Innanzitutto voglio salutare... LavandaRose! XD che ho scoperto seguirmi anche qui XD
Purtroppo mi spiace di non aver scritto nulla d'intelligente ultimamente... Magari più tardi posterò ancora qualcosa, però...
Ora godetevi il capitolo! =D
Capitolo venticinque
C’erano un casino di cose da fare
e pochissimo tempo per farle. Chiara aveva chiamato Debora e si stavano
organizzando per le decorazioni e per la torta che, dato che era il mio regalo,
doveva essere approvata da me. Io ero andata da Thomas il giorno dopo la
conversazione al bar con le mie amiche ed ero riuscita a far approvare il piano
della festa ad Alessandro.
“E’ da un bel po’ che non vedo
mio nipote circondato dalla gente a distrarsi. E’ ossessionato dai Predatori… E
da te ovviamente. Una festa gli farà bene, ma non mi distruggete la casa eh!”
mi fece l’occhiolino “Domani porta Thomas da qualche parte mentre viene la tua
amica ok? Non vorrai rovinargli la sorpresa!”.
Così il giorno dopo portai Thomas
al centro commerciale con la scusa di cercargli un regalo. Gli feci girare
inutilmente tre negozi mentre lui continuava a ripetermi che, se volevo proprio
insistere e fargli un regalo, doveva venire da me. Alla fine mi arresi e ci
prendemmo un trancio di pizza sedendoci ad un tavolino, passando il resto del
pomeriggio a chiacchierare allegramente. Verso le sei Chiara mi mandò un
messaggio: via libera. Siccome finiva
il turno alle cinque non aveva potuto passare prima dal nonno di Thomas;
d’altra parte sarebbe stato sospetto se avessi rapito Thomas solo dalle quattro
e mezza in poi. E poi Alessandro ci aveva accompagnato e ci sarebbe venuto a
prendere a momenti, quindi dettava lui gli orari. I giorni si erano
terribilmente accorciati e la bici era diventata inutilizzabile da tempo, se
volevi stare in giro fino a dopo le quattro.
Poco dopo arrivò Alessandro e ci
accompagnò a casa.
Chiara aveva già un sacco di idee
in testa, dopo cena mi chiamò per elencarmele una ad una: “… E poi dovrò
portare lo stereo perché loro non ce l’hanno… Ma come si fa a non avere lo
stereo? Vabbè… Domani vado a far compere, te rimettiti in pari con i compiti! A
domani!”
Così il giorno dopo lo passai
china sui libri mentre le mie amiche si davano da fare per me. Era iniziata la
settimana scolastica ed io ero rimasta molto indietro: oltre ai compiti scritti
dovevo studiare un sacco per la verifica di inglese dell’indomani.
Come previsto, il giorno dopo ero
uno straccio. I compiti in classe mi sfinivano sempre: era come se concentrassi
tutte le energie della giornata nel loro svolgimento, e poi rimanevo a secco.
Fortunatamente non avevo molto da fare: appena arrivata a casa mi buttai sul
letto e mi addormentai. Mi svegliai alle sei ovviamente mezza rintontita.
Cercai di riprendermi prima che arrivassero i miei, ma per tutta cena stetti
zitta tanto che Alice mi chiese se qualcosa non andava. Ma cavolo! Perché mai devo perforza dire qualsiasi cosa ai miei?!? Sono
cavoli miei e cavoli miei restano, anche se ora non ne ho, pensai, ma
risposi: “Tutto bene mamma, sono solo stanca”. Fortunatamente non indagò oltre;
almeno sapeva accontentarsi.
La sera, dopo una breve
telefonata a Lorenzo per accordarmi per il rapimento di Thomas di questo
sabato, mi accontentai di fare zapping in tv, cosa che in genere non facevo
mai. Detestavo lo zapping, addirittura mi dava fastidio durante le pubblicità.
Che mi stava succedendo?
