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domenica 27 novembre 2011

Vecchi talenti riscoperti e capitolo tredici

Oggi sono andata alla festa di compleanno di mio cugino...
Stando un pò con mia cugina e le sue due amiche, ho riscoperto la passione del canto =)
Mi son ricordata di quando da piccola sognavo di diventare una cantante... Di come il mio sogno si sia "infranto" data la mia voce molto "mielosa" (e quindi poco versatile) e sia stato sostituito, crescendo, dal sogno di diventare scrittrice...
Però non sono malaccio come cantante =) certo non sempre sono intonata XD ma anni e anni fa cantavo nel coro della chiesa, ed ero soprana... Questo vuol dire riuscire a fare note acute (anche se non acutissime XD)... Ricordo che riuscivo a cantare un pezzo di una canzone delle T.A.T.U. (ve le ricordate??? Oddio che tempi o.o) che sembrava impossibile ad altri... Se trovo il video ve lo metto XD e se sono in vena (ma devo essere proprio taaaaaaaaaaanto in vena) mi esce qualcosa anche di Leona Lewis (anche lei, ma ve la ricordate? o.o).
Mia cugina mi ha ricordato anche di quando cantavo "Because of you" di Kelly Clarkson... (ora, non so se ho scritto i nomi giusti XD non ho voglia di andare a controllare XD)... Così l'abbiamo cantata tutte insieme da lei XD
Una sua amica ha una voce stupenda o.o lei non sa fare gli acuti, canta in tenore i pezzi troppo alti, però è fantastica o.o
Ecco, vi ho trovato il video delle T.A.T.U. XD il pezzo "impossibile" che cantavo è a 1:58



