Credo di essere maturata come scrittrice durante tutto questo tempo. Mi rendo conto di come questa storia sia ampiamente... 'Acerba', anche brutta volendo... Però è stata la mia prima, e ci sono affezionata =) quindi ve la sorbite ancora per un po' XD in realtà ancora per un altro capitolo dopo questo, perché poi sarà finita...
Buona lettura! =D
Capitolo trentuno
L’eccitazione iniziale per quella
bizzarra avventura non era scemata in questi quattro giorni di clausura forzata
con Thomas, ma iniziava a palesarsi anche la preoccupazione. Fra pochi giorni
sarei dovuta tornare a scuola: e allora? Cosa avremmo potuto fare? Sarei dovuta
tornare a casa e vivere nel terrore che mi venissero a prendere nel cuore della
notte. Fuggire con Thomas e Alessandro non sarebbe stata una buona idea: i miei
genitori avrebbero denunciato la mia scomparsa e sarebbero partite le ricerche.
Anche il mio ragazzo era nervoso
all’idea che sarei stata di nuovo vulnerabile agli attacchi dei Predatori: non
diceva una parola ma una ruga di preoccupazione gli solcava la fronte. Cercai
di lisciarla con le dita quando mi svegliai, dopo il pisolino pomeridiano, e lo
trovai ad osservarmi.
“Va tutto bene.” gli dissi.
In quel momento entrò Alessandro,
sconvolto.
“Presto. Venite giù.”.
Ci alzammo di scatto e corremmo
giù per le scale. La tv era accesa su un’edizione straordinaria del tg. Con
orrore sempre crescente appresi che una sorta di epidemia sconosciuta stava
uccidendo moltissime persone nella zona. Gli ospedali erano i primi colpiti, i
pazienti morivano indipendentemente dalle loro condizioni: entravano con mal di
testa, mal di stomaco, una gamba rotta, e non uscivano più, morendo fra le
braccia di parenti e amici prima ancora di poter essere visitati. Poi le case
di riposo e gli ospizi: gli anziani, molti dei quali in perfetta salute o con
piccoli acciacchi normali per gente della loro età, senza malattie o patologie
gravi, non si alzavano più dal letto. E poi le case, case private, dove nonni e
zii e qualsiasi persona oltre una certa età, perfettamente in salute, stava morendo.
Alcuni, sottolineava il notiziario, cadevano ‘semplicemente’ in coma: ma non si
sapeva spiegare questa distinzione. I medici e i volontari di ospedali e case
di riposo erano nel panico, e anche la gente comune, ora che la notizia era
stata diffusa. Sembrava che un semplice raffreddore potesse scatenare il misterioso
‘virus’, e che chi era ammalato o si stava ammalando non avrebbe superato la
notte. Neppure le autorità sapevano che fare.
“Stanno impazzendo. Probabilmente
sono molto vicini al loro obiettivo, e non badano a restare nell’ombra. E, in
ogni caso, nessuno a parte noi sa cosa sta succedendo.”. Alessandro prese il
telefono e iniziò a chiamare gli altri.
Io girai la testa verso Thomas e
vidi nei suoi occhi lo stesso terrore che c’era nei miei. Soffocando un gemito
corsi su per le scale, a recuperare la pila portachiavi e il giubbotto, senza
un’idea precisa in testa. Thomas mi seguiva e prese anche lui giubbotto e pila.
Tornammo da basso e cercammo di uscire. Alessandro ci fermò: “Cosa credete di
fare?!?”
“Qualsiasi cosa.” rispose Thomas,
e lo spinse per uscire, tenendomi per mano. Corremmo a perdifiato senza avere
una meta. Il cellulare di Thomas squillò e lui rispose. Sconvolta, mentre
correvo e non sapevo dove andare – non pensavo nemmeno al fatto che i miei
potessero vedermi e scoprire la bugia, che avrei potuto incontrare Chiara o
Lucia o Andrea o qualsiasi altra persona che mi conosceva – capii che parlava
con Roberto e che si erano messi d’accordo per vedersi al parco. Ora avevamo
una meta, ma la mia mente continuava ad essere in subbuglio.
Mentre svoltavamo per
attraversare una piccola piazza ed entrare nel parco, dall’altra parte della
strada, ci bloccammo davanti ad uno scenario incredibile. C’erano decine,
centinaia di Predatori. Nessuno ci guardava: erano tutti concentrati sui dieci
che, al centro della piazza, tendevano le mani verso l’alto e pronunciavano una
sorta di formula in una lingua sconosciuta. Gli altri, che erano a distanza, si
tenevano per mano. Esattamente al centro della piazza, e al centro del circolo
dei Predatori, si stava formando una sorta di globo luminoso, della stessa
sfumatura azzurra delle nostre anime di Difensori.
