Nel frattempo, sappiate che mi sta balenando per la mente un'altra idea per un'altra originale (sovrannaturale, ovviamente). Sarà - spero - scritta molto meglio di questa. E, forse, se mi riesce bene, vorrei provare a farci un libro. Seriamente, s'intende.
Bando alle ciance, vado a scrivere e ad ideare gli intermezzi che mi mancano per la prossima storia! XD
Vi lascio il capitolo e vi comunico che ne mancano due per finire. So che non è il massimo come storia, anche per come è scritta... Ma è la prima che ho finito del tutto, e ci sono affezionata <3 se non avessi iniziato a pubblicarla, forse ora non sarei ad essere quella che sono... tramite questa storia, infatti, sono approdata su EFP e ho scritto fan fiction, allenandomi con la scrittura, e ho conosciuto persone fantastiche... Ma ora la smetto, giuro XD
Buona lettura! =D
Capitolo trenta
Mi svegliai con un forte dolore
al collo e alla schiena, scoprendo di aver dormito storta sul pavimento, vicino
al braccio del mio ragazzo. Alzai la testa e vidi Lorenzo sbadigliare da una
poltrona.
“Siete tutti interi?” chiese
Erica, con gli occhi gonfi di sonno.
“Credo proprio di s-s-s-sì”
sbadigliò Thomas.
“Vi va un caffè?” dissi,
guardandomi attorno. Il pavimento era pieno di palloncini, scoppiati o meno, e
coriandoli che avevo trovato il giorno prima in soffitta, abbandonati. Il
tavolo era inguardabile, pieno di bicchieri, bottiglie e resti di cibo. Poi il
mio sguardo si soffermò sull’orologio, che segnava le dieci e dieci. Mi alzai e
mi avviai in cucina, senza attendere una risposta. Misi su il caffè cercando di
ignorare il contenuto del lavello, maledicendomi mentalmente per l’idea di fare
la pasta al salmone. Mentre aspettavo il caffè arrivò Thomas, che iniziò a
lavare i piatti, ed Erica, che sistemò un po’ il tavolo. L’aiutai riponendo le
cose al posto giusto. Quando la colazione fu pronta si alzarono anche Chiara e
Roberto, e poi aiutarono tutti a sistemare. Per le undici e mezza la casa era
apposto.
“E adesso?” chiese Chiara “Che si
fa?”.
“Non ne ho la minima idea. Ma non
ho voglia di cucinare per il pranzo, non adesso che abbiamo appena finito di
pulire tutto.”.
“Che ne dite se io e Chiara ci
prendessimo qualche pizzetta e ce ne andassimo da soli a festeggiare?” propose
Roberto.
“Fate pure.” disse Lorenzo “Anche
io ed Erica ce ne andiamo, ok?”
“Ok.” risposi. Così ci salutammo
tutti e restammo solo io e Thomas a casa mia. Lo guardai e capii che era
preoccupato per suo nonno. Stavo per chiedergli se andavamo a casa sua, quando
una strana fiamma brillò dietro ai suoi occhi e mi baciò, quasi con furia.
“Ero terrorizzato.” mi disse
“Perché ieri avrebbero potuto prenderti, ed io sarei rimasto solo. Solo! Non
dobbiamo più permettergli che questo accada. Ora è giorno, ma ormai sanno che
questa, molto probabilmente, è la casa di uno di noi. Tu stanotte vieni con me.
Ci inventeremo qualsiasi cosa: una vacanza in montagna programmata all’ultimo
minuto. E non usciremo più da casa mia finché non si sarà risolto tutto.”.
“Ma… I miei genitori…”
“Non corrono alcun rischio.”
m’interruppe “Vogliono solo noi. E’ stato un attentato, quello di ieri. Non cercavano
energia, cercavano noi, in modo da eliminarci ed impedirci di fare quello che
stiamo facendo: mettergli i bastoni fra le ruote.”.
