storia sia ampiamente... 'Acerba', anche brutta volendo... Però è stata la mia prima, e ci sono affezionata =) quindi ve la sorbite ancora per un po' XD in realtà ancora per un altro capitolo dopo questo, perché poi sarà finita...
Buona lettura! =D


Capitolo trentuno

L’eccitazione iniziale per quella bizzarra avventura non era scemata in questi quattro giorni di clausura forzata con Thomas, ma iniziava a palesarsi anche la preoccupazione. Fra pochi giorni sarei dovuta tornare a scuola: e allora? Cosa avremmo potuto fare? Sarei dovuta tornare a casa e vivere nel terrore che mi venissero a prendere nel cuore della notte. Fuggire con Thomas e Alessandro non sarebbe stata una buona idea: i miei genitori avrebbero denunciato la mia scomparsa e sarebbero partite le ricerche.
Anche il mio ragazzo era nervoso all’idea che sarei stata di nuovo vulnerabile agli attacchi dei Predatori: non diceva una parola ma una ruga di preoccupazione gli solcava la fronte. Cercai di lisciarla con le dita quando mi svegliai, dopo il pisolino pomeridiano, e lo trovai ad osservarmi.
“Va tutto bene.” gli dissi.
In quel momento entrò Alessandro, sconvolto.
“Presto. Venite giù.”.
Ci alzammo di scatto e corremmo giù per le scale. La tv era accesa su un’edizione straordinaria del tg. Con orrore sempre crescente appresi che una sorta di epidemia sconosciuta stava uccidendo moltissime persone nella zona. Gli ospedali erano i primi colpiti, i pazienti morivano indipendentemente dalle loro condizioni: entravano con mal di testa, mal di stomaco, una gamba rotta, e non uscivano più, morendo fra le braccia di parenti e amici prima ancora di poter essere visitati. Poi le case di riposo e gli ospizi: gli anziani, molti dei quali in perfetta salute o con piccoli acciacchi normali per gente della loro età, senza malattie o patologie gravi, non si alzavano più dal letto. E poi le case, case private, dove nonni e zii e qualsiasi persona oltre una certa età, perfettamente in salute, stava morendo. Alcuni, sottolineava il notiziario, cadevano ‘semplicemente’ in coma: ma non si sapeva spiegare questa distinzione. I medici e i volontari di ospedali e case di riposo erano nel panico, e anche la gente comune, ora che la notizia era stata diffusa. Sembrava che un semplice raffreddore potesse scatenare il misterioso ‘virus’, e che chi era ammalato o si stava ammalando non avrebbe superato la notte. Neppure le autorità sapevano che fare.
“Stanno impazzendo. Probabilmente sono molto vicini al loro obiettivo, e non badano a restare nell’ombra. E, in ogni caso, nessuno a parte noi sa cosa sta succedendo.”. Alessandro prese il telefono e iniziò a chiamare gli altri.
Io girai la testa verso Thomas e vidi nei suoi occhi lo stesso terrore che c’era nei miei. Soffocando un gemito corsi su per le scale, a recuperare la pila portachiavi e il giubbotto, senza un’idea precisa in testa. Thomas mi seguiva e prese anche lui giubbotto e pila. Tornammo da basso e cercammo di uscire. Alessandro ci fermò: “Cosa credete di fare?!?”
“Qualsiasi cosa.” rispose Thomas, e lo spinse per uscire, tenendomi per mano. Corremmo a perdifiato senza avere una meta. Il cellulare di Thomas squillò e lui rispose. Sconvolta, mentre correvo e non sapevo dove andare – non pensavo nemmeno al fatto che i miei potessero vedermi e scoprire la bugia, che avrei potuto incontrare Chiara o Lucia o Andrea o qualsiasi altra persona che mi conosceva – capii che parlava con Roberto e che si erano messi d’accordo per vedersi al parco. Ora avevamo una meta, ma la mia mente continuava ad essere in subbuglio.
Mentre svoltavamo per attraversare una piccola piazza ed entrare nel parco, dall’altra parte della strada, ci bloccammo davanti ad uno scenario incredibile. C’erano decine, centinaia di Predatori. Nessuno ci guardava: erano tutti concentrati sui dieci che, al centro della piazza, tendevano le mani verso l’alto e pronunciavano una sorta di formula in una lingua sconosciuta. Gli altri, che erano a distanza, si tenevano per mano. Esattamente al centro della piazza, e al centro del circolo dei Predatori, si stava formando una sorta di globo luminoso, della stessa sfumatura azzurra delle nostre anime di Difensori.