Thomas mi guardò, sempre più
terrorizzato. “Scappa” sussurrò, implorandomi “Scappa prima che si accorgano si
noi! Salvati!”
“Non essere ridicolo.” dissi,
stranamente lucida. La situazione era troppo assurda per poter essere vera “Io
sono dove sei tu. Senza di te, non vado da nessuna parte.”.
In quel momento sentimmo correre
qualcuno verso di noi. Erano Roberto, Lorenzo ed Erica. Si fermarono, sconvolti
come noi di fronte alla scena. Eravamo ipnotizzati, e il globo azzurro al
centro della piazza si faceva sempre più grande. Nessuno ci prestava
attenzione. Ad un certo punto i dieci Predatori al centro lanciarono un grido
disumano, che spezzò l’armonia della litania. L’incantesimo si dissolse in un
secondo e noi tornammo a guardarci terrorizzati. Nel globo azzurro si aprì una
breccia, sempre più grande, bianca sullo sfondo azzurro. Alessandro ci
raggiunse di corsa, spaventandoci. Guardò un attimo la scena, poi disse: “La
gemma blu! E’ là dentro!”.
Senza neanche capire quello che
aveva detto, senza pensare, i miei piedi scattarono. Dopo un secondo pure gli
altri si fiondarono verso la breccia. Ci saltai dentro, urlando: “Dobbiamo
trovarla prima di loro!”. Non seppi se gli altri mi avevano sentito, non ero
neppure sicura di aver pronunciato la frase. Eravamo completamente immersi
nella luce, nel bianco, circondati da Predatori che non si curavano minimamente
di noi ma gettavano le mani avanti, scavando nella luce, cercando…
I miei occhi iniziarono a
lacrimare, non vedevo niente, ero accecata, e il bianco divenne quasi nero. Mi
sforzai anch’io di gettare le braccia avanti, di scavare nella luce: era come
entrare con le mani e con il corpo nel pongo. Non riuscivo a sentirmi respirare,
soffocavo mentre il pongo di luce mi entrava nel naso, ma non importava: l’aria
entrava lo stesso in me, e io mi sforzavo di andare avanti, senza vedere né
sentire né capire niente. Dopo alcuni momenti che parvero un’infinità, le mie
dita trovarono qualcosa di duro, freddo. La mia mano, sfiorata da altre mille
mani appartenenti a dei Predatori, che stranamente riuscivo a sentire, si
strinse sulla pietra, e capii che ce l’avevo fatta.
“L’ho trovata!” urlai senza voce,
cercando di tornare indietro in quell’ammasso di corpi di Predatori che
premevano per andare avanti, tendendosi verso la luce, continuando a cercare,
senza sapere che la cosa che più bramavano era già stata trovata…
Una mano mi afferrò il polso, non
vedevo nulla e mi spaventai, mi sentii strattonare e non seppi opporre
resistenza mentre venivo riportata sempre più indietro. Non sapevo se chi mi
tirava era amico o nemico, se teneva alla mia vita o alla pietra che stringevo
sempre più forte nella mano. Ad un certo punto, nell’oscurità scesa sui miei
occhi vidi un qualcosa di diverso, un buio più intenso, e poco dopo sentii il
freddo cemento della piazza sulle ginocchia. Chiusi automaticamente gli occhi,
sopraffatta dal dolore, e vomitai. Sentii qualcosa cambiare dietro di me, così
mi girai e aprii uno spiraglio nei miei occhi, giusto in tempo per vedere il
globo azzurro rimpicciolire sempre più, sempre di più, fino a sparire. Poi
chiusi gli occhi e svenni, percependo solo vagamente le braccia che mi
stringevano lievi prima di sprofondare nell’incoscienza.
Mi svegliai sul morbido. L’odore
del cuscino su cui poggiavo la faccia mi fece capire che ero a casa di Thomas.
Provai ad aprire gli occhi e la mia testa esplode, la mia vista distinse solo
contorni confusi e si riempì di puntini rossi. Li richiusi immediatamente.
“Amore, stai calma. E’ tutto
finito.”.
“Non aprire gli occhi. Sei
rimasta abbagliata, ci vorrà tempo prima che la tua vista ritorni. Lo stesso
vale per Erica e Roberto. Statevene buoni.” aggiunse Alessandro.
A tentoni cercai di sedermi.