Il venerdì seguente, dopo
un’altra noiosissima giornata scolastica passata a convincere Luca a partecipare
alla festa a sorpresa, andai con Chia a vedere cosa aveva preparato. Prima
fermata in pasticceria a scegliere la torta: enorme, bianca e blu con la crema
pasticcera in mezzo ed una foto di me e Thomas al centro, fatta di zucchero.
Costava un botto ma per una volta le mie tasche si sarebbero svuotate
volentieri: niente era troppo per l’amore della mia vita, e poi mi veniva
l’acquolina in bocca solo a guardarla. Cioè, a pensare al ripieno (lo zucchero
della foto non mi piaceva per niente, lo scartavo sempre anche da piccola
quando i miei compravano le torte decorate in quel modo). Dopo fu la volta
degli addobbi: alcuni erano già a casa di Chia, pronti da portare a casa di
Alessandro; altri eravamo andate a comprarli al centro insieme a Lucia, che ci
era passata a prendere con Andrea. Tutto era pronto e perfetto per essere
sistemato.
Così sabato subito dopo scuola
rapii Luca (per essere certa che sarebbe venuto) e, dopo un rapido pasto a casa
mia, volammo a casa di Thomas. Lui si era visto con Lorenzo subito dopo la
scuola, ignaro di tutto. Nel giro di due minuti arrivarono Chiara, Lucia ed
Andrea. Sistemammo tutto in fretta e furia, cioè io mi limitai ad eseguire gli
ordini di Chia. Verso le tre del pomeriggio il salotto-sala da pranzo era stato
completamente svuotato dai mobili ad eccezione del tavolo, delle sedie e del divano.
Al centro c’era un enorme spiazzo coperto di palloncini; questi erano anche
attaccati a gruppi di tre o quattro ad ogni angolo disponibile. Ghirlande di
cartapesta pendevano dal soffitto e dietro al tavolo era appeso uno striscione
recitante “Buon compleanno!”. Al centro del tavolo erano ammucchiati sacchetti
di coriandoli da lanciare addosso a Thomas, una volta che fosse arrivato. Per
il resto, il tavolo color nocciola era ricoperto da vassoi interi di salatini e
patatine varie. Appena Chia finì di attaccare il suo stereo alla presa, infondo
al salotto, Alessandro tornò dalla pasticceria con la torta che avevamo ordinato
ieri e la mise subito nel frigorifero.
Visto che i preparativi erano
terminati andai in camera a cambiarmi, aiutata da Lucia. Per l’occasione avevo
preso un vestito azzurro e nero, non troppo elegante, ma molto bello, che
arrivava poco sotto le ginocchia. Mi misi matita, mascara ed un leggero
ombretto che evidenziava i miei occhi blu, poi scesi a farmi ammirare da Chiara
e Luca.
Verso le tre e mezza cominciarono
ad arrivare gli invitati: oltre a Debora, Erica e Roberto (Lorenzo era ancora
in giro con Thomas) che già conoscevo, c’erano altre sei persone. Divenni tutta
rossa mentre si presentavano: Michele e Laura, due suoi amici d’infanzia,
Giovanni e Alberto, conosciuti alle medie, e Stefano e sua sorella Licia,
odierni compagni di classe. Feci un rapido calcolo: eravamo quattordici
ragazzi, sedici una volta arrivati Lorenzo e Thomas, più Alessandro. Troppa
gente, ero sotto pressione.
Fortunatamente alle quattro
arrivò il festeggiato. Ogni invitato aveva preso una manciata di coriandoli, e
si era messo in attesa dietro la porta d’ingresso. Thomas fu letteralmente
travolto dai pezzettini di carta colorata, tanto che ne sputò alcuni, poi disse:
“Ma che succede?”
“Tanti auguri!” risposero tutti
in coro.
“Auguri amore” sussurrai,
avvicinandomi.
“E’ un’idea tua?” mi chiese,
scrollandosi i vestiti.
“Certo. Dovevo fare qualcosa per
il tuo compleanno no? Spostiamoci in salotto dai.”