Intanto... Gustatevi il capitolo tredici ù.ù


Capitolo tredici     

“Come stai? Per fortuna avevi la macchina fotografica… E per fortuna aveva il flash!”
Ero sbigottita. Guardavo alternativamente Thomas, che si stava rialzando, e il vecchietto, che continuava a parlare. Nipote? Possibile che lo aveva davvero chiamato nipote? E coma faceva lui a vederlo? Troppe domande si affollavano nella mia mente.
“Scusi… Io non so chi è lei.” Finalmente Thomas aveva parlato, interrompendo l’assurdo monologo che l’altro stava facendo.
“Ah ma è naturale.”, disse il vecchio, e stava per aggiungere qualcosa quando Thomas lo interruppe ancora: “Cioè, credo di avere qualche vago ricordo del suo viso, ma non mi ricordo chi è.”
Il vecchietto tacque di colpo, sembrava terrorizzato. Poi sbottò: “Hai ricordato? Quanto? Come? No… Questa è una tragedia… Povero me… Speriamo che tu abbia ancora abbastanza energia…”
“Energia per fare che?”, chiesi io. D’un tratto il nonnetto sembrò accorgersi della mia presenza.
“Ah! Abbiamo un’altra Eletta. Vi inviterei da me per spiegarvi tutto, me se mio nipote ha ricordato questo non mi pare il momento più opportuno. Dobbiamo sbrigarci, sempre che non sia troppo tardi. Ragazzo, dimmi, quanto hai ricordato?!? E’ importante, più di quel che credi.”
“Solo… Solo il suo viso e una casa bianca.”, rispose Thomas.
“Bene, bene, dovrebbe esserci ancora tempo. Ma dobbiamo sbrigarci! Aspettatemi qui un attimo, vado a prender la macchina. Anzi no, venite con me. Subito! Non vorrei che vi venisse voglia di giocarmi brutti scherzi e ve ne andaste proprio ora, dopo tutta la fatica che ho fatto per trovarvi! Purtroppo non c’è tempo per spiegarvi. Vi dirò qualcosa in macchina. Sbrigatevi!”
Mi chinai per prendere la macchina fotografica, che si era aperta, e mi affrettai a seguire il vecchio, con Thomas alle calcagna. La mia mente era ancora troppo stupita per poter dare agli interrogativi che si poneva una forma concreta. Svoltammo l’angolo della strada e salimmo su una piccola auto color ruggine, che il vecchio impiegò qualche minuto per accendere. Io e Thomas ci sedemmo sul sedile posteriore.
“Signore…”, iniziai, “Signore, credo che ci debba delle spiegazioni.”
“Assolutamente”, iniziò lui, mentre guidavamo diretti non so dove, “Ma non c’è tempo. Ogni minuto potrebbe essere fatale! E io potrei perdere il mio Thomas per sempre.”. A quelle parole mi si strinse lo stomaco,ma il vecchio continuò: “Però qualcosa posso dirvela. E poi tu sei un’Eletta. Ah già, non te l’ho detto, ma se ti sei presa cura tu di mio nipote per tutto questo tempo ti ringrazio. Comunque, vedi, Thomas è un’anima fuoriuscita dal suo corpo.”
“Co… Cosa sarei?”
“Nipote mio, quando rientrerai in te tutto ti sarà più chiaro. Ricorderai. Ora non puoi, credo che tu l’abbia avvertito come sensazione, proprio perché se lo faresti non avresti più abbastanza energia per tornare nel tuo corpo. E’ ancora vivo, e ti aspetta. Se non te ne ricordi, significa che sono stato un buon Maestro.”
“Ma che significa tutto ciò?!?”, esclamai, “Come fa a dire che Thomas è un’anima? E che vuol dire che io sono un’Eletta?!?”
“Mia cara signorina, credo che tu ti sia accorta che sei la sola in grado di vedere mio nipote, o almeno sei una delle poche persone al mondo. Ciò ti rende riconoscibile come Eletta. Ma ti chiarirò questo punto un’altra volta, ora siamo arrivati.”
Il vecchio parcheggiò nel grande parcheggio dell’ospedale. Ci fece scendere, e ci condusse nell’ingresso. Salimmo al terzo piano, dove lui chiese a un’infermiera di poter vedere suo nipote, così entrammo nella stanza numero quattro.
Era una normale stanza d’ospedale, con il tipico letto d’ospedale, su cui però era adagiato un corpo a me molto noto. Capelli neri, lineamenti sottili, pelle bianca ma con chiazze rosate sulle guancie. Gli occhi erano chiusi, ma avrei scommesso che il colore era nero, nero come un pozzo senza fondo. E una flebo, che era attaccata a una vena del braccio e da cui ogni tot cadeva una goccia. Il mio Thomas, l’unico amore della mia vita.
Vederlo lì, così, indifeso e bello come non mai, e nello stesso tempo saperlo accanto a me che guardava la stessa scena mi riempì di un’emozione profonda, intensa, a cui il mio corpo non sapeva come rispondere. Una sola lacrima mi scese sulla guancia, una lacrima che il Thomas in piedi accanto a me vide e che lo convinse - così come convinse me - a fidarsi del racconto del vecchio.
“Cosa devo fare?”, chiese, con un sussurro di voce.
“Entra dentro di te. Usa l’energia che hai preservato per ritrovare il legame con il tuo corpo, e immergiti. Torna da me.”
“E poi… Ricorderò tutto? Anche di queste settimane passate al di fuori di me?”
“Sì, ricorderai. Anche tu sei un Eletto.”
“D’accordo.”
Thomas si avvicinò al suo viso reale. Si girò e mi diede un lieve bacio sulle labbra, poi mise le mani sul cuore del corpo disteso nel letto e chiuse gli occhi. Brillava come non mai, di quella luce blu che gli avevo visto intorno, come un’aura. Poi scomparve.
Non successe niente. Era sparito, ma il corpo nel letto continuava a dormire. Passavano i minuti, e ogni secondo sembrava un’ora per me, per la mia mente confusa, per il mio cuore dolorante. Dentro, ancora l’eco del suo ultimo bacio, leggero, soffice e dolce più del miele.
“Beh, credo che ci metterà un po’. Non è facile sai. Meglio ce ti riaccompagno a casa.”. Il mio corpo rifiutava di muoversi.
“Tornerà?”, sussurrai.
“Sicuramente. Solo ci metterà un po’. Dai, vieni, dimmi dove abiti.”
Lo seguii a malincuore, lasciare quel letto era come lasciare una parte di me. Persino tutti gli interrogativi che mi ero posta fino a due secondi prima sembravano banali ora, di fronte al fatto che Thomas non sarebbe tornato a casa con me, e che avrei rischiato di non vederlo più. Diedi indicazioni sommarie al vecchietto, e quando mi trovai di fronte a casa mia, in procinto di scendere, mi risvegliai dall’apatia che mi aveva preso.
“Mi scusi! Ma io come faccio a sapere quando Thomas si sveglia?!? E dove posso trovare lei?!? Mi deve spiegare ancora un sacco di cose.”
Il vecchietto mi sorrise, aprì il cruscotto e su un pezzo da carta scrisse un indirizzo.
“Sul campanello c’è scritto Alessandro, il mio nome, ma non credo che tu ti possa confondere. Vieni da me appena puoi.”. E se ne andò.
Entrando in casa guardai l’indirizzo: era in un paese vicino, facilmente raggiungibile con la bici. Ma ormai era tardi, i miei erano rientrati ed era escluso che potessi uscire di nuovo. Beh, ci andrò domani dopo la scuola, pensai.
Salii subito in camera, dicendo ai miei che saltavo la cena, e mi fermai solo per prendere un paio di pile nuove dal cassetto della madia. Una volta arrivata in camera mia mi buttai sul letto e cambiai le batterie alla macchina fotografica, che erano uscite nella caduta, e sperai che funzionasse ancora. L’accesi: funzionava. Avevo intenzione di passare tutta la sera a guardare le foto di Thomas, continuando a chiedermi quando l’avrei rivisto, quando l’ultima foto mi distrasse da questi pensieri tristi. Era l’unica foto che Thomas mi avesse fatto, quella dopo la quale era stato male, io avevo avuto una strana sensazione ed era arrivato il vecchietto.
Dietro il mio viso confuso, colto nell’attimo in cui mi stavo girando, spiccavano due figure strane, dal volto arancione, dai capelli azzurri e dai grandi, enormi occhi viola.

4 commenti:

  1. Ho letto del tuo talento riscoperto! Ma la "parte impossibile t.A.T.u" la fai in falsetto o in voce piena? Io non riesco a farla in voce piena, ho un timbro basso T.T

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  2. Mi sembra di farla normalmente XD sì beh ho la voce da soprano XD XD XD ognuno è diverso u.u

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  3. Non si sa mai LOL
    Comunque bella la storia :-O

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  4. Riesci a cantare le T.A.T.U e Leona Lewis?!?!?!?!?!?!?!?!??!?!?!! Oddio... Io saprò fare tanto cose, ma cantare proprio no! Anche se mi piacerebbe un casino saperlo fare, ma... a ognuno il suo!
    ciao ciao!! xD

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