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venerdì 20 maggio 2011

Perdita

Non dovevo lasciarlo andare.
Anzi, dovevano dirmelo prima. Non l'avrei mai lasciato andare.
Riccardo doveva essere qui con me. Adesso che la stanno portando a morire.
E' un duro colpo. C'era da aspettarselo: ce l'avevano detto che non sarebbe arrivata all'estate, ed era peggiorata ormai, dobbiamo andare via domani.
Sono anni che non vedo il mare, ma come potrò apprezzarlo così?
Lei c'era fin da prima di me. Ventitrè anni. Ricordo com'era arrabbiata i primi anni, le avevo rubato la stanza. Ho imparato ad accarezzarla per gradi, prima solo mentre mangiava, poi mentre dormiva sul divano, e infine mi saliva in pancia anche a me. Tetava come faceva con la mamma, un'abitudine che i gatti non scordano mai.
E ora non ci sarà più.
Pensavo che la distanza accumulata in questi anni fosse stata sufficente a smorzare il colpo. Io che sto di sopra tutto il giorno, lei che è stata trasferita dal salotto alla camera dei miei con l'arrivo del nuovo divano.
Non è così. Brucia come il sole nella mia gola.
Non è così. Fa male.

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