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lunedì 21 novembre 2011

Esami, capitolo dodici


Domani ho un esame o..o boh, sono così così... La materia l'ho studiata praticamente sempre alle superiori (ragioneria, insomma...) però se dico che sono tranquilla poi so che andrà male -.- quindi rimango in sospeso. In ogni caso, domani sarà tutto finito e mi aspettano ben 5 giorni di ozio totale prima di riprendere l'università. Evviva! =D
Per i festeggiameti anticipati, vi posto il prossimo capitolo u.u
Buona lettura! =3


Capitolo 12

Fu una lunga notte. Io e Thomas eravamo entrambi sdraiati sul mio letto, mano nella mano, dopo aver passato ore e ore a parlare, più qualche ora in cui mi addormentai e lui rimase a guardarmi.
Ma il mattino dopo, sabato, non ce la facevo proprio ad alzarmi dal letto. Da una parte volevo stare sola con Thomas e stringermi a lui, baciarlo, dirgli che lo amavo; dall’altra volevo star da sola a riflettere su tutto quello che era accaduto.
Probabilmente comunque il mio corpo reagiva in modo eccessivo alla vicinanza con Thomas e alla confusione che avevo in testa, visto che scoprii che la mia non voglia di alzarmi era legata al fatto che avevo quasi trentotto di febbre. Appena mia mamma finì di misurarmela, Thomas strisciò silenzioso fuori dalla mia camera per lasciarmi riposare in pace.
Nonostante la febbre, la mia mente era lucida. Passai tutta la mattina a riflettere.
Il pomeriggio la febbre era scesa, ma dissi a Chiara e Lucia che ero troppo stanca per uscire. Restai da sola con Thomas.
Lui si era ripreso completamente dalla malattia, e riprendemmo le ricerche per scoprire cosa fosse. Mi disse che mentre durante quei minuti terribili avevo ricordato qualcosa, delle immagini perlopiù, di una grande casa bianca e di una faccia, il viso di un vecchietto che sorrideva gentile.
“Forse è la tua casa!”, esclamai, “Sai dove è? Dobbiamo trovarla. Oppure ci abita il nonnino!”
“Non lo so amore. Non posso ricordare nient’altro… E’ sbagliato.”
“Ma perché? E’ la tua vita. Potrebbe aiutarci a scoprire cosa sei!”
“Mmmh.”
Thomas non andava mai oltre queste risposte. Diceva solo che non poteva ricordare, anche se non sapeva bene il perché. Un po’ mi arrabbiavo, però poi preferivo non contraddirlo. Mi convincevo che doveva esserci un motivo valido, che sarebbe saltato fuori più avanti. Intanto, dovevamo passare all’azione.
“Prima Chiara m’ha detto che domani pomeriggio lei e Lucia vanno in disco. Quindi abbiamo tutto il giorno per girare tranquillamente alla ricerca della casa bianca.”, dissi.
“E soprattutto per uscire con te. Sarà il nostro primo appuntamento.”
“Certo.”. Ero sempre più decisa a scoprire la verità.
Così il giorno dopo mi alzai di buon ora e mi preparai. Aspettai che i miei uscissero per il consueto giro dagli amici, e mi avviai.
Prima di uscire di casa, passando dal salotto, vidi la macchina fotografica appoggiata sulla madia del telefono, e la presi. Allo sguardo interrogativo di Thomas risposi con un sorriso: “Magari scopriamo che esci nelle foto.” Così gliene feci una di sorpresa, mentre stava davanti alla porta. Guardai nello schermo: la perfetta replica di Thomas mi fissava perplessa dalla macchina fotografica.
“Ehi, funziona!”, esclamai.
“Ma non vale. E’ ovvio che te mi puoi vedere, lo fai sempre. E adesso usciamo và.”
Per tutto il pomeriggio mi divertii a scattargli foto a sorpresa mentre giravamo per il paese in cerca della grande casa bianca, finché Thomas non si stancò e mi requisì la macchina fotografica.
“Ridammela! Pensa se ci vede qualcuno! Come la spiego una macchina fotografica che vola?!?”. Per fortuna la strada era deserta.
“Adesso basta! Voglio anch’io una foto tua.” E me la scattò.
In quel momento accaddero tre cose contemporaneamente: Thomas urlò di dolore e cadde a terra con la macchina fotografica, io sentii una presenza strana dietro di me e mi voltai di scatto, e vidi un vecchietto correrci incontro urlando il nome di Thomas. Non feci neanche a tempo a rigirami per chiedere a Thomas cos’era successo - la presenza era scomparsa - che il vecchietto ci raggiunse.
“Thomas!”, esclamò, senza fiato, “Nipote mio, non sai quanto ti ho cercato!”

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