Una volta arrivati in salotto
probabilmente il mio amore si accorse del mio look, perché mi strinse e mi
sussurrò all’orecchio: “Ma lo sai che sei bellissima?”
“Solo per te” risposi.
Dopo una mezz’oretta di ballo,
salatini e patatine la voce di Alessandro risuonò sopra la musica: “Arriva la
torta!”. Andrai ad aiutare Alessandro con il mio regalo. Una volta appoggiata
la torta sul tavolo alzai gli occhi per vedere la reazione del mio ragazzo: era
ammutolito di fronte alla nostra foto.
“E’… Bellissima…” disse infine.
“E allora sotto!” disse Chiara
“Ho una fame!”
“Maddai, dopo tutti i salatini?”
“Ma ora ci vuole il dolce, non il
salato!”
Thomas tagliò le fette e le passò
a tutti. Alessandro mangiò in fretta la sua e poi si dileguò con un occhiolino:
“Taglio la corda ora che la festa si sta scaldando.”.
Per tutto il pomeriggio e la sera
la festa continuò. Lucia aveva organizzato una caccia al tesoro in giardino,
dividendo gli invitati a squadre: vinse un bel pacchetto di caramelle gommose
la squadra fucsia. Dopo ci fu una sorta di momento morto in cui gli invitati si
sedettero sul divano e sulle sedie a parlare fra di loro; Thomas girava da un
gruppetto all’altro.
“Allora, hai puntato qualcuno?”
chiesi a Luca, sedendomi accanto a lui sul divano.
“Mmh beh, Licia non è male… Ma
non so come avvicinarla, non m’ha considerato molto…”
“Prova a diventare amico di suo
fratello, scambiatevi i numeri, cose così… In modo che fra un po’ tu possa
iniziare a frequentare casa loro.”
“E’ un’idea, vado!”
Al suo posto si sedette Chiara:
“Sono distrutta! Organizzare una festa è faticoso, non pensavo. TI diverti?”
Prima che potessi rispondere
arrivò Thomas a rapirmi. Girammo fra i vari invitati finché, verso le otto, si
riprese a ballare. Chiara aveva un buon orecchio per la musica, sapeva sempre quale
mettere per non far smorzare l’entusiasmo e coinvolgere tutti.
La festa finì verso le undici di
sera quando tutti gli invitati se ne andarono. Dopo che anche Chiara, Lucia,
Andrea e Luca se ne furono andati rimasi da sola con Thomas.
“Allora, tutto qui il tuo
regalo?” mi chiese, con un sorriso ironico sulle labbra.
“Perché, vuoi qualcosa in più?”
“Mmh… Direi che non mi sono
gustato la ciliegina sulla torta…” disse stringendomi più forte e arretrando
verso le scale.
“Hihihi… Che furbetto… Ma questo
è un regalo anche per me…”
“Vediamo chi se lo gusta di più…”.
Cercò la maniglia della camera dietro di sé e l’aprì.
In un secondo ci ritrovammo sul
letto, presi dalla passione. Senza rendermene conto mi ritrovai senza vestiti,
e pure Thomas.
Passai la notte più bella della
mia vita. Dopo aver fatto l’amore ci addormentammo teneramente una accanto
all’altro, stringendoci forte. Era stato così, naturale, così istintivo… Un
misto di emozioni nuove, forti e sorprendenti. Ovviamente avevamo usato le
dovute precauzioni: quindi potei gustarmi il momento senza neanche un filo di
preoccupazione, ed assaporarmelo appieno. Esistevamo solo noi e i nostri corpi
finalmente uniti, come le nostre anime. Non c’erano parole: solo gesti e
contatto.
Mi addormentai così felice, dopo
una giornata stupenda, con la certezza che niente ormai poteva andare male;
niente ci avrebbe separato e i brutti momenti vissuti in passato erano solo
brutti momenti passati, che non avevano più importanza.
Nessun commento:
Posta un commento