Poi non ci fu più tempo di
parlare. Le sue labbra ritrovarono le mie, e mi prese in braccio. Mi portò su,
in camera mia, e mi adagiò sul letto con delicatezza. Si scostò dal mio viso
per un istante, e vidi di nuovo il fuoco nei suoi occhi. Facemmo di nuovo
l’amore, quasi con urgenza, come se fosse l’ultima occasione di stare da soli.
Poi, chiamai i miei genitori.
Raccontai che uno zio di Thomas ci aveva invitato a passare alcuni giorni in
montagna da loro, assieme a suo nonno, e che saremmo tornati prima del rientro
a scuola. Assicurai loro che mi sarei portata tutti i compiti e che avrei fatto
la brava. Thomas aveva appena chiamato suo nonno – scoprendo con sua fortuna
che nessun Predatore l’aveva attaccato – e così potemmo concordare il piano
anche con lui: dissi a mia madre che una volta tornati, quel pomeriggio,
potevano passare a casa del mio ragazzo per chiedere i dettagli e ricevere le
dovute rassicurazioni direttamente da Alessandro.
Preparai così la valigia, presi i
compiti – con mio enorme disappunto – e mi preparai mentalmente a passare dei
giorni rinchiusa in casa di Thomas. Ero con lui, quindi la prigionia forzata
non mi sarebbe pesata. Prima di uscire chiamai Chiara e scrissi un messaggio a
Lucia, raccontando la scusa della montagna anche a loro. Detestavo mentire, sia
a loro che ai miei genitori, ma era l’unica soluzione.
Alessandro ci venne a prendere e
andai a casa del mio ragazzo. Thomas mi accarezzò il braccio, percependo la mia
tensione e cercando di alleviarla; intanto raccontava a suo nonno cosa era successo
a casa mia. Trovammo Lorenzo ed Erica ad aspettarci a casa di Thomas. Insieme
concordarono che era meglio per la nostra – soprattutto mia – sicurezza che me
ne fossi andata da casa, pur dovendo mentire. Nel pomeriggio passarono i miei
genitori, che si sentirono rassicurati da Alessandro, e li salutati con finti
baci ed abbracci. Una volta andati mi feci una doccia e mi cambiai i vestiti.
Andai in camera di Thomas e per farmi passare il nervosismo improvviso cercai
di concentrarmi sui compiti, con il mio ragazzo che mi abbracciava. Alla fine
mi arresi e cedetti alle coccole sul letto.
Alessandro uscì per fare la
spesa: visto che dovevamo fingere di essere via, bisognava fare scorta di beni
essenziali. Quando tornò mise la macchina in garage e lo chiuse, per non farla
vedere dalla strada. Thomas si alzò per chiudere tutte le persiane della casa
mentre io aiutavo suo nonno a mettere via la spesa. La casa piombò nel buio e
per un istante – prima che Alessandro accese la luce – tremai di paura pensando
al blackout. Cenammo con una bistecca, poi mi misi a guardare un po’ di tv
sdraiata accanto a Thomas, senza seguire realmente il programma. Sentivo il
profumo del mio ragazzo e il calore della sua pelle sulla mia, e tanto bastava
perché il mio cuore accelerasse.
All’improvviso pensai che per un
numero non ben definito di giorni avrei vissuto con Thomas, e avrei dormito con
lui per un altrettanto numero di notti. Sarebbe stato come vivere insieme:
certo, c’era anche Alessandro, ma era molto discreto e la casa era grande.
Il cuore continuò a battere sempre più
forte e mi girai verso il mio ragazzo, stringendolo.
“Che c’è?” mi chiese, restituendo
l’abbraccio. Mi diede un lieve bacio sui capelli.
“Sarà come vivere insieme.”
dissi.
“E’ l’unica cosa positiva di
tutta questa storia vero?”
“Se ci penso non vedo neppure
quelle negative.”
Thomas ridacchiò e continuò a
stringermi.
Mi preparai a passare una
fantastica notte fra le braccia del mio amore.
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