Thomas mi guardò, sempre più terrorizzato. “Scappa” sussurrò, implorandomi “Scappa prima che si accorgano si noi! Salvati!”
“Non essere ridicolo.” dissi, stranamente lucida. La situazione era troppo assurda per poter essere vera “Io sono dove sei tu. Senza di te, non vado da nessuna parte.”.
In quel momento sentimmo correre qualcuno verso di noi. Erano Roberto, Lorenzo ed Erica. Si fermarono, sconvolti come noi di fronte alla scena. Eravamo ipnotizzati, e il globo azzurro al centro della piazza si faceva sempre più grande. Nessuno ci prestava attenzione. Ad un certo punto i dieci Predatori al centro lanciarono un grido disumano, che spezzò l’armonia della litania. L’incantesimo si dissolse in un secondo e noi tornammo a guardarci terrorizzati. Nel globo azzurro si aprì una breccia, sempre più grande, bianca sullo sfondo azzurro. Alessandro ci raggiunse di corsa, spaventandoci. Guardò un attimo la scena, poi disse: “La gemma blu! E’ là dentro!”.
Senza neanche capire quello che aveva detto, senza pensare, i miei piedi scattarono. Dopo un secondo pure gli altri si fiondarono verso la breccia. Ci saltai dentro, urlando: “Dobbiamo trovarla prima di loro!”. Non seppi se gli altri mi avevano sentito, non ero neppure sicura di aver pronunciato la frase. Eravamo completamente immersi nella luce, nel bianco, circondati da Predatori che non si curavano minimamente di noi ma gettavano le mani avanti, scavando nella luce, cercando…
I miei occhi iniziarono a lacrimare, non vedevo niente, ero accecata, e il bianco divenne quasi nero. Mi sforzai anch’io di gettare le braccia avanti, di scavare nella luce: era come entrare con le mani e con il corpo nel pongo. Non riuscivo a sentirmi respirare, soffocavo mentre il pongo di luce mi entrava nel naso, ma non importava: l’aria entrava lo stesso in me, e io mi sforzavo di andare avanti, senza vedere né sentire né capire niente. Dopo alcuni momenti che parvero un’infinità, le mie dita trovarono qualcosa di duro, freddo. La mia mano, sfiorata da altre mille mani appartenenti a dei Predatori, che stranamente riuscivo a sentire, si strinse sulla pietra, e capii che ce l’avevo fatta.
“L’ho trovata!” urlai senza voce, cercando di tornare indietro in quell’ammasso di corpi di Predatori che premevano per andare avanti, tendendosi verso la luce, continuando a cercare, senza sapere che la cosa che più bramavano era già stata trovata…
Una mano mi afferrò il polso, non vedevo nulla e mi spaventai, mi sentii strattonare e non seppi opporre resistenza mentre venivo riportata sempre più indietro. Non sapevo se chi mi tirava era amico o nemico, se teneva alla mia vita o alla pietra che stringevo sempre più forte nella mano. Ad un certo punto, nell’oscurità scesa sui miei occhi vidi un qualcosa di diverso, un buio più intenso, e poco dopo sentii il freddo cemento della piazza sulle ginocchia. Chiusi automaticamente gli occhi, sopraffatta dal dolore, e vomitai. Sentii qualcosa cambiare dietro di me, così mi girai e aprii uno spiraglio nei miei occhi, giusto in tempo per vedere il globo azzurro rimpicciolire sempre più, sempre di più, fino a sparire. Poi chiusi gli occhi e svenni, percependo solo vagamente le braccia che mi stringevano lievi prima di sprofondare nell’incoscienza.

Mi svegliai sul morbido. L’odore del cuscino su cui poggiavo la faccia mi fece capire che ero a casa di Thomas. Provai ad aprire gli occhi e la mia testa esplode, la mia vista distinse solo contorni confusi e si riempì di puntini rossi. Li richiusi immediatamente.
“Amore, stai calma. E’ tutto finito.”.
“Non aprire gli occhi. Sei rimasta abbagliata, ci vorrà tempo prima che la tua vista ritorni. Lo stesso vale per Erica e Roberto. Statevene buoni.” aggiunse Alessandro.
A tentoni cercai di sedermi. Qualcuno – ero sicura che fosse il mio amore – mi aiutò.
