Cooomunque, in ferie mi sono divertita moltissimo u.u L'albergo faceva schifo .-. però ero con i miei amici e il moroso, a due passi dal mare... Mi sono divertita tantissimo =)
Vi lascio con il nuovo capitolo della Gemma Blu, mi scoccia fare un resoconto dettagliato (e il dolore non lo permetterebbe -.-")
Buona lettura! =D
Capitolo ventisette
Come avevo sospettato la scuola
mi buttò subito a terra. La cosa più fastidiosa era che Lucia mi assillava per
sapere cos’avevamo fatto io e Thomas dopo la festa, ed io non avevo nessuna
intenzione di tradire il nostro segreto. Non so quanto fosse convinta della mia
smielata sulla bellezza di dormire insieme, ma non ci badai. Mi vergognavo
persino a pensare a ciò che avevamo fatto: non perché fosse brutto ma perché
era una cosa talmente imbarazzante che mi pareva che la gente attorno a me
potesse capire che stavo facendo pensieri impuri. Forse ero un po’ paranoica.
Nel frattempo seppi da Chiara che
la festa aveva contribuito a farle conoscere meglio Roberto.
“Domani sera ci vediamo, non è
fantastico?” mi disse esultante per telefono, mentre facevo una pausa dallo
studio “Io sono convinta che siamo fatti l’uno per l’altra. Abbiamo parlato
molto sai, ed abbiamo in comune gli stessi interessi. Anche lui adora
divertirsi con gli amici.”
“Beh mi fa molto piacere per voi…
Naturalmente mi devi far sapere come andrà la serata. Ora stacco, devo finire
di studiare inglese… Ed è una materia che non sopporto. Ci sentiamo!”
Passai il resto della giornata
sui libri, ma non studiai poi molto. Thomas continuava a mandarmi sms dolci e
passionali, che mi mandavano fuori fase per almeno un quarto d’ora ogni volta
dopo averli ricevuti. Ora capivo come mai Lucia si esaltasse tanto…
Il resto della settimana passò
senza interessanti novità, tranne i resoconti frettolosi e telefonici di Chiara
sulla sua uscita con Roberto. A quanto pare i due andavano molto d’accordo.
Erano andati a bere una cioccolata calda in un bar abbastanza rinomato, e
Chiara si era trovata molto bene. Sabato non potei uscire con lei e Lucia
perché dovevo andare dal mio ragazzo, quindi il racconto dettagliato me
l’avrebbe fatto in seguito. Era tutta la settimana che non vedevo Thomas ed ero
stranamente agitata.
Arrivai a casa sua verso le
quattro. Prima ancora che suonassi il campanello vidi la porta spalancarsi e
Thomas venirmi incontro: stava osservando dalla finestra per vedere quando
sarei arrivata. Mi abbracciò come la prima volta dopo il suo risveglio dal
coma: intenso, caloroso, disperato. Il suo bisogno di me era pari solo al mio
bisogno di lui, e ricambiai l’abbraccio. Il baciò che seguì fu ancora più
forte, bollente; una luce scintillante d’amore nel momento della sua maggiore
intensità.
“Ehi… Vedo che ti sono mancata
eh?” chiesi sottovoce, i nostri nasi che si toccavano. L’aria di dicembre era
fredda attorno a noi, ma dentro di me ribolliva il fuoco.
“Non sai quanto cuciòlina mia.”
Purtroppo la prima parte della
giornata fu dedicata all’addestramento. Ormai ero diventata abbastanza esperta
nell’uso della pila-portachiavi, quello che mi mancava però era la capacità di
reazione all’imprevisto. Così Thomas cercava di cogliermi di sorpresa.
Finalmente, parecchi infarti
sfiorati dopo, finimmo l’esercitazione. Mi buttai pesantemente sul letto del
mio amore mentre lui sistemava qualcosa sulla scrivania, per poi raggiungermi e
donarmi la mia dose settimanale di coccole. Per la serata aveva noleggiato un
film, fantasy perché lo sapeva il mio genere preferito, e di lì a breve avremmo
ordinato le pizze. Si prospettava una serata magnifica.
Appena arrivarono le pizze – io
avevo ordinato una semplice margherita, per evitare che mi rimanesse sullo
stomaco – Alessandro ci comunicò che sarebbe uscito di casa.
“E dove vai?” gli chiese Thomas.
“Cerca di fare meno domande
ragazzo. Vado dove mi pare.”
Fu con un brivido lungo la
schiena che mi resi conto che eravamo di nuovo solo in casa, come il sabato
precedente. Lo stomaco mi si chiuse perché le farfalle al suo interno
iniziarono ad agitarsi. Mangiai solo metà pizza, sforzandomi.
Poi venne il turno del film. Mi
sistemai fra le braccia del mio amore, sul divano in soggiorno. Sentivo una
strana elettricità pervadermi, elettricità che mi rendeva irrequieta. Avvertii
una certa tensione anche in Thomas.
Durammo solo quindici minuti
dall’inizio del film. La nostra voglia di noi prese il sopravvento e ad un
certo punto il mio ragazzo non ce la fece più: mi prese in braccio e mi portò
di sopra. Non ci furono bisogno di parole, né tantomeno il mio cervello sarebbe
riuscito a metterne in fila due di senso compiuto. La magia della prima volta
si ripeté ancora. Quando, alla fine dell’espressione del nostro amore fisico,
alzai lo sguardo, vidi il suo viso a pochi centimetri dal mio.
“Ti amo” mi sussurrò.
“Ti amo anch’io” gli risposi.
“Ma c’è di più.”
“Di più?”
“Di più. Tu sei la mia droga, il
mio sole, l’aria che respiro, quel pizzico di vivacità in più… Sei la mia linfa
vitale.”
I miei occhi si riempirono di
lacrime. “Lo sai vero?” gli dissi “Che tutto questo vale anche per me nei tuoi
confronti?”.
“Lo so. E’ per questo che ti amo
da impazzire”.
Mi dispiace per il tuo dente!! Anche mia sorella è deformata dal dolore per la nascita di un dente del giudizio! ç.ç
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