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venerdì 3 agosto 2012

Capitolo venticinque e saluti pubblici u.u

Salve a tutti! =D
Innanzitutto voglio salutare... LavandaRose! XD che ho scoperto seguirmi anche qui XD
Purtroppo mi spiace di non aver scritto nulla d'intelligente ultimamente... Magari più tardi posterò ancora qualcosa, però...
Ora godetevi il capitolo! =D


Capitolo venticinque

C’erano un casino di cose da fare e pochissimo tempo per farle. Chiara aveva chiamato Debora e si stavano organizzando per le decorazioni e per la torta che, dato che era il mio regalo, doveva essere approvata da me. Io ero andata da Thomas il giorno dopo la conversazione al bar con le mie amiche ed ero riuscita a far approvare il piano della festa ad Alessandro.
“E’ da un bel po’ che non vedo mio nipote circondato dalla gente a distrarsi. E’ ossessionato dai Predatori… E da te ovviamente. Una festa gli farà bene, ma non mi distruggete la casa eh!” mi fece l’occhiolino “Domani porta Thomas da qualche parte mentre viene la tua amica ok? Non vorrai rovinargli la sorpresa!”.
Così il giorno dopo portai Thomas al centro commerciale con la scusa di cercargli un regalo. Gli feci girare inutilmente tre negozi mentre lui continuava a ripetermi che, se volevo proprio insistere e fargli un regalo, doveva venire da me. Alla fine mi arresi e ci prendemmo un trancio di pizza sedendoci ad un tavolino, passando il resto del pomeriggio a chiacchierare allegramente. Verso le sei Chiara mi mandò un messaggio: via libera. Siccome finiva il turno alle cinque non aveva potuto passare prima dal nonno di Thomas; d’altra parte sarebbe stato sospetto se avessi rapito Thomas solo dalle quattro e mezza in poi. E poi Alessandro ci aveva accompagnato e ci sarebbe venuto a prendere a momenti, quindi dettava lui gli orari. I giorni si erano terribilmente accorciati e la bici era diventata inutilizzabile da tempo, se volevi stare in giro fino a dopo le quattro.
Poco dopo arrivò Alessandro e ci accompagnò a casa.
Chiara aveva già un sacco di idee in testa, dopo cena mi chiamò per elencarmele una ad una: “… E poi dovrò portare lo stereo perché loro non ce l’hanno… Ma come si fa a non avere lo stereo? Vabbè… Domani vado a far compere, te rimettiti in pari con i compiti! A domani!”
Così il giorno dopo lo passai china sui libri mentre le mie amiche si davano da fare per me. Era iniziata la settimana scolastica ed io ero rimasta molto indietro: oltre ai compiti scritti dovevo studiare un sacco per la verifica di inglese dell’indomani.
Come previsto, il giorno dopo ero uno straccio. I compiti in classe mi sfinivano sempre: era come se concentrassi tutte le energie della giornata nel loro svolgimento, e poi rimanevo a secco. Fortunatamente non avevo molto da fare: appena arrivata a casa mi buttai sul letto e mi addormentai. Mi svegliai alle sei ovviamente mezza rintontita. Cercai di riprendermi prima che arrivassero i miei, ma per tutta cena stetti zitta tanto che Alice mi chiese se qualcosa non andava. Ma cavolo! Perché mai devo perforza dire qualsiasi cosa ai miei?!? Sono cavoli miei e cavoli miei restano, anche se ora non ne ho, pensai, ma risposi: “Tutto bene mamma, sono solo stanca”. Fortunatamente non indagò oltre; almeno sapeva accontentarsi.
La sera, dopo una breve telefonata a Lorenzo per accordarmi per il rapimento di Thomas di questo sabato, mi accontentai di fare zapping in tv, cosa che in genere non facevo mai. Detestavo lo zapping, addirittura mi dava fastidio durante le pubblicità. Che mi stava succedendo?
Il venerdì seguente, dopo un’altra noiosissima giornata scolastica passata a convincere Luca a partecipare alla festa a sorpresa, andai con Chia a vedere cosa aveva preparato. Prima fermata in pasticceria a scegliere la torta: enorme, bianca e blu con la crema pasticcera in mezzo ed una foto di me e Thomas al centro, fatta di zucchero. Costava un botto ma per una volta le mie tasche si sarebbero svuotate volentieri: niente era troppo per l’amore della mia vita, e poi mi veniva l’acquolina in bocca solo a guardarla. Cioè, a pensare al ripieno (lo zucchero della foto non mi piaceva per niente, lo scartavo sempre anche da piccola quando i miei compravano le torte decorate in quel modo). Dopo fu la volta degli addobbi: alcuni erano già a casa di Chia, pronti da portare a casa di Alessandro; altri eravamo andate a comprarli al centro insieme a Lucia, che ci era passata a prendere con Andrea. Tutto era pronto e perfetto per essere sistemato.
Così sabato subito dopo scuola rapii Luca (per essere certa che sarebbe venuto) e, dopo un rapido pasto a casa mia, volammo a casa di Thomas. Lui si era visto con Lorenzo subito dopo la scuola, ignaro di tutto. Nel giro di due minuti arrivarono Chiara, Lucia ed Andrea. Sistemammo tutto in fretta e furia, cioè io mi limitai ad eseguire gli ordini di Chia. Verso le tre del pomeriggio il salotto-sala da pranzo era stato completamente svuotato dai mobili ad eccezione del tavolo, delle sedie e del divano. Al centro c’era un enorme spiazzo coperto di palloncini; questi erano anche attaccati a gruppi di tre o quattro ad ogni angolo disponibile. Ghirlande di cartapesta pendevano dal soffitto e dietro al tavolo era appeso uno striscione recitante “Buon compleanno!”. Al centro del tavolo erano ammucchiati sacchetti di coriandoli da lanciare addosso a Thomas, una volta che fosse arrivato. Per il resto, il tavolo color nocciola era ricoperto da vassoi interi di salatini e patatine varie. Appena Chia finì di attaccare il suo stereo alla presa, infondo al salotto, Alessandro tornò dalla pasticceria con la torta che avevamo ordinato ieri e la mise subito nel frigorifero.
