Capitolo cinque
“Hai la matita sotto gli occhi… No aspetta, stai ferma… Così…”.
Rimasi immobile mentre Luca mi strofinava energicamente l’occhio sinistro.
Poi entrò la profe, ma me ne accorsi a malapena visto che Thomas si stava sedendo sul mio banco. Come tutte le volte che lo vedevo, le mie guance si colorarono di rosso.
“Hai caldo?” mi chiese il mio compagno di banco.
“Oh, sì… Un… Un po’” farfugliai confusa. Mi chiesi se la demenza fosse uno dei sintomi.
Quando mi ero svegliata, quella mattina, avevo trovato Thomas in piedi, pensieroso, accanto alla finestra. Era curioso di vedere qualcos’altro, oltre la mia casa, così gli proposi di venire a scuola con me. Avrei dovuto sapere che la sua presenza avrebbe compromesso la mia capacità di concentrazione.
L’intervallo fu un sollievo, dato che potevo evitare di prestare attenzione ai prof. Ma non avevo fatto i conti con Lucia. Arrivò correndo verso di me, che ero appoggiata al bancone dei bidelli di fronte alla mia classe.
“Giulia! Oh, Giu Giu! Guarda cosa m’ha scritto il mio love!” mi urlò, mettendomi il cellulare sotto gli occhi. Il messaggio era il tipico ‘ti amo tanto amore mio baci baci’, abbellito da qualche frase romantica. Per quanto banale risultasse ai miei occhi, dopo averne letti un’infinità da un circa un anno a questa parte, per Lucia ogni volta sembrava la prima. Mi guardava facendo gli occhioni grandi, pieni di aspettative.
“E’… Davvero bello. Andrea è proprio un romanticone…” mi sforzai di compiacerla, chiedendomi se anche per me sarebbe stato così, quando avessi avuto un ragazzo.
“Ma mi ha detto che sono la donna della sua vita…” insistette, e accolsi con sollievo la campanella di fine intervallo, salvo poi ricordarmi che avrei dovuto ricominciare a sforzarmi di prestare attenzione ai profe.
Dopo altre tre ore di scuola, ero davvero esausta. Una volta arrivata a casa, mi girai a guardare Thomas e gli dissi: “Mai più”.
“Cosa? Che ho fatto?” mi chiese stupito, mentre mi avviavo in cucina.
“No, non hai fatto niente… Ma è la tua presenza, capisci…? Mi deconcentri. E diventa tutto più difficile.” cercai di spiegare.
“Allora starò più attento. Ti starò lontano.” disse scherzoso, ma avvertivo qualcosa di più dietro quelle semplici parole.
“Che c’è?” gli chiesi.
“E’ solo che… Non mi piace stare qui da solo. Ti prego, permettimi di venire con te. Farò il bravo. E poi, potrei scoprire qualcosa in più su di me se non me ne sto chiuso in casa…”.
Aveva ragione. “D’accordo”.
“Grazie.” rispose sorridendo, e mi sembrò sollevato.
Così, iniziò a venire a scuola con me tutti i giorni. Pian piano mi abituai alla sua presenza, riuscendo a seguire in classe senza distrarmi troppo, ma non avevo contato i miei amici. Quando stavo con loro, all’intervallo o durante i cambi d’ora, mi lasciavo andare, distraendomi sentendo Thomas vicino a me, o guardandolo divertirsi alle battute dei miei compagni a cui non prestavo attenzione, troppo presa da lui.
Lucia e Luca iniziarono a guardarmi con sospetto e una vaga preoccupazione, ma come al solito non ci badai.
Almeno finché, sabato pomeriggio, la mia amica mi chiese: “Che cos’hai? Giulia, sei strana. Fin troppo. Sembri sempre tra le nuvole, non mi ascolti quando ti parlo a scuola… Seriamente, mi stai facendo paura”.
Chiara, che non andava più a scuola, ci guardò stupefatta. Per lei ero la Giulia di sempre. Ovvio, in quel momento (e ogni volte che uscivo con loro), Thomas non era con me.