“Cos’è successo?” chiesi, e sentii un sapore sgradevole in bocca. Mi venne in mente che avevo vomitato e feci una smorfia.
“I Predatori stavano accumulando l’energia per aprire il portale che li avrebbe condotti alla Gemma Blu. Non so come mai sia precipitato tutto così in fretta, proprio oggi, ma ora è tutto finito. Siete arrivati, avete assistito alla cerimonia di apertura del portale. Vi ho raggiunti appena in tempo, sono stato un po’ a girovagare senza trovarvi. Il portale si è aperto, non avevo tempo per spiegarvi cos’era, ma avete capito lo stesso. Giulia, Erica e Roberto sono entrati, mentre sono riuscito a trattenere solo Lorenzo e mio nipote. Sapevo che era pericolosissimo entrare, la vista ne sarebbe stata compromessa, e il portale poteva cedere da un momento all’altro. Ho convinto Thomas e Lorenzo che la cosa migliore era cercare di riportarvi fuori sani e salvi. Abbiamo formato una catena e, con gli occhi chiusi, Lorenzo, che era all’estremità, è entrato a cercarvi. In quella strana dimensione i Predatori erano corporei, ma incompleti: la differenza fra loro e gli esseri umani era abissale, almeno stando a sentire Lorenzo. Ha portato fuori Erica e Roberto, ma non riusciva a trovare Giulia. Dopo parecchi minuti, nei quali ho temuto il peggio perché il portale si stava contraendo per richiudersi, l’ha trovata. Vi abbiamo tirato fuori. E il portale si è richiuso, con tutti i Predatori all’interno. Poi vi abbiamo portato a casa.”.
“I Predatori… Sono scomparsi?” chiese Erica.
“Non lo so. Non so che dimensione fosse. Non posso dire se sono morti o prigionieri, o se hanno trovato un nuovo mondo. Di certo non sono più qui.”.
“La pietra…” iniziai.
“L’hai trovata.” concluse Thomas “Te l’ho presa dalle mani mentre ti portavamo a casa. I Predatori non potranno più tornare, non senza quella. Hai fatto quello che dovevi amore.”.
“Ma le persone che sono morte ed entrate in coma… Cioè, adesso che succederà?” chiese qualcuno, mi sembrava Roberto.
“Ormai per loro non c’è più niente da fare.”. La voce di Alessandro si spezzò.
Per alcuni minuti non ci fu altro che silenzio. Thomas mi aveva appoggiata a lui, carezzandomi piano. Poi qualcuno si alzò e si mosse. Non sapevo chi era o cosa stesse facendo, ma mi sforzai di non guardare. Un crepitio mi avvertì che era stato acceso il fuoco. Dietro le mie palpebre chiuse iniziai a vedere le ombre del riflesso delle fiamme, ma non mi fecero male. Uno strano sollievo mi pervase: i Predatori non erano più una minaccia, erano scomparsi, ero libera di tornare a casa, l’incubo era finito. Nello stesso momento, anche lo sconforto mi prese: tutta quella gente che era morta… Per niente… Lacrime silenziose scendevano sulle mie guance, mentre sentivo che il mio amore le asciugava con la punta delle dita e mi sfiorava i capelli con le labbra.
Ad un certo punto mi addormentai.
Il giorno dopo mi svegliai. Prima di aprire gli occhi mi ricordai di ciò che era successo, e decisi di andarci cauta: sollevai di un millesimo le palpebre e vidi un po’ di luce. Siccome gli occhi non mi facevano male, e neppure la testa, decisi che potevo rischiare di più e li aprii del tutto. Il salotto di Thomas era fiocamente illuminato dal fuoco nel camino. Mi trovavo ancora appoggiata a Thomas, che era sveglio. Sul divano con noi c’erano anche Lorenzo ed Erica, e sulle due poltrone Roberto e Alessandro.
“Stai bene?” mi chiese il mio amore.
“Sì.” risposi. In bocca sentivo un saporaccio che mi fece quasi venire la nausea: oltre al vomito di ieri avevo delle ore si sonno che avevano contribuito a peggiorare incredibilmente l’alito.
“Allora credo che sia meglio far finta di tornare dalla montagna.”.
Ci pensai un attimo.
“Mi sa che hai ragione.”.
Poi, siccome non sopportavo più il mio alito, mi alzai per andare a lavarmi e a preparare le finte valigie.

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