Visto che i preparativi erano terminati andai in camera a cambiarmi, aiutata da Lucia. Per l’occasione avevo preso un vestito azzurro e nero, non troppo elegante, ma molto bello, che arrivava poco sotto le ginocchia. Mi misi matita, mascara ed un leggero ombretto che evidenziava i miei occhi blu, poi scesi a farmi ammirare da Chiara e Luca.
Verso le tre e mezza cominciarono ad arrivare gli invitati: oltre a Debora, Erica e Roberto (Lorenzo era ancora in giro con Thomas) che già conoscevo, c’erano altre sei persone. Divenni tutta rossa mentre si presentavano: Michele e Laura, due suoi amici d’infanzia, Giovanni e Alberto, conosciuti alle medie, e Stefano e sua sorella Licia, odierni compagni di classe. Feci un rapido calcolo: eravamo quattordici ragazzi, sedici una volta arrivati Lorenzo e Thomas, più Alessandro. Troppa gente, ero sotto pressione.
Fortunatamente alle quattro arrivò il festeggiato. Ogni invitato aveva preso una manciata di coriandoli, e si era messo in attesa dietro la porta d’ingresso. Thomas fu letteralmente travolto dai pezzettini di carta colorata, tanto che ne sputò alcuni, poi disse: “Ma che succede?”
“Tanti auguri!” risposero tutti in coro.
“Auguri amore” sussurrai, avvicinandomi.
“E’ un’idea tua?” mi chiese, scrollandosi i vestiti.
“Certo. Dovevo fare qualcosa per il tuo compleanno no? Spostiamoci in salotto dai.”
Una volta arrivati in salotto probabilmente il mio amore si accorse del mio look, perché mi strinse e mi sussurrò all’orecchio: “Ma lo sai che sei bellissima?”
“Solo per te” risposi.
Dopo una mezz’oretta di ballo, salatini e patatine la voce di Alessandro risuonò sopra la musica: “Arriva la torta!”. Andrai ad aiutare Alessandro con il mio regalo. Una volta appoggiata la torta sul tavolo alzai gli occhi per vedere la reazione del mio ragazzo: era ammutolito di fronte alla nostra foto.
“E’… Bellissima…” disse infine.
“E allora sotto!” disse Chiara “Ho una fame!”
“Maddai, dopo tutti i salatini?”
“Ma ora ci vuole il dolce, non il salato!”
Thomas tagliò le fette e le passò a tutti. Alessandro mangiò in fretta la sua e poi si dileguò con un occhiolino: “Taglio la corda ora che la festa si sta scaldando.”.
Per tutto il pomeriggio e la sera la festa continuò. Lucia aveva organizzato una caccia al tesoro in giardino, dividendo gli invitati a squadre: vinse un bel pacchetto di caramelle gommose la squadra fucsia. Dopo ci fu una sorta di momento morto in cui gli invitati si sedettero sul divano e sulle sedie a parlare fra di loro; Thomas girava da un gruppetto all’altro.
“Allora, hai puntato qualcuno?” chiesi a Luca, sedendomi accanto a lui sul divano.
“Mmh beh, Licia non è male… Ma non so come avvicinarla, non m’ha considerato molto…”
“Prova a diventare amico di suo fratello, scambiatevi i numeri, cose così… In modo che fra un po’ tu possa iniziare a frequentare casa loro.”
“E’ un’idea, vado!”
Al suo posto si sedette Chiara: “Sono distrutta! Organizzare una festa è faticoso, non pensavo. TI diverti?”
Prima che potessi rispondere arrivò Thomas a rapirmi. Girammo fra i vari invitati finché, verso le otto, si riprese a ballare. Chiara aveva un buon orecchio per la musica, sapeva sempre quale mettere per non far smorzare l’entusiasmo e coinvolgere tutti.
La festa finì verso le undici di sera quando tutti gli invitati se ne andarono. Dopo che anche Chiara, Lucia, Andrea e Luca se ne furono andati rimasi da sola con Thomas.
“Allora, tutto qui il tuo regalo?” mi chiese, con un sorriso ironico sulle labbra.
“Perché, vuoi qualcosa in più?”
“Mmh… Direi che non mi sono gustato la ciliegina sulla torta…” disse stringendomi più forte e arretrando verso le scale.
“Hihihi… Che furbetto… Ma questo è un regalo anche per me…”
“Vediamo chi se lo gusta di più…”. Cercò la maniglia della camera dietro di sé e l’aprì.
In un secondo ci ritrovammo sul letto, presi dalla passione. Senza rendermene conto mi ritrovai senza vestiti, e pure Thomas.
Passai la notte più bella della mia vita. Dopo aver fatto l’amore ci addormentammo teneramente una accanto all’altro, stringendoci forte. Era stato così, naturale, così istintivo… Un misto di emozioni nuove, forti e sorprendenti. Ovviamente avevamo usato le dovute precauzioni: quindi potei gustarmi il momento senza neanche un filo di preoccupazione, ed assaporarmelo appieno. Esistevamo solo noi e i nostri corpi finalmente uniti, come le nostre anime. Non c’erano parole: solo gesti e contatto.
Mi addormentai così felice, dopo una giornata stupenda, con la certezza che niente ormai poteva andare male; niente ci avrebbe separato e i brutti momenti vissuti in passato erano solo brutti momenti passati, che non avevano più importanza.

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