“Non so di cosa stai parlando.” risposi vaga, prendendo nota di comportarmi meglio con lei a scuola, ma il rossore che si era fatto strada verso le mie guance mi tradì.
“Aspetta aspetta! Oh… Oh… Ma come sono stata stupida! Come ho fatto a non accorgermene?!? Aria beata, rossa in viso e molto, molto distratta. Ma certo”.
Guardai Lucia, che sembrava aver capito chissà che cosa.
“Cosa è certo?” chiese Chiara.
“Tu” iniziò l’altra mia amica, puntandomi un dito contro. “Tu, ti sei innamorata”.
Sgranai gli occhi. “Che cosa?!?” chiesi stupita.
“Ma è così ovvio… Tutto torna. Dai, dimmi chi è”.
“Dicci, chi è.” aggiunse Chiara, improvvisamente molto interessata.
“Ma… Ragazze… Io non so di che state parlando…”.
“Non mentire!”.
“Giuro…”.
“Aspetta” fece Lucia, “Dev’essere per forza qualcuno a scuola, visto che è lì che non sembra sana di mente… Adesso è normale”.
“Ma…” provai ad oppormi. Senza nessun risultato. Ringraziai il cielo quando, verso le dieci, entrammo in discoteca. Lì almeno non potevano asfissiarmi con le loro domande insistenti.
Mentre ballavo, iniziai a riflettere. Sembravo davvero innamorata? Non avevo esperienza in quel campo; Lucia sì. Ma avrei dovuto sentirlo, no? Anche lei l’aveva detto, quando era stato il tuo turno. Aveva detto qualcosa del tipo: “E’ la cosa più potente che io abbia mai provato. E lo senti, lo senti dentro, nel tuo cuore, nella tua mente, in ogni tua singola cellula. E’ l’amore”. Io avevo pensato che allora, se fosse toccato a me, l’avrei capito. Al volo, subito. Che mi sarei sentita…
Mi bloccai. Chiara mi guardò perplessa. Ma io mi sentivo. Così. Il mio cuore batteva forte, ogni volta che lo guardavo… Respiravo di più. Andavo in confusione. Mi ero pure chiesta se la demenza fosse uno dei sintomi… Ma di che cosa, finora non ero stata in grado di dirlo. Non ero riuscita a trovare la parola per descrivere quello che provavo. Era dunque amore?
Appena formulai la domanda, trovai la risposta. Era naturale, come se l’avessi sempre saputo. Sì, era amore… Mi ero innamorata. Aspettai ancora qualche secondo mentre la verità della mia scoperta si faceva strada in me. Poi ripresi a ballare, lentamente, mentre la felicità che m’inondava si trasformava.
E adesso? Cosa dovevo fare? Non potevo di certo dirglielo. Non avrebbe sicuramente ricambiato, e neppure poteva andarsene, visto che ero il suo unico collegamento con il mondo esterno… Avrebbe fatto solo male. E, se per caso avesse ricambiato… Che potevo fare? Solo io ero in grado di vedere Thomas. Avrei dovuto vivere fino alla fine dei miei giorni senza dire a nessuno che avevo un ragazzo? Che ne ero pazzamente innamorata? Avrei dovuto vivere con il tremendo peso di questa bugia detta a tutti quelli che mi conoscevano? Magari proprio mentre loro insistevano che mi trovassi un fidanzato, che mi facessi una vita.
Che cosa triste.
Per il resto della serata ballai come rassegnata, senza più entusiasmo. E quando arrivai a casa, verso le due, accolsi con gioia l’ondata di sonno che mi travolse, per non pensare, per avere un po’ di pace.
Ehiii ciao (: sono passata per caso nel blog "La Bambina della Sesta Luna" e grazie a ciò ho scoperto il tuo blog!
RispondiEliminaAnche tu scrivi storie. Non sapevo che ci fossero molte ragazze appassionate in questo settore *-*
Anche io scrivo. E mi piace leggere. Ho letto tutti e 5 i capitoli, stupendi! *-*
Voglio leggere il capitolo successivo u.u