Qualcuno – ero sicura che fosse il mio amore – mi aiutò.
“Cos’è successo?” chiesi, e
sentii un sapore sgradevole in bocca. Mi venne in mente che avevo vomitato e
feci una smorfia.
“I Predatori stavano accumulando
l’energia per aprire il portale che li avrebbe condotti alla Gemma Blu. Non so
come mai sia precipitato tutto così in fretta, proprio oggi, ma ora è tutto
finito. Siete arrivati, avete assistito alla cerimonia di apertura del portale.
Vi ho raggiunti appena in tempo, sono stato un po’ a girovagare senza trovarvi.
Il portale si è aperto, non avevo tempo per spiegarvi cos’era, ma avete capito
lo stesso. Giulia, Erica e Roberto sono entrati, mentre sono riuscito a trattenere
solo Lorenzo e mio nipote. Sapevo che era pericolosissimo entrare, la vista ne
sarebbe stata compromessa, e il portale poteva cedere da un momento all’altro.
Ho convinto Thomas e Lorenzo che la cosa migliore era cercare di riportarvi
fuori sani e salvi. Abbiamo formato una catena e, con gli occhi chiusi,
Lorenzo, che era all’estremità, è entrato a cercarvi. In quella strana
dimensione i Predatori erano corporei, ma incompleti: la differenza fra loro e
gli esseri umani era abissale, almeno stando a sentire Lorenzo. Ha portato
fuori Erica e Roberto, ma non riusciva a trovare Giulia. Dopo parecchi minuti,
nei quali ho temuto il peggio perché il portale si stava contraendo per
richiudersi, l’ha trovata. Vi abbiamo tirato fuori. E il portale si è richiuso,
con tutti i Predatori all’interno. Poi vi abbiamo portato a casa.”.
“I Predatori… Sono scomparsi?”
chiese Erica.
“Non lo so. Non so che dimensione
fosse. Non posso dire se sono morti o prigionieri, o se hanno trovato un nuovo
mondo. Di certo non sono più qui.”.
“La pietra…” iniziai.
“L’hai trovata.” concluse Thomas
“Te l’ho presa dalle mani mentre ti portavamo a casa. I Predatori non potranno
più tornare, non senza quella. Hai fatto quello che dovevi amore.”.
“Ma le persone che sono morte ed
entrate in coma… Cioè, adesso che succederà?” chiese qualcuno, mi sembrava
Roberto.
“Ormai per loro non c’è più
niente da fare.”. La voce di Alessandro si spezzò.
Per alcuni minuti non ci fu altro
che silenzio. Thomas mi aveva appoggiata a lui, carezzandomi piano. Poi
qualcuno si alzò e si mosse. Non sapevo chi era o cosa stesse facendo, ma mi
sforzai di non guardare. Un crepitio mi avvertì che era stato acceso il fuoco.
Dietro le mie palpebre chiuse iniziai a vedere le ombre del riflesso delle
fiamme, ma non mi fecero male. Uno strano sollievo mi pervase: i Predatori non
erano più una minaccia, erano scomparsi, ero libera di tornare a casa, l’incubo
era finito. Nello stesso momento, anche lo sconforto mi prese: tutta quella
gente che era morta… Per niente… Lacrime silenziose scendevano sulle mie
guance, mentre sentivo che il mio amore le asciugava con la punta delle dita e
mi sfiorava i capelli con le labbra.
Ad un certo punto mi addormentai.
Il giorno dopo mi svegliai. Prima
di aprire gli occhi mi ricordai di ciò che era successo, e decisi di andarci
cauta: sollevai di un millesimo le palpebre e vidi un po’ di luce. Siccome gli
occhi non mi facevano male, e neppure la testa, decisi che potevo rischiare di
più e li aprii del tutto. Il salotto di Thomas era fiocamente illuminato dal
fuoco nel camino. Mi trovavo ancora appoggiata a Thomas, che era sveglio. Sul
divano con noi c’erano anche Lorenzo ed Erica, e sulle due poltrone Roberto e
Alessandro.
“Stai bene?” mi chiese il mio
amore.
“Sì.” risposi. In bocca sentivo
un saporaccio che mi fece quasi venire la nausea: oltre al vomito di ieri avevo
delle ore si sonno che avevano contribuito a peggiorare incredibilmente
l’alito.
“Allora credo che sia meglio far
finta di tornare dalla montagna.”.
Ci pensai un attimo.
“Mi sa che hai ragione.”.
Poi, siccome non sopportavo più
il mio alito, mi alzai per andare a lavarmi e a preparare le finte valigie.
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